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The Wedding Party – La recensione.

Di laura.c

Tre giovani donne “tipo”: bellissime, alla moda, dotate di un’ironia perfida e all’occorrenza perfino intelligenti. Quale può essere il loro incubo peggiore? Ovviamente il matrimonio: non il proprio, bensì quello della compagna grassoccia del liceo, che le ha battute di varie lunghezze accaparrandosi un ottimo partito e per di più di bella presenza. Questo il canovaccio di The Wedding Party, commedia in teoria brillante tratta da una pièce teatrale della stessa regista, Leslye Headland, che mescola diversi temi e diversi stili, nel tentativo assai difficile di far “sposare”, appunto, il trash al sofisticato, il vomito post-sbronza a dissertazioni politologiche sul trattato di Potsdam (non stiamo scherzando: ci sono veramente).

Il film, insomma, non intende arrivare agli estremi che circa un anno fa hanno fatto la fortuna di un titolo come Le amiche della sposa, e abbracciando in primo luogo il punto di vista femminile, non è facilmente paragonabile nemmeno al fortunato Una notte da leoni. Se fosse un connubio possibile, lo si potrebbe definire demenziale e radical snob, ma essendo diviso tra queste anime difficilmente conciliabili, il suo destino sembra quello di rimanere una commedia per certi versi originale, per altri più che abusata, per altri ancora terribilmente inconcludente. E la dimostrazione del maldestro collage, sta nella difficoltà che  The Wedding Party incontra nel contestualizzare i suoi personaggi: abbiamo queste tre damigelle invidiose, pensate per essere un perfetto modello di immaturità, che si comportano come liceali beote e di cui fondamentalmente si scoprirà poco altro nel film, se non che sono infantili e infelici.

Nessun background familiare, sociale o perfino amoroso (al di là delle love story al college, naturalmente), nessun accenno al percorso che le ha portate dalle scuole superiori all’età adulta, come se ci fosse un completo buco tra il diploma e la notte prima del matrimonio della loro amica. E nemmeno si può pensare che siano un esempio del vuoto che circonda (o, paradossalmente, riempie) le “adolescenti cresciute” di oggi, dato che la regista non concede abbastanza spazio a queste sottotrame, preferendo soffermarsi su quelle gag comiche a sottofondo volgare senza di cui sembra non si possa più fare un film americano a tema nuziale.

 

 

Il lato più serio della storia, quello che potrebbe renderla un po’ diversa rispetto ad altri titoli del genere, rimane perciò appena accennato, “sprecando” le sue protagoniste che non diventano archetipi di niente, se non di un nulla esistenziale lasciato solo alla nostra (benevola) interpretazione. In fin dei conti un ibrido poco riuscito, che rischia di deludere sia chi si aspetta una commedia prettamente goliardica, sia chi preferirebbe uno sguardo divertente ma introspettivo, magari perfino con qualche punta di autorialità. Decisamente sconsigliato a chi ne ha abbastanza di personaggi femminili esteticamente perfetti ma pieni di frustrazioni irrisolte, e con buona pace di tutte le donne belle e sfacciate che in altri tempi hanno costituito una bandiera del postmodernismo.

The Wedding Party uscirà domani, 18 ottobre, nelle sale italiane, distribuito da Lucky Red. Nel cast, la sposa grassoccia Rebel Wilson e le tre damigelle sciroccate Kirsten DunstIsla Fisher e Lizzy Caplan.

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