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Hotel Transylvania – La nostra intervista al regista Genndy Tartakovsky

Di Valentina Torlaschi

Hotel Transylvania Comic Con 2012

Tra poco meno di un mese Hotel Transylvania, il nuovo film d’animazione prodotto dalla Sony Pictures Animation, farà il suo ingresso nelle sale italiane. Una storia alquanto bizzarra che racconta di un resort a 5 stelle gestito da Dracula in persona dove i mostri vanno in vacanza… La pellicola è diretta da Genndy Tartakovsky, nome noto per essere il padre di cartoon di tutto rispetto quali Samurai Jack e Il laboratorio di Dexter.

Il regista Tartakovsky è stato ospite in questi giorni alla VIEW 2012 di Torino, la più importante conferenza italiana sulla computer grafica, giunta quest’anno alla 13ª edizione. Presentando in anteprima alcune clip del proprio lungometraggio (la più divertente è stata quella in cui si vedeva Dracula-padre dolcissimo alle prese con la piccola Mavis mentre le insegna a volare),  Genndy Tartakovsky (che vi ricordiamo ha vinto ben tre per il suo lavoro in TV; nel 2007 ha ricevuto un premio Winsor McCay, durante gli Annie Award e Variety l’ha definito tra i 50 nomi da tenere d’cchio nell’industria dello spettacolo) ci ha parlato della sua esperienza in questo debutto alla regia cinematografica.

Ecco la nostra intervista!

Hotel Transylvania rappresenta il suo primo lungometraggio d’animazione per il cinema. Progetto in cui è entrato in una fase già inoltrata. Com’è andata?

È stato tutto molto interessante, ma ci sono state anche delle cose inaspettate. Rispetto a quanto mi immaginassi, ho incontrato più sfide, più difficoltà. Il progetto di questo cartoon circolava ormai da diverso tempo: quando io sono entrato nella produzione, erano almeno già 2-3 anni che ci si stava lavorando e quindi c’era una squadra di persone che si era già costruita una propria idea. Però queste idee di fatto non funzionavano o quantomeno non portavano alla pellicola d’animazione che io avevo in mente. Insomma, all’inizio quando io volevo portare le mie idee non era facile: si era creata un’inevitabile frizione tra le varie teste artistiche del progetto. E per me questa è stata una situazione inusuale.
Diciamo allora che la parte più complicata del film on è stata certo quella tecnica quanto piuttosto quella mentale, psicologica. Specialmente per me che ho quasi sempre lavorato sulle mie creazioni e quindi ho sempre avuto il pieno potere decisionale. Lì, per Hotel Transylvania, c’erano molte voci a cui dar retta: gli Studios, gli artisti e anche Adam Sandler (il principale doppiatore che dà voce al personaggio di Dracula) che aveva una grossa voce in capitolo. Io dovevo riuscire a rendere tutti felici: è stata questa la più grande sfida. Ho scoperto che nel cinema il ruolo del regista è ascoltare tutti e cercare di tirare le conclusioni per non scontentare troppo nessuno.

Quali sono state le principali differenze nel lavorare per la Tv e per il cinema?

Certo la narrazione è diversa, ma avevo già fatto dei prodotti lunghi per la tv quindi quell’aspetto l’avevo esplorato e capito. La differenza più grande è stata la “pressione”: con la televisione si lavora su una struttura a episodi e se qualcosa non funziona all’inizio puoi aggiustare il tiro nelle puntate successive. E poi molto funziona sul passaparola e su tempi più lunghi. Il cinema invece non ti concede una seconda chance: se il film non va bene quando esce, spesso nel primo weekend, è poi difficile che ti sia data un’altra possibilità per essere apprezzato. Ecco perché la sera prima che Hotel Transylvania uscisse nelle sale americane ero nervosissimo. È una mentalità differente.

Hotel Transylvania Screencap dal film 18

In che cosa questo film può essere definito “tartakovskiano”?

Sicuramente la mia originalità si vede nel tipo di animazione. Un’animazione ricca di energia e movimento. E anche se i dialoghi non mancano, è lo stile visivo quello che rende riconoscibile, unico il mio cinema.

Il film porta in scena dei personaggi classici della letteratura. Anche in questo confronto iconico ha sentito una certa pressione?

No, in questo caso no. Sono personaggi che sono stati rappresentati così tante volte nella tv e nel cinema, ne abbiamo viste così tante e diverse versioni, che non avevo paura di tradirne l’anima. Quando ho fatto Star Wars: Clone Wars, lì sì che ho sentito una bella pressione a confrontarmi con l’immenso universo (e i fan) di George Lucas.


Per Hotel Transylvania quali sono state le principali ispirazioni?

Ce ne sono state tante, tutte ispirate alle atmosfere di tanti vecchi personaggi e film come Abbott e Costello, Frankenstein Junior e Amore al primo morso.

Per la Tv lei ha fatto tanti lavori per un pubblico di ragazzi, ora con Hotel Transylvania si è prefissato un target particolare?

È un film per tutti, dai bambini agli adulti. Ma non è che l’abbiamo costruito apposta per bambini: anche perché io non penso di sapere esattamente cosa faccia ridere i bambini, non lo so. Abbiamo naturalmente rispettato alcuni canoni di target (quindi non ci sono scene di sesso o linguaggio sboccato), però io vedo che io rido alle stesse cose di mio figlio, quindi l’obiettivo è di far ridere in modo sincero te stesso e sperare che anche gli altri ridano per le stesse cose. Pensare a tavolino una battuta che faccia ridere un bambino di 8 anni diventa uno sterile indovinello. E poi si vedrà che non sei sincero.

Nella sua infanzia quale era il suo mostro preferito?

Quando ero bambino mi piaceva molto Frankenstein, ero affascinato dal suo essere incompreso mentre Dracula, ad esempio, lo vediamo subito con il suo potere. La storia di Frankenstein mi è sempre sembrata più interessante.

E se un giorno potesse trasformarsi in un essere mostruoso cosa diventerebbe?

[ride] Un lupo mannaro! Mi piacerebbe andarmene in giro per i boschi a cacciare…

Sta lavorando al progetto di un cartoon su Braccio di Ferro: cosa l’affascina di questo personaggio?

Io sono cresciuto guardando i cartoni di Braccio di Ferro e adoravo l’uso dell’animazione in quelle serie. Sì, forse è un personaggio un po’ datato, un po’ old-fashion però si può dire che lui è stato il primo supereroe ed è questa l’angolazione da cui lo voglio raccontare. Sarà un film dove ci sarà una comicità molto fisica, molto di più rispetto a Hotel Transylvania, ci sarà l’80% di umorismo fisico in più. E questo lo renderà un film completamente diverso.

I dialoghi e la parola la interessino meno ora?

Nel mio passato in tv, penso soprattutto a Dexter, mi era piaciuto molto lavorare sui dialoghi però per Hotel Transylvania funziona diversamente: abbiamo fatto dei test screen su dei bambini e finché la gente parlava i bambini non ridevano poi se invece succedeva qualcosa di divertente nel movimento, ridevano. Quindi io trovo che l’umorismo espresso fisicamente sia molto più potente. Spesso capita che nell’animazione molti sceneggiatori vengano non dall’animazione e quindi gli viene più spontaneo scrivere dialoghi che non scene di umorismo fisico, che sono tipiche dell’animazione.

Come si riesce rimanere tecnologicamente aggiornati e al tempo stesso attaccati alla magia dell’animazione?

Per me la tecnologia non è poi così importante. Non mi interessa nulla dell’ultimo programma in circolazione che riesce a rendere perfettamente il getto d’acqua. Non è questa la magia dell’animazione; per me l’importante è la caratterizzazione dei personaggi che vivono in un loro mondo. Sono convinto che la tecnologia può arrivare solo fino a un certo punto. Per esempio Star Wars era sì tecnologicamente avanti, ma la sua forza era nei personaggi e nel suo universo. È per quello che ha avuto quell’enorme successo ed è riuscito a creare un mito.

Hotel Transylvania foto dal film 1

Le favole di solito esorcizzarono le paure dei bambini. In questo caso viene però esorcizzata anche la paura degli adulti: il timore dei genitori di veder crescere i loro figli…

Sì, è verissimo. E poi questa mi sembrava un’idea molto contemporanea perché i genitori moderni, io compreso, siamo molto apprensivi coi nostri figli. C’è questo termine che si usa e che mi sembra perfetto: genitori-elicottero che sorvolano continuamente sulle vite dei loro figli tenendoli d’occhio continuamente. Pensare che quando ero piccolo io uscivo al mattino e tornavo la sera e nessuna sapeva cosa avevo fatto durante il giorno.

Stamattina abbiamo visto in anteprima delle adorabili sequenze del film che funzionavano perfettamente anche senza 3D. Cosa aggiungerà la tridimensionalità alla pellicola?

Sarò onesto: il 3D non è affatto una delle cose che preferisco. All’inizio infatti ero davvero scettico all’idea però è vero che su alcuni aspetti del film dà un valore aggiunto: per esempio funziona molto bene per il personaggio dell’Uomo invisibile con i suoi occhiali che navigano nel vuoto. Oppure rende molto più coinvolgente le scene all’interno del castello quando tutti i personaggi mostruosi sono travolti dal disordine dell’arrivo dell’essere umano e c’è un gran casino…

Hotel Transylvania farà il suo ingresso nelle sale italiane, in 2D e 3D, giovedì 8 novembre 2012. Per rimanere aggiornati su tutte le novità riguardanti il film potete consultare le nostre News dal Blog. Qui invece trovate la pagina facebook italiana del film.

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