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Go On, il commento alla nuova serie con Matthew Perry

Di emanuele.r

Dopo l’insuccesso immeritato di Mr. Sunshine, Matthew Perry ritorna in tv su NBC con una commedia curiosa, dal titolo Go On, creata da Scott Silveri che affronta il percorso nel lutto e mescola risate e commozione. Esperimento riuscito.

Protagonista è  Ryan, conduttore radiofonico che ha subito la perdita dell’amata moglie e che non può tornare al lavoro prima di un periodo di riabilitazione psicologica. Così, finisce nel gruppo della dottoressa Schneider: ma sarà difficile far venire a galla il dolore represso.

Non proprio il plot perfetto per una comedy, quello scritto da Silveri e diretto nel pilot da Todd Holland, eppure Go On riesce a mescolare paradossalmente un meccanismo che ricorda Community coi temi di Enlightenment, dosando molte risate e qualche apertura più emotiva.

Più che approfondire, come nella serie HBO con Laura Dern, il lato intimo del dolore, Go On ne guardo il lato buffo, ispirandosi a un canzone come Always Look on the Bright Side of Life dei Monty Python, simbolo di un certo modo di interpretare la sofferenza: Ryan, nel percorrere le tappe del lutto e della sua elaborazione, mette a disposizione la sua esperienza mediatica per sollevare i morali, se non le psiche, dei suoi compagni di sventura, fino al liberatorio e buffo finale in cui tutti inseguono l’auto di Google Maps vestiti da personaggi fantasy.

Giocato fin dal titolo sul contrasto tra go on (andare avanti) e gone (andato, morto), Go On è una comedy che è piaciuta al pubblico, a differenza della precedente prova di Perry, e che sa giocare con intelligenza le sue carte. Ancora manca qualcosa, soprattutto nello sprint di scrittura e di emotività narrativa, ma le gag divertenti (come la gara a chi sta messo peggio), le frasi azzeccate (dopo essersi preso delle arance addosso, un giocatore di football esclama “E’ un vergognoso spreco di frutta”) e la bravura assoluta di Perry sono presenti all’appello. E promettono molto bene.

Avete visto Go On e cosa ne pensate? Commentate l’articolo e restate con Screenweek per i commenti, le recensioni e gli approfondimenti sulle serie tv.

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