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Ben Affleck spiega come è riuscito a rendere apolitico Argo e perché c’è un villain senza faccia nel film

Di Marlen Vazzoler

Raccontare il rocambolesco piano ideato dallo specialista Tony Mendez per salvare sei americani, che si erano rifugiati presso un ambasciatore canadese, durante la rivoluzione iraniana, facendo finta di girare un film fantascientifico di serie B, senza prendere alcuna posizione politica, non è una cosa facile, ma Ben Affleck è riuscito in questa impresa ‘titanica’ dirigendo il film Argo.
La pellicola è stata mostrata in anteprima al Telluride Film Festival dove ha ottenuto un discreto successo tanto che si è già parlato di una possibile candidatura all’Oscar. Dopo il recente attacco contro l’ambasciata americana, causato dalle proteste per il film su Maometto, Affleck ed Heslow temevano una possibile ripercussione su Argo, nonostante ormai fosse troppo tardi, per poter intervenire. Grent Heslow, produttore del film assieme a George Clooney, ha spiegato:

“Era ormai troppo tardi. Penso che sia qualcosa di cui abbiamo parlato”.

Affleck ha aggiunto che per loro una delle cose più importanti era che il film non venisse politicizzato, nel corso di questi eventi e nella campagna elettorale americana.

“Penso che sia stato importante per noi che il film non fosse politicizzato. Abbiamo avuto diversi grattacapi per cercare di rendere la storia basata sui fatti, sapendo che veniva fuori prima delle elezioni negli Stati Uniti, un periodo in cui molte cose vengono politicizzate. Ovviamente non potevamo prevedere la terribile situazione che c’è ora, ma quando stavamo facendo il film, abbiamo visto un po’ della risonanza della primavera araba e che alcuni paesi erano in tumulto. Naturalmente, volevamo essere prudenti e attenti nel presentare i fatti, e anche nel poter rimanere ben fermi e dire ‘Questo è un esame di questa parte del mondo, e solo perché questa parte del mondo è in fase di lotta’ – o come ho detto, ‘tumulto’ – ‘non significa che ti fermi ad esaminarla, a guardarla e a parlarne’. Penso che sarebbe una cosa negativa”.

Buona parte del successo del film risiede anche sull’ottima sceneggiatura di Chris Terrio, che ha dovuto concentrare la storia in tre semplici atti. Lo sceneggiatore ha spiegato che per poter strutturare lo script ha deciso di seguire un’idea:

“Se [la storia] non fosse rimasta classificata fino al 1997, [come sarebbe stata] se fosse stata realizzata nel 1980 da una persona come Sidney Lumet? Se fosse stato un film molto verboso?”.

Terrio spiega che la storia era tutta incentrata tutta su un artificio, e consisteva nel cercare di riuscire a portare a termine una fuga senza un’azione militare, utilizzando solo la narrazione e la fortuna. Affleck poi ha avuto il compito di realizzare il film, utilizzando il suo senso della regia, del ritmo e dello humour. Parlando di humour, si nota nel film la presenza di una battuta ricorrente, ‘Ar-go fot@#iti’ pronunciata da John Chambers, interpretato da John Goodman. Terrio spiega che questa frase, non è stata una sua invenzione, ma una battuta che Chambers e Tony Mendez erano abituati a dire fra di loro, per rallentare la tensione durante la missione.

“Era una battuta fra loro due. Hanno detto che quando erano avvolti dalla tensione della missione, molto spesso l’hanno attenuata, guardandosi l’un l’altro e dicendo ‘Ar-go fot@#iti’. È stato un regalo storico dall’ormai defunto John Chambers”.

Guardando il cast della pellicola, non si può non notare la presenza di diversi attori del film Red State di Kevin Smith, che aveva lavorato assieme a Affleck in Jersey Girl. Affleck ammette che la visione della pellicola, ha influenzato il casting di Argo.

“Beh, io amo Kevin ed ho visto tutti i suoi film. Avevo sentito parlare di John Goodman prima di Red State, ero un fan. Anche se, sono rimasto davvero colpito da Michael Parks e Kerry Bishé nel film. Mi è piaciuto molto anche il film Red State”.

Un’altra elemento degno di nota della pellicola, è il fatto che nel film non esiste un cattivo con una faccia vera e propria. Terrio spiega come è riuscito a fare in modo che ogni ‘fazione’ si comportasse secondo il sistema a cui apparteneva, e come è riuscito a dare la sensazione che esistesse un villain, senza mai dargli un volto.

“Ben ed io abbiamo parlato di come, più o meno, tutti nel film sono in un sistema. Tutti stanno facendo il loro lavoro all’interno di un sistema. Anche i rivoluzionari sono in un sistema. Quindi, la domanda diventa: ‘Come si fa a fare la cosa giusta in questo sistema?’ Anche per Tony, c’è questo enorme vampiro-calamaro-polpo della CIA, in cui è più facile non fare la cosa giusta. È più facile dire: ‘Ca@#o, lasciate che sia il Dipartimento di Stato a prendere la colpa’. Tony deve essere il tipo che dice: ‘No, io sono il volto di questa missione. Io sono responsabile di ciò che accadrà’.
Allo stesso modo, dal lato iraniano, ci sono tutte queste persone che sono coinvolte nelle correnti della storia. E poi, mentre il film va avanti, la questione è su come si drammatizza l’antagonismo e queste minacce per far sentire veramente la presenza di un cattivo e che il cattivo è diffuso, e che è urgente salvare i sei che stanno per essere dati al cattivo o come lo volete chiamare”.

Argo - Nuove immagini dal film - Foto 6
Basato su una storia vera, Argo racconta di quella lotta contro il tempo che il Governo americano dovette intraprendere per salvare, nel 1979, sei diplomatici statunitensi fatti prigionieri da un gruppo di estremisti iraniani a Tehran. La pellicola segue infatti la missione di questa squadra della CIA che, per liberare i prigionieri, ebbe un’idea decisamente bizzarra: per entrare in Iran, gli agenti dovettero fingere di far parte della produzione di un film hollywoodiano di fantascienza intitolato, appunto, Argo.

A questo link potete rivedere il trailer italiano del film.

Argo uscirà in Italia l’8 novembre. Potete trovare ulteriori news cliccando sul riquadro sottostante o sulla pagina Facebook del film.

Fonti The Playlist, Collider

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