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American Horror Story Asylum, il commento alla première

Di emanuele.r

Attenzione: l’articolo contiene spoiler. 

Dopo quasi un anno di attesa, la seconda stagione – o dovremmo forse dire seconda miniserie – di American Horror Story, dal titolo Asylum, è arrivata sugli schermi americani di FX mercoledì con una première ancora più nervosa ed esplicita rispetto alla prima stagione, ma forse non sempre convincente.

Come sempre c’è un ponte tra presente e passato, anche se stavolta siamo sulla costa est degli States, e non più a Los Angeles, e al centro non c’è una casa ma un manicomio: quello in cui Leo e Teresa, in “luna di miele con fantasmi”, consumano un rapporto fin troppo passionale, ma restano bloccati, in pericolo. In quel luogo, nel 1964, si consuma lo scontro tra i segreti atroci della direttrice Sorella Jude e il primo dottore, l’orribile dottor Arden, sotto gli occhi acuti della giornalista Lana Winters.

Scritto da Tim Minear e diretto da Bradley Buecker, Welcome to Briarcliff è il primo tassello di un nuovo period drama dell’orrore in cui Ryan Murphy, Brad Falchuk e soci continuano a giocare coi cliché del horror americano, soprattutto coi luoghi, ma anche coi temi della società.

Aperto da una sequenza in cui appaiono subito sesso, ambienti luridi e un’amputazione, Welcome to Briarcliff continua, anzi alza l’asticella, nell’enfatizzazione isterica della messinscena tv della paura e nella rilettura dei suoi cliché: in questo avvio della seconda stagione, entrano in campo subito i temi cardine, come il razzismo della società nel ’64 (uno dei protagonisti è internato dopo che scuoiato la moglie nera, tenuta segreta, in preda a un rapimento extraterrestre), ma soprattutto lo scontro tra scienza e religione, due visioni del mondo opposte, ma anche due pratiche egualmente aberranti: se il dottor Arden prova un sadico piacere nel sottoporre i pazienti a trattamenti simili a torture senza anestesia, sorella Jude ha un orribile segreto nascosto nei suoi metodi più “spirituali”, che difende coi denti e con le unghie, tanto da internare in modo coatto la giornalista arrivata troppo vicina a certe verità.

Se l’atmosfera e lo schizoide andamento narrativo funzionano (si chiude con un mostro e un urlo, come True Blood), meno alcune scelte teoriche come l’ostentato gioco su stereotipi e citazioni (smaccate quelle di Arancia meccanica e Il silenzio degli innocenti), o di messinscena, come i filtri del presente, che rendono l’immagine simile a un video di Marilyn Manson e che sembrano piuttosto superate. E a fronte di alcuni colpi di scena da sobbalzo – il microchip tolto dal collo di Kit che si mette a camminare come un insetto – altre trovate sono meno acute (la fantasia sessuale di Jude con Monsignor Howard) e ironiche. Ottimi comunque tutti gli attori, ovviamente a dominare la scena sono Jessica Lange e James Cromwell, ma Chloe Sevigny promette di venire fuori nel corso degli episodi. Per ora il giudizio è sostanzialmente, positivo: sulle riserve aspettiamo il prossimo episodio – di cui qui sotto vedete un promo.

Cosa ne pensate di questa première di American Horror Story Asylum? Se volete sapere tutto sulla serie di Murphy e Falchuk restate su Screenweek ed Episode39, perché la seguiremo in diretta dagli USA puntata per puntata.

Cinema chiusi fino al 5 marzo, QUI gli ultimi aggiornamenti.


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