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Venezia 69: Thy Womb, la recensione in anteprima

Di emanuele.r

Per gli amanti del cinema d’autore, soprattutto orientale, Brillante Mendoza è una garanzia: cinema duro e puro, come dimostra il premio per la regia a Cannes con Kinatay, che ha saputo conquistarsi uno spazio internazionale tanto da coinvolgere nel suo penultimo film, Captive, Isabelle Huppert. Alla Mostra di Venezia, il regista porta in concorso Thy Womb (Sinapupunan) che racconta la vita e la maternità in un villaggio lagunare delle Filippine.

Il film racconta la storia di un’ostetrica e del marito che aiutano gli abitanti delle palafitte nella comunità islamica delle Filippine, ma che non possono avere figli. Così, per rendere felice il marito, lei s’impegna per organizzargli l’incontro con una nuova moglie. Scritto da Henry Burgos, Thy Womb è un dramma etnografico e antropologico che poco a poco si svela come mélo sul sacrificio della donna e sul peso del proprio “ventre”.

Aperto da una sequenza di parto esplicita che può far rabbrividire lo spettatore ma dà il segno di cosa si sta per vedere, Sinapupunan racconta la componente religiosa e culturale del parto e della fertilità ponendo l’accendo sui costumi della minoranza islamica e sulle conseguenza della vite sull’acqua, partendo da un realismo consueto e aprendosi allo studio delle tradizioni e dei loro significati sulla comunità, contrappuntando i balli, le formalità, le occasioni comunitarie con i militari, la guerriglia costante sullo sfondo, gli attacchi dei pirati. Ne esce fuori il ritratto di una donna straordinaria che vive sulla propria pelle il sottile rifiuto sociale – e del marito – per la sua sterilità, mettendo in scena come i figli siano tutt’oggi una benedizione e un peso enorme.

Mendoza afferra di petto la realtà cercando di mediare il meno possibile tra racconto ed etnografia, mostra un occhio rispettoso nonostante lo stile intrusivo e soprattutto conferma la capacità non comune di ricostruire puntigliosamente un micro-universo adattandosi a esso, riuscendo a mescolare i mezzi più opportuni per girare nelle condizioni più difficili. Una tensione formale che diventa forza simbolica grazie anche, forse soprattutto, a Nora Aunor, tra le più grandi attrici filippine qui in odore di Coppa Volpi.

Anche quest’anno ScreenWeek.it è in Laguna e seguirà da vicino la 69° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Cliccate sul riquadro sottostante per leggere tutte le news dal Festival e le recensioni. Seguiteci inoltre su Twitter e Instagram grazie alla tag #Venezia69SW.

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