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05 settembre 2012 • 17:20 • Scritto da emanuele.r

Venezia 69: Spring Breakers, la recensione in anteprima

Il controverso Harmony Korine porta in concorso a Venezia 69 l'avventura deviata di 3 divette di casa Disney, come Ashley Benson, Selena Gomez e Vanessa Hudgens, più la moglie Rachel. Ne viene fuori un orrendo delirio pop dove la bruttezza è l'unico collante "stilistico" per mescolare soft porno e pulp.
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Una prova del nove che molti attendevano con impazienza stando alle file chilometriche che ne hanno segnato la proiezione alla 69^ mostra del cinema di Venezia. Spring Breakers, film in concorso del controverso – per non dire di peggio – Harmony Korine è il più chiacchierato a Venezia 69 perché raduna tre divette di casa Disney come Ashley Benson, Selena Gomez e Vanessa Hudgens (più la moglie del regista, Rachel) per coinvolgerle in un film sporco, sessuale e cattivo, e “rovinar” loro l’immagine al fine di assicurargli molta più pubblicità grazie allo scandalo. Ma nonostante lo scandalo, e l’esaltazione di buona parte della stampa, il film è una bufala bella e buona di cui non si capiscono gli intenti. E quando li si capiscono, fanno arrabbiare.

La trama vede le protagoniste compiere una rapina per potersi pagare le vacanze primaverili e scatenarsi. Ma quando vengono arrestate, e la loro cauzione pagata dal gangster Alien, il gioco diventa molto più duro. Scritto dallo stesso Korine, Spring Breakers è niente più che un soft porno virato all’estetica pulp che cercando di raccontare la deviazione di un gruppo di ragazzette ne mette in scena le grazie con piglio morboso ed estetica che fa della bruttezza il suo imperativo.

Raccontando un epopea fatta di rapper sfigatissimi e violenti, festini a base di nudità (ma sesso quasi nullo), alcool, droghe e idiozie assortite – ma senza la radicalità di Project X -, rapine a mano (non) armata e via di trucidume in trucidume, il film vorrebbe rappresentare uno spaccato giovanile “cresciuto a Mtv e videogames” che rilegge in senso criminale il sogno americano del successo, distruggendolo attraverso lo stile ipertrofico fatto di macchina a mano greve e immagini patinate, incessante musica pop e assordanti distorsioni industriali, pretesi poetiche e cialtronate trash (c’è persino una patinata rapina al ralenti con canzone di Britney Spears sullo sfondo). Ma non ci riesce nemmeno per un attimo perché è evidente che il suo obiettivo è spogliare e guardare morbosamente queste ragazzine per un’ora e mezza, spacciando per perversione delle fantasie da oratorio.

Già insopportabile dopo i primi 20 minuti in cui oltre alle forme delle protagoniste si sentono le loro insulse parole, a poco a poco Korine vorrebbe anche comunicarci il loro disagio, pretende che lo spettatore prenda sul serio dei personaggi insulsi e costruisce attorno a loro una sceneggiatura che è un osceno delirio, un trionfo del kitsch stordente, incarnato nei passamontagna rosa, che vira nel sogno di un Tarantino sotto coca e senza ironia (o se c’è non si vede). Tre concetti in croce ripetuti ad libitum per un’ora e mezza, ammiccamenti venati d’ipocrisia e sepcchietti per allodole eccitate non fanno un film selvaggio, così come le pistole che si ascoltono fuori campo durante il film non fanno poesia tragica e non possono orecchiare offensivamente al Sam Peckinpah che si vorrebbe rievocare nel finale. Le protagoniste recitano come spogliarelliste al night club, come dovessero adescare gli spettatori (cosa che Korine evidentemente spera con tutto il cuore), attorno a uno strafatto James Franco che perlomeno ci mette un po’ di senso del ridicolo. Cosa che a Spring Breakers manca del tutto, così come quello del cinema e quello della dignità.

Anche quest’anno ScreenWeek.it è in Laguna e seguirà da vicino la 69° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Cliccate sul riquadro sottostante per leggere tutte le news dal Festival e le recensioni. Seguiteci inoltre su Twitter e Instagram grazie alla tag #Venezia69SW.

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