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Venezia 69: ScreenWeek intervista Marco Bellocchio.

Venezia 69: ScreenWeek intervista Marco Bellocchio.

Di laura.c

Bella Addormentata è uno dei titoli più attesti di questa edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Un film con un tema delicato e ancora scottante, con diversi personaggi e storie che non sono direttamente connesse con il caso di Eluana Englaro, ma si snodano negli ultimi giorni di vita della ragazza. QUI trovate la nostra recensione del film, ecco invece l’intervista al regista Marco Bellocchio, che abbiamo incontrato al Lido.

Marco Bellocchio, quanto serve questo film oggi, a più di tre anni di distanza dalla morte di Eluana Englaro? Si parla abbastanza di questa vicenda?

Non so quanto serva: egoisticamente, ho fatto il film perché mi andava di farlo. Ben venga se poi questo suscita riflessioni, emozioni, domande, anche molto personali. Non è un film che sprona all’odio ma, allo stesso tempo non è un film, per così dire, conciliativo, ecumenico. Ci sono le mie posizioni, ma ci sono anche diverse passioni e non credo che vi si possa trovare qualche personaggio odioso. Perfino i politici sono descritti come smarriti, non mi interessava sottolineare quello che si legge su tutti i giornali, cioè che sono dei corrotti, dei ladri, degli incompetenti. Sono più che altro dei disperati, gente che non sta al suo posto e farebbe meglio a tornare a casa sua.  Certo, nel film sono soggetti al fine cinismo di Herlitzka, e probabilmente sarebbero un buon materiale di intervento per uno psichiatra.

Un ruolo centrale nel film è giocato anche dall’amore. I politici, a parte il personaggio di Servillo ovviamente, sembrano gli unici a esserne privi.

Beh, si sa che il malato di mente difetta anche d’amore, è vuoto, freddo, arido, smarrito. Il personaggio della Huppert, invece, pur essendo collocato in una dimensione terribile, in cui rinuncia a se stessa e all’amore verso gli altri per concentrarsi solo sull’amore per la figlia in coma, effettivamente ha una sua grandezza, quasi patologica. In lei c’è anche la disperazione di voler credere ma di non riuscire a credere, pensando allo  stesso tempo che quella sia l’unica via per dare alla figlia una possibilità di risveglio.

Nel film l’Italia è definita come cinica e depressa. Ma è proprio così?

Sì, trovo che ci sia una certa disperazione. Evidentemente era un Paese drogato, solo adesso ci si rende conto che lo standard di vita era troppo elevato. Io sono per la serietà: basta pensare al caso di Cinecittà. È inutile chiamare in causa la mitologia, la realtà è che lì non c’è più niente. Bisogna ricreare qualcosa di nuovo, senza dimenticare che è stata mandata in rovina con la complicità di partiti e sindacati, che vi hanno piazzato sistematicamente personaggi fatti fuori dalla politica. Queste cose bisogna dirle, e con questo non intendo che si debba stare dalla parte di Abete. Si deve invece dire che Cinecittà è stata rovinata dalla politica, e anche con la complicità dei sindacati.

In Bella Addormentata ci sono anche tanti schermi televisivi. Vuole essere una riflessione sulla rappresentazione mediatica che all’epoca venne data della morte di Eluana?

Sì, però in una forma non dico “classica”, ma comunque abbastanza semplice. In altri film c’era un’elaborazione dell’immagine televisiva più complessa, qui è il presente che scandisce il tempo. Anche perché ho cercato di evitare qualsiasi parentesi di tipo ideologico, e di raccontare una storia con un ritmo corrispondente a quella corsa frenetica per l’approvazione della legge contro il blocco dell’alimentazione di Eluana. In realtà molti sembravano sperare che morisse prima: c’era questo cinismo che si avvertiva chiaramente, anche se non da parte di tutti.

Come mai questo titolo, Bella Addormentata?

Non mi ricordo esattamente com’è nato, ma io penso che ci siano dei titoli letterari e dei titoli cinematografici, e questo funzionava. Anche perché tende un po’ a sviare e spiazzare lo spettatore. È ovvio, infatti, che la bella addormentata non può essere Eluana, che non può più svegliarsi. Il punto è che nel film ci sono varie belle addormentate, e anche vari belli addormentati.

Il film sembra non voler prendere posizione, ma solo mostrare eventi e punti di vista diversi.

Le parole hanno un loro peso. Quando Toni Servillo prepara il suo intervento in cui sostiene Peppino Englaro, è chiaro che lì c’è una certa identificazione con quelle che sono le mie idee. Quello che non c’è assolutamente è una posizione di accusa, non si tenta di rintracciare dei colpevoli. In fondo anche il ruolo della Huppert, che è un po’ l’antitesi dell’altro, è quello di un personaggio disperato.

Nel film la ragazza in coma è molto diversa da quella che sappiamo essere tata Eluana negli ultimi giorni. È di una bellezza sublime.

Come mi ha detto proprio un giornalista, in effetti sembra una di quelle sante nelle teche. Usare un certo realismo per me sarebbe stato un errore. È chiaro che una ragazza in coma da mesi, o addirittura un anno, non può avere una bellezza così perfetta. Però va intesa così, come una specie di santa potenziale, una bellezza di cera. Anche perché quello è l’episodio meno realistico del film. Io, tra l’altro, non ho mai voluto vedere le foto di Eluana. Però so che l’affermazione di Berlusconi secondo cui la ragazza era in bella forma e poteva anche procreare, è stata assurda e inqualificabile. Che poi lui ha ammesso di non averla vista, quindi non è che ha mentito, probabilmente gli avranno detto così. Ma significa davvero stravolgere la realtà per raggiungere i propri fini.

 

Bella Addormentata è nelle sale italiane dal 6 settembre, distribuito da 01 DistributionQui trovate il primo spot del film. Vi ricordiamo inoltre che qui trovate la pagina facebook, mentre qui la pagina Twitter.

Anche quest’anno ScreenWeek.it è in Laguna e seguirà da vicino la 69° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di VeneziaCliccate sul riquadro sottostante per leggere tutte le news dal Festival e le recensioni. Seguiteci inoltre su Twitter e Instagram grazie alla tag #Venezia69SW.

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