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Venezia 69: ScreenWeek intervista Francesca Comencini.

Di laura.c

La 69. Mostra del Cinema di Venezia si è ormai conclusa e non ha assegnato molti premi al cinema italiano. Qui vi proponiamo però la nostra intervista all’autrice di uno dei nostri tre film in concorso, Francesca Comencini, che ha adattato per il grande schermo un romanzo di Claudio Bigagli. Il film si chiama Un giorno speciale e racconta la storia di una ragazza particolarmente attraente che deve andare a incontrare un politico per essere lanciata nel mondo della tv. Ad accompagnarla dall’estrema periferia romana al “Palazzo”, un autista alle prime armi, che condivide una storia non troppo diversa dalla sua, fatta di omologazione a un sistema in cui tutti sgomitano per cercare raccomandazioni e scorciatoie, mai qualcosa di semplice, autentico e “meritato”. A interpretarli, i giovanissimi Filippo Scicchitano (già visto in Scialla!) e Giulia Valentini. Ecco la nostra intervista a Francesca Comencini e ai protagonisti di Un giorno speciale.

Giulia, avete studiato il romanzo originale per prepararvi al film?

Giulia Valentini: In realtà non ci è stato chiesto di leggerlo proprio perché ci sono stati dei cambiamenti piuttosto radicali. Cambiamenti che personalmente approvo molto.

Francesca Comencini, com’è arrivata alla scelta del libro “Il cielo con un dito”, di Claudio Bigagli, e a queste modifiche?

Francesca Comencini: Era da tempo che cercavo un’idea per raccontare un argomento di questo tipo e non la trovavo. Poi mi è capitato di leggere il romanzo di Bigagli e mi ha molto affascinato, sia per questa struttura di un solo giorno, che per il modo in cui sono descritte le personalità dei due protagonisti. Questa storia mi ha perciò permesso di raccontare alcuni aspetti del Paese che mi premeva raccontare, ma con una chiave diversa rispetto a quella della cronaca, in cui sono stati molto presenti. Poi ho dovuto un po’ modificarlo, perché tutta la seconda parte del libro si basa su un genere che non mi appartiene, cioè quello degli inseguimenti e del giallo.

C’è stata molta improvvisazione sul set?

Filippo Scicchitano: Sì, è uno degli ingredienti fondamentali del film.

Giulia Valentini: Improvvisare è stato importante ma non è stato sempre facile, soprattutto in quelle parti dove abbiamo aggiunto alcuni miei racconti personali alla storia. È una cosa che mi ha toccato abbastanza, ma Francesca ha insistito per cambiare alcune battute e inserire quelle che venivano da me.

Conoscete la realtà che viene descritta nel film? Come vi ci rapportate?

Filippo Scicchitano: Non direttamente, nel senso che non conosco nessuno a cui siano successe proprio le stesse cose. Quello che invece è molto diffuso, è la struttura di questi eventi che corrisponde a quella della nostra società, come abbiamo potuto vedere anche sui giornali. Nel nostro Paese c’è una cultura sbagliata che provoca molti danni. Purtroppo le cose vanno così, e molti giovani invece di provare a cambiarla vi si adattano, e infatti le cose poi non vanno. Questo è un po’ quello che si racconta anche nel film.

Giulia Valentini: Come donna, devo dire che ho sentito questa storia molto vicina. Non ho vissuto direttamente il tipo di situazione raccontata nel film, ma già interpretarla è stata un’esperienza molto forte.

Questo è anche un film sulla fiducia, non solo quella che si sviluppa tra i due protagonisti, ma anche la fiducia di una regista per i suoi giovani interpreti praticamente esordienti.

Filippo Scicchitano: Sì, senza dubbio. Tra l’altro, ho fatto il primo film con un grande sceneggiatore che esordiva alla regia, Francesco Bruni, e il secondo con un’altra grande Francesca, per cui sono stato fortunatissimo, e ho creduto fin dal primo momento in questo progetto.

Francesca Comencini: Sì non saprei dire come è successo, ma a un certo punto ci siamo semplicemente fidati in modo reciproco. Per arrivarci ci vuole innanzitutto l’intuizione iniziale che qualcosa funziona. Poi ci vuole del tempo, ci si vede, si chiacchiera, ci si conosce. E su questo alla fine si basa un rapporto onesto. Io spiegavo loro come avrei fatto alcune scene e come vedevo il film, e loro di contro sapevano di potersi fidare perché sarebbe stato così. Poi sentivo che c’era grande impegno da parte loro, e così siamo arrivati ad affidarci reciprocamente. E non bisogna dimenticare che comunque c’era una sceneggiatura a fare sempre da appoggio nel contratto morale tra attori e regista. Nonostante il film sembri molto spontaneo, come se i due protagonisti girino semplicemente per la città parlando tra di loro, in realtà dietro c’è molto lavoro.

Come avete scelto le inquadrature, proprio a livello tecnico?

Francesca Comencini: Intanto, a livello tecnico, credo che sia il primo film italiano girato con la Red Epic, che ha la caratteristica di essere molto piccola. L’idea generale era quella di alternare grandi totali e inquadrature strette sui protagonisti, in modo da raccontare ciò che c’era intorno a loro. Un’altra scelta importante è stata quella di descrivere l’evoluzione del paesaggio quasi esclusivamente attraverso il finestrino di una macchina, tanto che ho girato pochissime soggettive. Con il direttore della fotografia, Luca Bigazzi, abbiamo perciò fatto in  modo che questo “esterno” fosse molto presente anche dentro la macchina, cosa tecnicamente difficile e che siamo riusciti a realizzare attraverso una doppia esposizione. Ho cercato di riprendere ciò che entrava in campo seguendo i movimenti degli attori, e non attraverso altre inquadrature aggiuntive, in modo che il centro e il contorno del fotogramma risultassero altrettanto importanti. Poi c’è stato un altro lavoro sul colore, basato sulla volontà di utilizzare fino in fondo le peculiarità di questo mezzo che non avevo mai provato in un lungometraggio, cioè il digitale. Volevo portarlo all’estremo, non utilizzarlo come se fosse pellicola. Da qui la nitidezza pazzesca e questi colori molto saturi, anche per richiamare quell’immaginario televisivo a cui indirettamente si aggancia il film. Anche se forse poi quello che si vede è la spontaneità, si tratta di un film molto costruito che ha richiesto anche un grande lavoro di pensiero.

A proposito del paesaggio, Roma sembra quasi un altro personaggio del film.

Francesca Comencini: Sì, assolutamente. Ho cercato di raccontarla con molta precisione e molto amore, perché è la mia città, ma anche con molta spietatezza. Roma è una città pervasa dalla bellezza, così come dal rischio del collasso di questa bellezza nel suo contrario.

Anche il centro di Roma è tutt’altro che da cartolina.

Francesca Comencini: Ho voluto mostrare il centro come credo succeda raramente. È invaso, come se fosse diventato un centro commerciale. Quando si vive in una città per tanto tempo, si rischia di non vederla più. Solo quando la guardi attraverso una macchina da presa ti accorgi davvero di ciò che hai davanti agli occhi, compreso il caos, la folla pazzesca, l’incubo.  Ho cercato di evitare la cartolina perché questa cartolina non esiste più.

Come mai è stato inserito nel film quel pezzo dell’aria “Lascia che io pianga”?

Francesca Comencini: La verità è che nei vari giri che ho fatto per il film, ho incontrato un ragazzo, Rocco, che ha una storia durissima. È un ragazzo pugliese che è venuto a Roma, si è diplomato al conservatorio ma lavora da un parrucchiere, e quando l’ho incontrato a un certo punto si è messo a cantare “Lascia che io pianga”. Questa cosa mi ha molto colpita, meritava quasi un film a sé. Se fai attenzione alla realtà, ci stai, ci passi del tempo, è come piantare un seme in un giardino dove possono spuntare tantissimi fiori diversi. E poi ho trovato perfetto questo testo, nonostante mi abbiano detto che sia stato censurato, “Lascia ch’io pianga la cruda sorte, E che sospiri la libertà”.

 

Un giorno speciale farà il suo ingresso nelle sale italiane il 4 ottobre, distribuito da Lucky Red. Vi ricordiamo che anche quest’anno ScreenWeek.it era in Laguna per seguire da vicino la 69° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Cliccate sul riquadro sottostante per leggere tutte le news dal Festival e le recensioni. Seguiteci inoltre su Twitter e Instagram grazie alla tag #Venezia69SW.

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