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The Walking Dead – Il cast risponde alle critiche sulla seconda stagione

Di Valentina Torlaschi

Se The Walking Dead  si avvale del titolo di serie tv via cavo più vista d’America forte dei suoi nove milioni di spettatori, non è però un programma indenne dalle critiche. Anzi. La seconda stagione, infatti, ha ricevuto commenti negativi abbastanza infuocati da parte dei fan e anche della stampa, tutti a sottolinearne una lentezza eccessiva e la scelta non felice di concentrarsi troppo su alcune linee narrative (leggi la ricerca di Sophia).

Ora che la terza stagione sta per prendere il via in America (l’appuntamento dovrebbe essere fissato per il 14 ottobre e i fan sono abbastanza fiduciosi perché ci saranno personaggi molto interessanti come Michonne e Il Governatore), il cast e la produzione si guardano indietro e prova a rispondere alle critiche. L’occasione è un articolo di Entertainment Weekly in cui Robert Kirkman (Executive Producer), Andrew Lincoln (Rick Grimes), Norman Reedus (Daryl Dixon), Laurie Holden (Andrea) e Steve Yeun (Glenn) esprimono i loro pensieri e commenti sulla serie che li ha visti protagonisti daventi e dietro lo schermo.

Robert Kirkman (Executive Producer)

Tutti noi siamo molto orgogliosi della seconda stagione: lo dico perché lo so. E siamo orgogliosi di come è venuta fuori. Penso che una volta che la si guardi tutta insieme, nel suo complesso, si possa capire come la prima metà – che qualcuno ha definito lenta – serva a costruire l’approdo a un momento importante e favorisca veramente l’arrivo di quello che succede dopo, che ha invece un andamento più veloce.

Andrew Lincoln (Rick Grimes)

Io non riguardo la serie e non leggo le recensioni. Cerco di tenermene fuori. Tutto quello che so è che ho sempre avuto la sensazione che si volesse fare un grande prodotto. Si è sempre voluto pensare che questa fosse una grande storia. Una storia a cui se si resta fedeli, poi si viene ricompensati. Questa era l’intenzione di Frank e anche di Glen. Io ho preso parte alle riprese pensando semplicemente “so cosa sta succedendo”. Ricordo che facendo molta attività stampa in Spagna, lì ci continuavano a dire “più zombie!”. E io rispondevo: “Per piacere, credete in me. Gli zombi e gli omicidi arriveranno”. È chiaro che noi volevamo tenere un equilibrio: stiamo ancora cercando di capire quello che funziona e quello che non funziona. Del resto, non si può accontentare tutti. È questione di gusti. Quello che continuo a dire è che c’è un gruppo di persone, molto corale ed estremo, che vuole determinate cose dal programma. E loro continueranno a guardare la serie. Lo faranno perché la serie è estrema, più estrema di qualunque altra f*****a cosa, per quel che mi riguarda.

Norman Reedus (Daryl Dixon)

La gente può dire quello che ne ha voglia. Se nella scorsa stagione avessimo ucciso una miriadi di zombi ci sarebbero state altrettante persone che avrebbero detto: “Non c’è storia! Non parlano abbastanza!”. E allora: Vaff…. a loro! Sto provando a “entrare” in Game of Thrones. Non so dire se è una cosa del passato o del futuro ma lì quei bastardi parlano tutto il tempo: dovrei parlarne male o continuare a guardarlo? Io continuo a guardarmelo e a godermelo. La gente dica quel che vuole, ripeto. Devi parlare per raccontare una storia, non è un cartoon. L’andamento di questa stagione è certamente amplificato. Parliamo solo più velocemente.

Laurie Holden (Andrea)

Non è una cosa che dipende da Glen Mazarra o Frank Darabont. È la narrazione, e poi penso soprattutto che non si può accontentare tutti. Ci sarà sempre qualcuno che odierà qualcosa. Ma quella storia aveva bisogno di un andamento lento nella fase iniziale allo scopo di far conoscere i personaggi, di costruire il conflitto in modo che poi lo spettatore possa essere facilmente travolto dal tornado dell’azione successiva. Certo non poteva essere così tutto il tempo e infatti quel ritmo si è concluso nel momento giusto in cui doveva concludersi.

Steve Yeun (Glenn)

La prendi in modo personale perché è qualcosa a cui hai lavorato duro insieme a un gruppo di persone, come un collettivo. Ci hai messo sangue, lacrime e sudore. Ma poi allo stesso tempo capisci che le arti sono soggettive. E allora accetti quello che ti si dà e dopo subito ridi quando la gente ti dice che, comunque, “non vede l’ora che arrivi la prossima stagione”. E sei elettrizzato e contento per questo. Bisogna solo aspettare: nella nostra serie c’è un controllo solido e un sistema molto equilibrato che ci obbliga a non andare troppo oltre su un’unica strada. C’è un piano, un progetto ben definito dove noi tutti siamo dentro. Il nostro è un gruppo di lavoro bellissimo e dinamico: ognuno di noi è un ingranaggio. Sappiamo di non essere perfetti e ovviamente l’ultima stagione non era perfetta. E allora con qualche aggiustamento ma mantenendo comunque la nostra strada, speriamo che gli spettatori tornino a guardarci.

Per tutte le prossime novità su The Walking Dead, che ripartirà il 14 ottobre, tornate a visitare il nostro Blog e il sito Episode39dedicato a tutte le serie tv e alle trame degli episodi. Al Comic-Con 2012 quello di The Walking Dead è stato uno dei più attesi e seguiti: potete rileggere il resoconto della conferenza a questo link.

Fonte EW

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