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Roma Fiction Fest 2012: Melissa George, l’intervista in esclusiva

Di emanuele.r


Trovarsela di fronte dopo che per anni l’hai apprezzata come donna sexy e fatale in Alias, Grey’s Anatomy e soprattutto In Treatment fa effetto, soprattutto perché dal vivo sembra ancora più bella che sullo schermo, coi lineamenti felini e l’abbigliamento nero, aggressivo. Melissa George è a Roma per presentare Hunted (qui la recensione del pilot), la sua prima serie da protagonista, nell’ambito del Roma Fiction Fest 2012 e ci ha rilasciato un ‘intervista in cui parla del suo ruolo e delle difficoltà incontrate nella serie di Frank Spotnitz.

Questo ruolo arriva in un preciso momento della sua carriera ed è curioso vedere come il primo ruolo da protagonista sia del tutto diverso dagli altri ruoli che ha interpretato. 

La mia carriera a guardarla all’indietro è un mistero: non sono mai arrivata a ciò che volevo, ma arrivava solo ciò che non m’interessava molto. Tra gli alti e bassi, mi è arrivata una serie per me, il mio primo show da protagonista ed è come un dono, perché ha una storia di qualità, bei dialoghi, un personaggio forte, una donna vera, allora è come se si realizza un sogno. Non so perché sia arrivato, ma ha segnato il mio percorso perché ora so meglio ciò che voglio interpretare: donne forti, o magari più fragili in seguito a un problema, ma mai più deboli. Come in questo caso: Sam è un po’ disturbata, ma è fortissima.



Come ci si prepara mentalmente e fisicamente per un ruolo come quello di Hunted, anche partendo dal dato che è il tuo primo ruolo principale?

Ero molto ansiosa da quando mi hanno assegnato questo ruolo: ho letto la sceneggiatura ed era tutto molto divertente, ma poi a girare la serie mi prendeva il panico perché le scene erano difficili, a volte dolorose. Dovevo solo ripetere a me stessa: “Melissa, questa scena sarà molto difficile, emotiva, sarai sola”, era il modo migliore per prepararmi come un self-training. Ho fatto un sacco di allenamenti per il corpo, combattimenti, tecniche marziali (Melissa George è stata la prima donna sullo schermo a usare il kase, tecnica di combattimento, N.d.R.), ma era il livello mentale a preoccuparmi di più. E’ come andare dallo psicologo, ti serve un periodo di preparazione e concentrazione assolute, ma poi sono pronta a partire.

La BBC è ormai un vero e proprio marchio di garanzia per le serie tv: com’è stato lavorare in Inghilterra e con un autore come Frank Spotnitz. 

Per un attore tv, lo showrunner è tutto, incarna il vero e proprio factotum dello show, quello da cui dipende tutto, per cui mi sono affidata a lui senza problemi ed è stato davvero un gran lavoro, il ruolo della mia vita, come ha detto il mio agente quando gli è arrivato il copione. Lavorare in Inghilterra, per la BBC, ti dà ancora di più l’idea di quanto la tv sia diventata grande, mentre il cinema si fa sempre più piccolo, e non solo per il tipo di strumenti su cui si guarda con gli schermi tv sempre più grandi e tecnologici, ma anche per il modo di raccontare e produrre: in Hunted la ricchezza di effetti, situazioni, scene, non mi ha fatto sentire per niente la differenza col cinema, e soprattutto mi ha confermato la sensazione che abbiamo dagli USA che in Europa c’è una grande libertà espressiva e realizzativa anche in senso televisivo.

Con un cordialissimo sorriso, Melissa ci saluta: se siete suoi fan commentate l’articolo. E comunque restate sempre su Screenweek con tutti gli aggiornamenti, commenti, incontri dal Roma Fiction Fest 2012.

 

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