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Reality – Incontro con Matteo Garrone.

Di laura.c

Cosa può succedere nella mente di un uomo qualsiasi quando la realtà viene contaminata dal Reality? Questo è il tema del film di Matteo Garrone, presentato all’ultimo festival di Cannes e insignito del Gran Premio della Giuria. Ispirata a una storia vera, l’opera mette in scena il percorso degenerativo di un pescivendolo napoletano convinto di essere spiato dal Grande Fratello, e di fare costantemente parte di una sorta di provino segreto per entrare nel programma. Luciano, questo il nome del protagonista interpretato nel film dall’attore e detenuto Aniello Arena, trasforma perciò la sua stessa vita in un reality, si comporta spesso come se ci fosse una telecamera a inquadrarlo, manda in malora il lavoro e la famiglia pur di essere preso nella trasmissione.

QUI trovate il nostro reportage sulla presentazione del film a Cannes. Ecco invece il nostro incontro con Matteo Garrone, giunto a Roma per presentare il film in uscita il prossimo weekend. Prima prova del regista dopo il “caso” Gomorra e tra i possibili contendenti all’Oscar.

Matteo Garrone, quanto deve il film a Visconti?

Bellissima è sicuramente uno dei film di riferimento per Reality, ma credo sia molto vicino anche alle atmosfere di Eduardo de Filippo e di Matrimonio all’italiana di De Sica. Il riferimento è a quel cinema prestigioso e meraviglioso degli anni ‘60 e ’70, che abbiamo cercato di rivisitare. La storia ce lo consentiva: una storia realmente accaduta, che abbiamo voluto raccontare dall’interno, con umanità, senza cadere nella trappola della denuncia o di intenti pedagogici. Senza prendersi gioco dei personaggi, bensì amandoli e con l’intenzione di raggiungere le emozioni degli spettatori.

Com’è cambiata negli anni l’ossessione per la popolarità?

In Bellissima c’era il cinema, qui c’è la tv, e più in generale il desiderio di evadere dalla realtà per inseguire un sogno. Un sogno che però è legato a un contagio, che parte dal quartiere per arrivare alla famiglia e poi raggiungere il nostro Luciano. La tv infatti non è solo apparire, ma anche esistere. Per molti è proprio un certificato di esistenza, tanto che a volte le cose che accadono in tv sembrano più vere di quelle che succedono nella realtà.  Nella seconda parte del film, che diventa più scura, meno da commedia, il quesito posto è esistenziale, non narcisistico. Si parla di un desiderio che fa capo a un sistema, alla società dei consumi e ai paradisi artificiali, in cui chiunque può rimanere impigliato. Anch’io potrei caderci da un momento all’altro.

Non pensa che ci siano categorie più e meno a rischio?

Vivendo nella società dei consumi si è sempre vulnerabili alle seduzioni che arrivano dall’esterno. Possono cambiare i riferimenti, possono cambiare i modelli, ma nessuno è immune.

Come ha scelto Aniello Arena per il ruolo di Luciano, il protagonista?

Mio padre era un critico teatrale, e avevamo l’abitudine di andare spesso a teatro. Una delle compagnie che amavano di più era proprio la Compagnia della Fortezza di Armando Punzo, di cui Aniello è da 12 anni uno degli attori di punta. Già lo volevo in Gomorra, ma in quel caso il magistrato non ha concesso l’autorizzazione. Stavolta ci abbiamo riprovato e per fortuna è andata bene.

Nella seconda parte del film, in corrispondenza alla degenerazione del personaggio, c’è anche un cambiamento nella recitazione. Come ci avete lavorato?

Come sempre accade, è un percorso che faccio insieme all’attore, anche perché giriamo in sequenza. È una scoperta, che mi consente di seguire passo passo i movimenti della drammaturgia cercando di capire come li vive l’attore, così come il personaggio. Il film piano piano si sposta dalla commedia all’italiana a L’inquilino del terzo piano: è un viaggio nella mente di un uomo che perde la propria identità. Ma il film vive anche di coralità, mi interessava mostrare molto bene le dinamiche della famiglia che poi è il detonatore che fa esplodere Luciano. Nel gruppo si è creata subito una grande alchimia, erano una famiglia sul set e lo sono rimasti anche dopo, continuando a vedersi e a fare il tifo per il film. Come dico sempre, fare il regista significa anche saper creare un gruppo, perché il cinema è un’arte collettiva. Il regista è il responsabile, ma i meriti vanno divisi nella collettività.

È stato difficile affrancarsi da Gomorra?

Erano anni che subivo la pressione di Gomorra, volevo ritrovare il piacere del divertimento e fare qualcosa di diverso. Ho la necessità di sentire che i miei nuovi progetti mi portano in territori che non conosco, per cui Reality nasce anche da questo, dal desiderio di una certa libertà e di una certa leggerezza.

Nel film ci sono anche molti riferimenti alla religione. Voleva forse intendere che c’è bisogno di qualcuno che ci guarda dall’alto per sentire che esistiamo, che sia Dio o il GF?

Nella storia reale, c’era davvero il rapporto tra Luciano e un cugino molto credente, perciò ho voluto mantenere questa connessione tra l’occhio di Dio e quello che per l’altro era l’occhio del GF. Mi interessava questo spunto sia per avere un doppio registro, ma anche dal lato comico. La lettura la lascio però allo spettatore, non voglio imporre la mia.

Quanto contano i premi? Spera che Reality sia candidato all’Oscar?

Dipende dal premio, in generale aiutano a valorizzare il film, a dargli delle possibilità in più. Sono appena stato in giuria a Venezia, perciò posso dire che bisogna avere anche un po’ di fortuna e trovare una sintonia con l’idea di cinema dei giurati. Non basta aver fatto un buon lavoro, c’è una dose di casualità. Fa parte del gioco. Certo, mi piacerebbe se il film trovasse questo tipo di riconoscimento, ma l’importante è che vinca in sala.

Come ha ricostruito il set del Grande Fratello?

Fondamentale è stato il lavoro dello scenografo, Paolo Bonfini: è stato molto attento, abbiamo ricostruito la Casa del GF cercando di mantenere una certa verosimiglianza. Sono state più complicate le altre ricostruzioni, come quella della piazza dove lavora Luciano. È un film che si muove tra una dimensione di realismo e una più fiabesca, sospesa. Nel caso del Grande Fratello, il difficile era raccontare il mondo della tv senza scadere nell’imitazione dei suoi modelli.  È quasi impossibile raccontare la tv al cinema senza sfasciarsi, ma abbiamo cercato di provarci con realismo.

In questo moneto la tv sta attraversando una sorta di brusco risveglio dal reality: è quello che suggerisce anche il film?

Non credo, dal mio ufficio vedo costantemente file e file di persone, che non sono solo ragazzi, che aspettano di fare provini per entrare in tv, in diversi programmi, non per forza il Grande Fratello. Non mi sembra che lo spettacolo sia in crisi, anzi, sembra che più il Paese sia in difficoltà, più aumenti la speranza nel biglietto della lotteria.

Reality arriverà nelle nostre sale il 28 settembre. Per conoscere le news sul film, possibile candidato agli Academy Awards, cliccate sulla scheda sottostante.

Da No Time to Die a Ghostbusters, ecco le nuove date dei film 2021 (in costante aggiornamento)

Cinema chiusi fino al 5 marzo, QUI gli ultimi aggiornamenti.


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