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The Way Back – La recensione.

Di laura.c

Quando un film si apre con il logo di National Geographic non comincia proprio sotto i migliori auspici. Vengono subito alla mente lunghe sequenze paesaggistiche nella natura sconfinata, magari intervallate da ritratti “etnici” alla Steve McCurry. Ma questo sarebbe un problema minimo per The Way Back, che più di tutti sconta un ritmo lento e prevedibile, una struttura drammatica risibile e un intento di condanna verso gli orrori del regime sovietico che sa un po’ di sorpassato.

Lo spunto per la realizzazione dell’opera, è venuto al regista e sceneggiatore Peter Weir, già autore di The Truman showMaster and Commander, dal romanzo biografico (ma non universalmente accettato davvero come tale)  di Slavomir Rawicz  Tra Noi e la Libertà, in cui si racconta del viaggio impossibile di un gruppo di uomini sfuggiti al gulag e intenti a percorrere solo con la forza delle proprie gambe il lungo cammino che divide la Siberia dall’India, intriso di ogni genere di ostacolo.  Da una distesa di neve e gelo alla siccità del deserto, passando per la scarsità di cibo e acqua, le punture d’insetto e la progressiva espansione del Comunismo che accerchia come uno spettro i protagonisti del film, costringendoli a pericolose deviazioni e imprese al limite delle umane capacità pur di vivere, o morire, da uomini liberi.

Tutto molto nobile e molto epico, ovviamente, ma raccontato e ripreso con uno stile talmente scolastico da inibire sia l’effetto sentimentale del dramma dei protagonisti, sia il fascino delle location utilizzate, di cui appunto si sfruttano un po’ di vedute suggestive e poco più. Le tragiche storie dei prigionieri del gulag emergono a intervalli regolari, con una puntualità quasi cronometrabile, che smorza il patos già non troppo elaborato del film. La parte, per così dire, “into the wild”, si perde invece a causa della forma fin troppo “pulita” ed educata dell’opera, in cui i protagonisti soffrono ogni tipo di privazione e patimento ma guai a mostrare scene troppo sanguinose o disturbanti, che pure potrebbero verisimilmente accompagnarsi alle traversie della sopravvivenza in mezzo alla natura selvaggia.  E per concludere in bellezza, non manca nemmeno un finale a metà tra l’ovattato film tv e un montaggio di immagini di repertorio tipo La storia siamo noi. In relazione allo stile di Peter Weir si parla spesso di grande talento visivo e di un classicismo troppo dimenticato dal cinema contemporaneo, specialmente quello di Hollywood. In questo caso, tuttavia, il fascino del demodé ci sembra coprire una sostanziale carenza di idee e di freschezza, in un racconto che sembra avere l’andamento di un romanzo di appendice del XIX secolo, ma senza quell’inventiva e quel carattere sostanzialmente ludico e naif che ne facevano la grandezza.

The Way Back appare insomma come un polpettone storico-naturalistico decisamente fuori tempo massimo, del cui andamento piatto tra l’altro non si può accusare nemmeno il cast, nel suo complesso piuttosto convincente: da un solido Jim Sturgess nel ruolo della “guida” dei fuggitivi, al volto solenne e meraviglioso solcato dalle rughe di Ed Harris, fino alla bellezza eterea delle sempre più promettente Saoirse Ronan, nel film giovane ragazza scappata da un kolchoz e anch’essa in ricerca di una via di fuga dagli orrori dello stalinismo. Non infastidisce nemmeno Colin Farrell nel ruolo (al solito) sopra le righe di un criminale comune e molto violento, che riesce a unirsi a una compagnia per il resto formata da uomini onesti e puri di cuore, perseguitati dal Regime rigorosamente per motivi pretestuosi. Più secondaria la partecipazione di Mark Strong che una volta tanto non fa il cattivo, ma detiene un ruolo piuttosto circoscritto all’interno della storia. Di sicuro non deludono nemmeno i paesaggi, volti a ricostruire questa incredibile marcia di migliaia di chilometri e diversi anni tra la Siberia e l’India. Ma questa ci sembra appunto una virtù più adatta al reportage che a un racconto di finzione che si propone di raccontare nientemeno che il martirio e l’estremo sacrificio compiuto nel nome della libertà.

The Way Back è uscito venerdì nelle sale italiane, distribuito da  01 Distribution.

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