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The Bourne Legacy – Intervista al regista Tony Gilroy.

Di laura.c

Qual è l’eredità di Bourne? Un complotto di ampia portata, gestito da un’agenzia ancora più segreta della CIA, dove gli interessi del Governo e quelli delle multinazionali si fondono nella creazione di assassini altamente letali. Così letali da essere diventati un pericolo, e dover essere eliminati uno a uno, il più in fretta possibile. Questo l’incipit di The Bourne Legacy: quarto capitolo di un franchise che ora si sgancia dalle prime pellicole e dal loro protagonista  (nonché dall’attore Matt Damon) per andare a raccontare una storia completamente nuova, ma coerente con l’universo tracciato nella trilogia cinematografica. A dirigere l’impresa Tony Gilroy, già sceneggiatore degli episodi precedenti e per la prima volta dietro la macchina da presa di un Bourne, ma già regista dell’apprezzato Michael Clayton e di Duplicity. E proprio il regista, insieme al protagonista  Jeremy Renner e al “cattivo” Edward Norton, è giunto oggi a Roma per presentare The Bourne Legacy, che ci conferma essere fresco di montaggio e pronto per uscire sugli schermi USA a inizio agosto per poi giungere nelle sale italiane il prossimo 7 settembre.

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Tony Gilroy, qual è l’approccio al franchise di questo nuovo capitolo della saga di Bourne?

Prima di tutto, in questo film c’è “più” di tutto: più location, più viaggi, più azione. Si tratta di un capitolo che espande la storia raccontata nei precedenti e di conseguenza riprende alcune situazioni familiari al pubblico dei primi film, ma aggiungendo una prospettiva più ampia, con personaggi in un certo senso simili ma anche molto diversi dai precedenti.

Come si lega perciò ai film con Matt Damon?

Finora avete visto tre film in cui Bourne fa parte di un programma segreto della CIA. Qui si scopre che in tutto quel tempo c’è stato un burattinaio che agiva nell’ombra, cioè il personaggio di Edward Norton. Che non solo è sempre stato in osservazione ma è andato anche oltre, progettando un suo programma chiamato Outcome e una sua agenzia, situata a Reston in Virginia, dove far confluire non solo gli interessi dell’intelligence ma anche quelli del business. Da qui la differenza rispetto al personaggio di Jason Bourne, un assassino in costante conflitto etico, che più cose scopre su di sé, più si rende conto di costituire “il Male” in persona. L’agenzia di Reston produce invece degli agenti altrettanto addestrati, ma all’interno di programmi più complessi, anche di maggior durata. Non sono perciò solo dei perfetti assassini, ma hanno anche maggiori capacità sociali e di adattamento, oltre a un’intelligenza aggressiva che gli consente di essere più efficaci in quello che fanno.

Come avete costruito questa storia? C’è stata forse una prima stesura della sceneggiatura che comprendeva il personaggio di Matt Damon?

No, anzi, dopo l’uscita dalla serie di Matt Damon e Paul Greengrass, che aveva diretto gli ultimi due film, pensavo davvero non se ne facesse più nulla. Un nuovo capitolo non era proprio nella mia agenda, anche perché la storia di Bourne sembrava assolutamente completa. Poi però si è deciso di continuare e sono state fatte diverse ipotesi. Di sicuro, sapevamo che non sarebbe stato un reboot, perché non è quel tipo di franchise. Di conseguenza, c’era bisogno di un film che espandesse ciò che era successo prima. Questo ci ha permesso di restare fedeli alla tipologia di racconto già usata e allo stesso tempo di renderla in forma anche più elaborata. Ma per me non ci sarebbe stato motivo di continuare se non avessimo trovato un personaggio equivalente a Bourne, altrimenti sarebbe stato come costruire un bell’edificio senza nessuno dentro. Quando finalmente il protagonista ha preso vita, aveva molto da sviluppare e la cosa è diventata interessante. Da lì è partita la sceneggiatura e la ricerca approfondita per l’attore. È stato un processo molto chiaro, non ambiguo o cinico. Tanto che i più critici di quello che stavamo facendo ora sembrano essersi ricreduti.

Secondo lei questa saga potrebbe essere il nuovo James Bond?

Credo che sia un periodo interessante per il moviemaking: si fanno sempre  più enormi franchise e film serializzati. Molte persone a Hollywood stanno cercando di trovare nuovi modi per raccontare storie a episodi, da 100 milioni di dollari l’una. Ovviamente ci sono diversi metodi per farlo. C’è il metodo Bond, in cui il protagonista viene ricollocato continuamente in situazioni diverse. C’è la possibilità Marvel, con i reboot ecc. Noi abbiamo guardato a quello che avevamo nella trilogia e alla nostra voglia di continuare la serie esplorando nuove opzioni.  Ci siamo così focalizzati sull’idea, già presente nei film precedenti, che ci fosse una realtà più ampia di quella narrata. Nei primi 15 minuti riprendiamo una scena già vissuta in un precedente Bourne, e questo fa da background: è un catalizzatore che rappresenta però anche la dinamo dell’altro film. Se la nostra aspirazione a continuare dovesse funzionare, penso che allora saremo riusciti a costruire un nuovo standard, un nuovo livello di narrazione cinematografica. Pur rimanendo fedeli e coerenti alla mitologia dei primi Bourne, cioè non cinica né ammiccante, come sono invece i film di James Bond.

 

È la prima volta alla regia di un Bourne, questo l’ha fatta sentire più libero?

Il motivo per cui sono diventato regista era appunto avere maggior controllo, poter dire “questo è il mio film”. Come sceneggiatore si collabora al processo di realizzazione ma il risultato, nel bene o nel male, finisce per distaccarsi dalle intenzioni dello scrittore. Non sono uno di quegli sceneggiatori che vogliono proteggere ogni virgola di ciò che hanno scritto, mi piace che il film si trasformi e prenda vita, ma mi piace anche la possibilità di poter forgiare ciò che viene fuori alla fine.

È possibile un ritorno di Matt Damon in un  prossimo capitolo?

A questo punto tutto è possibile. Non ci sono progetti specifici ma dal punto di vista strettamente narrativo molte possibilità sono ancora aperte. Dipende molto dalle opportunità, così come è stato per The Bourne Legacy, dove abbiamo preso alcuni personaggi e portato avanti le loro storie anche in base alla disponibilità dei rispettivi interpreti.

Teme un po’ il paragone con Paul Greengrass?

Non penso sia una sfida contro di lui. Certo, c’era il bisogno di confrontarsi con ciò che ha realizzato nei suoi film e con il suo stile straordinario, molto personale.  Abbiamo lavorato molto, con il direttore della fotografia Robert Elswit, per rimanere fedeli dal punto di vista estetico alla saga e siamo arrivati alla conclusione che era legittimo fare qualcosa di un po’ diverso. Anche perché la storia è meno claustrofobica, e in più negli altri film c’era essenzialmente Bourne a confronto con le altre persone che lo sfidavano, mentre qui abbiamo più prospettive, come quella di Edward Norton, cioè delle persone che inseguono il protagonista, della sua compagna di fuga Rachel Weisz e anche di personaggi secondari. È un panorama molto più ampio, anche dal punto di vista geografico. Mentre per l’azione ci siamo regolati cercando di renderla il più adrenalinica possibile.

Come si è trovato con Edward Norton, notoriamente un perfezionista?

È stato molto interessante lavorare con lui su questo “villain” che però non è totalmente cattivo. Era un personaggio complicato ma abbiamo avuto la fortuna di girare in modo compatto tutte le parti del film riguardanti i diversi personaggi, il che ci ha aiutato a immergerci e scavare a fondo nella sua storia.

Quali sono stati i suoi riferimenti per le scene d’azione?

Non è la prima volta che mi confronto con questo tipo di scene, ho partecipato piuttosto attivamente alla costruzione di una delle sequenze madri di Rapimento e Riscatto. Comunque mi sono affidato molto al regista di seconda unità Dan Bradley. L’intento era di mantenere sempre un forte realismo. Il dolore fa male, la gravità porta giù, quando qualcosa si rompe si spacca. Tutto è visto dalla parte del personaggio o comunque in maniera plausibile. Anche quando si tratta di CGI, ci siamo accertati di usare inquadrature che potrebbero provenire da una normale macchina da presa.

The Bourne Legacy farà il suo ingresso nelle sale italiane il7 settembre 2012. Per maggiori informazioni sul film potete consultare le nostre News dal Blog.

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