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The Bourne Legacy – Intervista a Jeremy Renner.

Di laura.c

Dopo le sue performance in Mission: Impossible – Protocollo Fantasma (dove sembrava che dovesse addirittura raccogliere il testimone di Tom Cruise, cosa al momento più incerta) e nei panni del Vendicatore Occhio di Falco all’interno del team di The Avengers, si è già guadagnato l’appellativo di “uomo-franchise”. Ma per Jeremy Renner, diventare il protagonista di The Bourne Legacy è stato un onore e una sfida da raccogliere con impegno, per creare un nuovo personaggio molto diverso dal precedente protagonista della saga. Secondo Renner, infatti, il suo Aaron Cross sarà ben distante da Jason Bourne, poiché ben consapevole della sua identità e delle sue motivazioni, ma costretto a confrontarsi con le gravi conseguenze delle proprie scelte. Lo abbiamo incontrato a Roma, dove ha presentato il film insieme al regista Tony Gilroy e al collega Edward Norton (QUI potete trovare la nostra intervista a Gilroy e QUI quella a Norton).

 

Jeremy Renner, ultimamente è comparso in molti film d’azione, quali sono le differenze con questo nuovo action hero che interpreta in The Bourne Legacy?

È difficile fare un paragone tra due film, così come tra due quadri di autori differenti. Sono personaggi che si muovono in circostanze diverse, e in realtà mi chiedo se siano davvero degli eroi. Anzi, non credo proprio di essere in grado di rappresentare eroi, ma faccio il possibile per dare vita a dei personaggi, e non si tratta sempre di figure così nette. Non è detto ad esempio che un “Cattivo” sia malvagio e basta, ci sono più sfaccettature. Lo stesso Aaron Cross per me è più simile a un antieroe, anche se in un certo senso si tratta di una vittima delle circostanze.

Quali sono le principali differenze rispetto al personaggio di Bourne?

Non ho approfondito Bourne tanto quanto Aaron Cross, perché ovviamente non è il mio personaggio quindi non posso parlare per lui. Lo conosco come spettatore, e da questa prospettiva penso di poter dire che rispetto a Bourne, Cross parte da una maggior consapevolezza di sé. Sa perfettamente chi è e cosa fa, lo sa da sempre. Ha un obiettivo, desidera essere parte di qualcosa più grande di lui, ed è per questo che è entrato nel programma Outcome. Aaron Cross è una persona con degli ideali e delle aspirazioni ben precise, e questo in un certo senso lo rende più simile a tutti noi.

Le piacerebbe cambiare un po’ rispetto ai film d’azione? Magari con qualche commedia romantica?

È vero, mi scuso per aver invaso i film d’azione negli ultimi tempi, prometto che proverò a cambiare genere. Ne ho fatti tanti perché mi piacciono moltissimo, non so cosa farò in seguito ma penso che il prossimo film non sarà un action. Però devo dire che non mi interessa troppo la commedia romantica. Nei personaggi cerco la complessità, e di solito questo genere ne è un po’ povero. Forse sarei più propenso per una bella tragedia romantica, con rimandi al teatro greco e shakespeariano. O a un Kramer contro Kramer, o magari un Tootsty… Ecco, mi piace questo tipo di film che Hollywood non fa più.

Il suo prossimo lavoro con James Gray, Low Life, rientra in questo desiderio di cambiare?

Sì, certo. In realtà il criterio è lo stesso, qualsiasi film deve avere qualcosa, che sia il regista o le persone che vi partecipano, da cui posso imparare ogni giorno.

E cosa ci dice invece di Hansel e Gretel?

Trovavo interessante questa rivisitazione di una favola che tutti conosciamo. E poi c’è tantissima avventura e fantasia rispetto ad altri film. Insomma, io e Gemma Arterton andiamo in giro a cacciare streghe: non è una cosa che capita spesso e la trovo piuttosto divertente.

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Come si è preparato per interpretare Aaron Cross?

Ho fatto molto, molto stretching. Sembra una battuta, ma è fondamentale per non farsi male. In generale, ho affrontato una lunga preparazione fisica. Ovviamente non è l’unico fronte su cui ho lavorato, ma era anche quello forse più essenziale, perché lì non potevo fingere. La prestanza fisica è una caratteristica importante di Aaron Cross, e se non fossi risultato credibile da quel punto di vista avrei minato gran parte del film. Comunque c’è da dire che il lato dell’attività fisica è stato divertente.

È raro a Hollywood che gli attori facciano da soli gli stunt, a parte qualche famosa eccezione. Tom Cruise le ha insegnato qualcosa in tal senso sul set di Mission: Impossible?

Ho fatto la maggior parte delle scene d’azione anche perché penso che diano al film tutta un’altra credibilità: così il regista non deve impazzire per trovare inquadrature in cui non si veda il volto degli attori. Ovviamente sono stato seguitissimo nel realizzarle e mi è piaciuto molto. Quando devi dare un pugno non c’è CGI che tenga, si deve vedere che ne sei capace. C’è voluto molto lavoro, ma adesso potrei stendere chiunque con una certa facilità. Da Tom Cruise ho appreso molto, in particolare che la cosa importante non è mettere su muscoli, ma imparare a ripetere una scena anche molto dura più e più volte, senza farsi male. Ecco perché dico che lo stretching è importante.

Sente un po’ di pressione per essere diventato “l’uomo franchise” di Hollywood?

Mi sento molto fortunato a far parte di tutti questi film. Non è che mi sveglio tutte le mattine cercando un franchise, ma se capita l’opportunità non posso che esserne grato e fare del mio meglio. Non lo sento come un peso: la sfida di un attore è proprio rendere grande ogni film e ogni personaggio. L’unica cosa un po’ diversa è che c’è un’audience molto molto ampia per questi film, ed è per questo che giriamo in continuazione in tutto il mondo. Se avessi fatto un altro tipo di film, forse ora non saremmo qui a parlarne.

Teme un ritorno di Matt Damon nel prossimo Bourne?

Perché dovrei temerlo? Assolutamente no.

Come cerca di differenziare le sue interpretazioni in tutti questi film d’azione?

In realtà sono film molto diversi con toni anche molto diversi, per cui in fin dei conti l’unica cosa che hanno in comune è che sono grossi franchise. Inoltre credo che ciò che ci differenzia davvero, è il carburante che ci spinge a fare ciò che facciamo, e questo vale sia per i vari personaggi che interpreto, sia nella vita reale. Rispetto alla saga di Bourne, posso dire comunque che presenta un carattere più serio rispetto ad altri film: il livello di autenticità qui è molto alto, e questo è qualcosa che di sicuro mi attira come attore.

Ha fatto da solo gli stunt di The Bourne Legacy, anche quelli più complicati. Ma c’è qualcosa di fronte a cui potrebbe dire “No, non ce la faccio”?

Di solito mi viene difficile dire di no, soprattutto se sono cose che si possono fare impegnandosi al massimo. Il bello di avere dei limiti è che si possono superare. Tutti i film presentano delle sfide, perché farli è davvero difficile, e questo è quello che amo del cinema: hai successo se riesci a spingerti oltre i limiti.

The Bourne Legacy farà il suo ingresso nelle sale italiane il 7 settembre 2012. Per maggiori informazioni sul film potete consultare le nostre News dal Blog.

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