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Un amore di gioventù – La recensione in anteprima.

Di laura.c

Un’adolescente che s’innamora perdutamente di un ragazzo poco più grande di lei, affascinante, ribelle, intenzionato a rifiutare l’esistenza borghese per partire alla volta del Sud America. Un’estate trascorsa insieme, tra il calore di una passione autentica come solo quelle giovanili sanno essere, e l’amarezza di un addio già annunciato. Cosa c’è di più comune e allo stesso tempo eccezionale? Di così banale e insieme di così profondo e insondabile? È il mistero dell’adolescenza, di quella specie di vita nella vita, in cui tutto appurare dilatato e immenso, e in cui tutto, dal corpo alla mente, si ribella al concetto stesso dell’esistenza di limiti e alla finitezza delle cose. Ma è anche uno di periodi su cui più inutilmente si concentra lo sguardo interrogativo degli adulti, che raramente riesce a coglierne l’essenza, più spesso tenta di sfruttarla ammiccando ai sentimenti forti che si agitano nell’animo dei teenager.

Un Amore di Gioventù - Foto 2

Un Amore di Gioventù, della regista emergente Mia Hansen-Løve, fa sicuramente parte della prima categoria. Non accarezza le pulsioni adolescenziali con melodrammi ed eroine che si strappano i capelli per amore, né accetta alcun tipo di ornamento sulla storia pura e semplice di una ragazza che ricuce col tempo il proprio cuore spezzato, fino a trovare una nuova consapevolezza di sé e un nuovo modo di vivere una passione comunque non sopita. Paradossalmente, però, lo stile scarno e asettico con cui la regista si avvicina all’amore adolescenziale, costituisce anche il limite di una rappresentazione, se così si può dire, “sotto le righe”, troppo concentrata sul realismo e poco su quell’atmosfera impalpabile che domina i ricordi della giovinezza e li irradia di unicità.

Il film procede esattamente come ci si aspetta da un’opera indipendente e d’autore, soprattutto francese: ricostruisce con estrema attenzione contesti di vita assolutamente verosimiglianti, si concentra sulla presenza fisica di attori e oggetti (con particolare insistenza sul corpo della giovane protagonista Lola Créton) e rifugge da qualsiasi colpo di scena volto a vivacizzare il racconto. Persino le necessarie svolte narrative della trama sono consapevolmente smorzate, lasciate fuori campo, descritte in modo sbrigativo o ampiamente preannunciate, in modo da evitare qualsiasi effetto sorpresa o qualsiasi spettacolarizzazione dei sentimenti. Una scelta lodevole, se portasse con sé un modo totalmente diverso di rappresentare, appunto, Un Amore di Gioventù, ma che invece si risolve solamente in un modo povero. Troppo pensato per aderire alla “verità” adolescenziale, troppo “spiegato” nei pochi ma ridondanti dialoghi per affermarsi attraverso una simbologia forte. Sembra quasi l’eccesso opposto di un teen movie statunitense: una consapevole fustigazione dei moti adolescenziali in virtù del loro inserimento di un perfetto processo metabolico fatto di tesi, antitesi e sintesi. Riportare un amore adolescenziale a questo tipo di razionalità “hegeliana” sembra però il torto peggiore che si possa fare a quel sentimento, alla complessità della vita e anche a un suo tentativo di rappresentazione cinematografica.

Un amore di gioventù uscirà nelle nostre sale il 22 giugno. Nel cast, oltre a Lola Créton, ancheSebastian Urzendowsky e Magne-Håvard Brekke.


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