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Il Cammino per Santiago – La recensione in anteprima.

Di laura.c

Se non fosse per il contesto drammatico, potrebbe sembrare l’incipit di una barzelletta: ci sono un americano, una canadese, un olandese e un irlandese che percorrono la Spagna a piedi… E in effetti è innegabile l’humour che scaturisce dall’incontro-scontro di cinque modi tanto diversi di essere occidentali. Le premesse, tuttavia, sono molto più serie: come spiega già il titolo italiano, Il cammino per Santiago è sì una sorta di road movie, ma dove la strada assume già in partenza un enorme valore metaforico e spirituale. La storia è infatti quella di Tom (Martin Sheen), un oculista californiano trascinato suo malgrado sull’antica via dei pellegrini a causa di un grave lutto. A lui si uniscono gradualmente altri personaggi, con background ed esigenze molto diverse, che dipingono un quadro variegato delle tante motivazioni per cui uomini e donne dei nostri tempi possano essere spinti a percorrere il cammino: superare i propri vizi, trovare ispirazione, perfino dimagrire. Tutte ragioni dietro cui si cela tuttavia un unico concetto, vale a dire un bisogno laico di redenzione da soddisfare non per forza attraverso la fede, ma comunque attraverso la riscoperta di una tradizione secolare velata quasi di magia.

Tutti i protagonisti di questo cammino, esprimono un dolore o un malessere che può essere riportato a categorie religiose, dal fioretto all’espiazione, fino all’illuminazione. La cosa interessante, tuttavia, è la precisa volontà del film di non confinare mai questi ritratti umani all’interno di uno specifico Credo, in modo tale da sottolineare più e più volte l’universalità di un’esperienza come il Cammino di Santiago de Compostela, descritta come catartica in sé. Come se fosse l’atto stesso di mettersi in viaggio a contenere in nuce una ricerca spirituale, appena accentuata dal fatto di percorrere la propria strada a piedi, recuperando perciò in maniera radicale la consapevolezza del proprio essere nel mondo. Da qui nascono anche alcune riflessioni piuttosto divertenti, contenute nel film, su cosa sia un pellegrinaggio: si può essere pellegrini in bicicletta? O con le carte di credito, con una guida turistica con tanto di consigli enogastronomici, oppure ancora pernottando in un albergo a cinque stelle? La risposta, è già nel titolo originale del film, “The way”, che sembra appunto indicare come sia il cammino stesso a definire se stesso e chi lo intraprende.

Per chi fosse scettico riguardo all’ingombro della religione, assicuriamo perciò l’intento assolutamente laico del film, sottolineato talvolta perfino in modo maldestro, con l’inclusione di elementi come il folklore gitano o la famosa canzone di Alanis Morissette Thank You, come a voler chiarire per l’ennesima volta che il Cammino di Santiago non è diverso da altri percorsi escatologici compiuti magari sulle vie della spiritualità orientale. Detto ciò, il limite principale del film, è proprio l’andamento piuttosto didascalico (che tra l’altro si sviluppa lungo una ragguardevole durata di oltre due ore) in cui raramente si assiste a svolte inattese o particolarmente significative. Ancor più scontata, poi, la pace interiore conquistata da ognuno dei personaggi, con un finale che non lascia alcun margine di dubbio o problematicità. Convincente, di contro, l’interpretazione del protagonista Martin Sheen, bilanciato anche nei momenti più “urlati” del film, così come quella dei suoi compagni di viaggio meno famosi, come James Nesbitt, Deborah Kara Unger e Yorick van Wageningen.

Il cammino per Santiago  uscirà nelle sale italiane il 27 giugno, distribuito da 01 Distribution.


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