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Bed Time – Intervista a Jaume Balaguerò.

Di laura.c

Si può dire che con [Rec] abbia terrorizzato una buona parte di mondo, e si appresta a rifarlo con il quarto capitolo della saga horror, su cui tuttavia vuole mantenere il riserbo. Nel frattempo, il regista spagnolo Jaume Balaguerò ha deciso di prendersi una pausa da quel tipo di cinema dell’orrore per tornare al thriller psicologico con Bed Time (scritto dall’italiano Alberto Marini) che sarà distribuito nelle nostre sale a fine luglio da Lucky Red. Il film, ambientato a Barcellona, vede come protagonista il portiere di uno stabile che sviluppa una vera e propria ossessione per una delle inquiline, di cui non sopporta la spensieratezza e la gioia di vivere. Ecco la nostra intervista a Jaume Balaguerò (qui trovate invece la nostra recensione).

Bed Time Marta Etura foto dal film 3

Rispetto a [Rec], questo nuovo film presenta un carattere più psicologico. Com’è stato per lei girare Bed Time?

È stato un ritorno a un film più classico, e a una forma di racconto più convenzionale, che poi è quella caratteristica del cinema. Nei vari [Rec] abbiamo usato un tipo di narrazione in soggettiva e soprattutto in tempo reale che richiedeva un’impostazione molto diversa. Ritornare a un cinema più tradizionale e all’uso normale del montaggio è stato perciò molto piacevole, non ho mai smesso di apprezzare questo tipo di linguaggio.

È stato difficile passare dal registro del mocumentary a quello del nuovo film?

Non direi. La vera eccezione è il mocumentary: ho imparato a fare cinema in maniera convenzionale, per cui come regista mi ritrovo di più in un racconto classico con un montaggio, la musica, gli effetti, i suoni. Il bello del mocumentary è che impone di reinventarsi, di creare svolte inattese e un tipo particolare di suspense. Ma personalmente apprezzo molto il modo classico di fare i film, che poi è quello con cui ho girato le mie prime pellicole.

Bed Time è anche uno dei primi film di cui non ha firmato la sceneggiatura. Ha dovuto apportare molti cambiamenti rispetto a quella originale, scritta da Alberto Marini?

Il cambiamento principale è stato quello relativo alla location. La sceneggiatura, in origine, aveva luogo a New York, mentre ci tenevo a girare il film in Spagna. Per cui sono state necessarie tutte le modifiche legate allo spostamento in un tipico palazzo di Barcellona. Un altro cambiamento importante è stata l’eliminazione della voce fuori campo che si soffermava sulle riflessioni interne del protagonista. Ho preferito non utilizzarla e optare per un tipo di racconto basato più sulla suspense e sull’effetto generato da questo tipo di storia.

Questo film nasce dalla collaborazione con Alberto Marini. Si può dire che italiani e spagnoli parlano la stessa lingua in fatto di horror?

In realtà penso che, oggi, tutti i registi del mondo parlino più o meno la stessa lingua, dato che siamo cresciuti vedendo più o meno le stesse cose e acquisendo tutti un bagaglio internazionale. Grazie alle videocassette, prima, e ai Dvd, dopo, abbiamo potuto vedere non solo film hollywoodiani ma anche cinesi e di ogni parte del mondo. I nostri punti di riferimento ormai sono internazionali. Certo, quando si parla di horror l’Italia vanta una filmografia notevole. Da giovane ho visto Dario Argento, Joe D’amato, Lucio Fulci, Mario Bava e penso proprio che facciano parte del mio bagaglio personale.

Parliamo del suo prossimo progetto, [Rec] 4. Secondo indiscrezioni, dovrebbe avere dei punti di contatto con i primi due capitoli della serie, e potrebbe essere ambientato in una nave. Nel caso di successo sono previste altre pellicole della serie?

Per me [Rec] 4 rappresenta un punto conclusivo per la serie, ecco perché si chiama Apocalypse. Per me è sicuramente l’ultimo, ma non posso dire se ci sarà un sequel. Di sicuro farà riferimento alla fine di [Rec] 2, ma ci saranno anche molte sorprese e cambiamenti di location. Non posso rivelarvi nulla di troppo preciso, ma sarà molto diverso rispetto a quello che si aspetta il pubblico.

Dopo [Rec] è quasi difficile vedere un film che non sia in stile found footage. Pensa che tutti questi nuovi film apportino qualcosa al genere o lo impoveriscano?

Quando i film hanno successo è normale che la loro formula sia ripresa da molti altri, ad esempio i film sugli zombie hanno avuto un grande seguito. In questo caso parliamo di un genere che può essere stato divertente all’inizio perché era una novità, ma adesso secondo me ha già fatto il suo tempo, o almeno a me personalmente non interessa più. Nel caso di [REC] poi parliamo di un genere ancora diverso, girato tutto in soggettiva e soprattutto in tempo reale, il che porta conseguenze fondamentali nell’editing. Non c’è montaggio di quello che si presume sia stato registrato in un video o in un nastro, noi abbiamo messo l’occhio dello spettatore direttamente nella macchina da presa, coinvolgendolo nel pieno dell’azione, immergendolo profondamente nella realtà circostante. Questo è un qualcosa che sinceramente non ho visto ripetuto molte volte, anche perché effettivamente è piuttosto difficile da realizzare. Raccontare in tempo reale vuol dire che la storia si deve sviluppare interamente sotto gli occhi dello spettatore e parallelamente all’azione. Per noi è stata una sfida e non mi sembra che altri la abbiano raccolta al momento. Il found footage è diverso, e a me non interessa più di tanto.

Girare [Rec] è stato più complicato che costruire una psicologia estremamente complessa come quella del protagonista di Bed Time?

Nel cinema è tutto complicato. Non c’è una cosa più semplice di un’altra e l’elemento della sfida è sempre importante. In questo caso, la sfida era proprio avere un personaggio così profondamente sgradevole e perverso, ma che riuscisse nello stesso tempo a suscitare l’attrazione e la partecipazione del pubblico a questo tipo di malvagità. Lo spettatore si trova spiazzato davanti a questo tipo di protagonista, vorrebbe scegliere tra il bene e il male ma viene come spinto in una specie di gioco morale, e alla fine costretto a porsi delle domande sul perché si sente soddisfatto se questa figura negativa riesce a farla franca.

Questo, abbiamo detto, è un film molto diverso da [Rec], ma ne condivide l’ambientazione all’interno di un condominio: una sorta di microcosmo chiuso, all’interno del quale può scatenarsi la malvagità umana.

Un palazzo, un condominio, è una location perfetta. Rappresenta un ambiente familiare, che pensiamo di conoscere molto bene: ci sono i nostri vicini, sentiamo in qualche modo di appartenere a quel microcosmo, come se fossimo gli dèi che osservano il loro mondo dall’alto e provano una qualche forma di soddisfazione nell’avere una conoscenza profonda di ciò che vedono. Questo tipo di ambiente fa sì che ci sia una nostra forte partecipazione.

Alla fine di Bed Time, che domande dovrebbe porsi lo spettatore?

 

Penso si debba interrogare sulla vulnerabilità della nostra privacy e della nostra intimità. In casa ci illudiamo di essere sicuri e protetti, ma in realtà resta sempre la naturale paura di essere violati nella nostra intimità, e questo oggi dipende anche dal modo in cui siamo collegati con il mondo esterno attraverso la tecnologia. Ormai tutti, o perlomeno quasi tutti, possono sapere dove siamo anche in questo stesso momento attraverso un semplice cellulare, per questo la nostra intimità è sempre più fragile e questo spaventa.

Pensa che ci troviamo in un periodo storico particolarmente adatto per provare simpatia verso un protagonista così perverso?

Senza dubbio, ma in realtà penso che sia sempre il periodo giusto per questo tipo di identificazione. Alle persone, anche se in modo ludico, è sempre piaciuto avvicinarsi al male, c’è sempre stata una “Sympathy for the Devil” . Ne Il silenzio degli innocenti, ad esempio, il vero eroe è Hannibal, è lui quello che sta sui poster, non la detective.

Quindi in fin dei conti quello che dobbiamo temere è l’essere umano?

Certo, nella vita reale quello che mi fa paura sono le persone, non certo zombie e vampiri, che non esistono. Sono le persone che sono violente ed è verso di loro che provo timore.

Bed Time Poster Italia
Bed Time uscirà nelle nostre sale il 27 luglio, distribuito da Lucky Red. Nel cast, Luis Tosar, Marta Etura, Alberto San Juan, Carlos Lasarte, Petra Martínez e Pep Tosar.


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