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Suburgatory, il commento alla serie trasmessa da Mya

Di emanuele.r

Trasferirsi da un luogo, possibilmente urbano, a un altro, possibilmente residenziale o rurale, dell’America è uno degli spunti basilari del racconto televisivo. Lo utilizza anche Suburgatory, la comedy ABC che ha esordito nei giorni scorsi su Mya, il canale Mediaset Premium sul digitale terrestre, ma riesce a dare un suo preciso tono che diverte.

Il plot, appunto, è sfruttatissimo: dopo aver scoperto che la figlia Tessa fa sesso, George impacchetta tutto e da New York sposta le loro vite nei quartieri residenziali e suburbani del New Jersey, alle prese con un mondo opposto a quello in cui è sempre cresciuta. Come se la caverà?

Creata da Emily Kapnek, scrittrice di Hung e Parks & Recreation, è una comedy auto-biografica che rielabora alcune idee che erano già in As Told by Ginger, una serie anmata con cui Kapner guadagnò 3 nomination agli Emmy. E come Ginger, come la stessa Emily, anche Tessa è una ragazza rossa, più intelligente dell’ambiente in cui vive, che cercare di adattarsi a cambiamenti più grandi di lei.

Cuore comico della serie è nella descrizione delle donne di questi quartieri, che con i loro abiti, trucchi, capelli e abitudini anche alimentari hanno ridefinito il concetto di cattivo gusto e grevità: tubini leopardati, cotonature e eyeliner pesanti, poco cibo, più che altro bevande energetiche e pessima musica. Come in una sorta di “horror”, come lo definisce lei stessa, Tessa deve combattere contro l’omologazione a queste emule di Jersey Shore in case che paiono uscite dalle casalinghe disperate di Wisteria Lane. Ma allo stesso tempo, abbattere le proprie diffidenze e scoprire il lato buono del nuovo ambiente.

Dialoghi intelligenti (“Addio compagni di classe sessualmente attivi”), gag simpatiche come la ragazza rifatta che resta a galla in piscina, e ottimi attori come Jeremy Sisto, Jane Levy o l’impagabile Cheryl Hines, già moglie di Larry David in Curb Your Enthusiasm. Niente di particolarmente interessante nel racconto e nelle dinamiche e anche la moralina finale è abbastanza discutibile; ma il tono funziona ed è curioso il modo in cui la Red Bull ha scelto di farsi “pubblicizzare” dalla serie. Ossia facendosi prendere in giro.

Avete visto o vedrete Suburgatory? E cosa ne pensate? Commentate l’articolo in basso e restate su Screenweek ed Episode39 per sapere tutto delle serie tv, news e commenti.


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