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Men in Black III, la recensione in anteprima

Di Valentina Torlaschi

Men In Black 3 Tommy Lee Jones Will Smith Josh Brolin Foto Promozionale

Regia: Barry Sonnenfeld
Cast: Tommy Lee Jones, Will Smith, Josh Brolin, Jemaine Clement, Emma Thompson, Gemma Arterton, Sharlto Copley, Nicole Scherzinger, Alice Eve
Durata: 1 ora e 45 minuti
Anno: 2012

In Men in Black 3, gli Agenti J (Will Smith) e K (Tommy Lee Jones) sono tornati… giusto in tempo. Durante i suoi 15 anni di carriera con i “Men in Black”, J è stato testimone di eventi inverosimili ma nulla, neanche gli alieni, lo preoccupano più del suo partner, diventato reticente e scontroso. Quando la vita di K ed il destino del pianeta sono in grave pericolo, J dovrà viaggiare a ritroso nel tempo per rettificare le cose. Scopre così che K non lo aveva messo a conoscenza di alcuni segreti dell’universo – segreti che si sveleranno uno ad uno, mentre lui stesso si allea con il Giovane Agente K (Josh Brolin) per salvare il partner, l’agenzia e il futuro dell’umanità.

Ma ce n’era davvero bisogno? Questa è la domanda che rincorre Men in Black III sin dalla fase di pre-produzione. Certo la saga degli agenti segreti di nero vestiti vanta una consistente schiera di detrattori, come del resto Will Smith ha un folto seguito, eppure erano ormai passati 15 anni dal primo fortunato capitolo e 10 dal non troppo convincente secondo episodio: insomma una pausa troppo lunga per non trovare bizzarra la scelta di riesumare una saga il cui immaginario, seppur non dimenticato, era quantomeno impolverato. Lo scetticismo c’era ed è poi regnato sovrano per i primi 10 minuti del film… Poi però, quando l’ambientazione si sposta dai giorni nostri agli anni Sessanta, il ritmo si fa più brioso, le battute riacquistano sarcasmo e la pellicola riesce a decollare. Senza tuttavia arrivare, è il caso di dirlo subito, a vette troppo alte.
Per rispondere quindi alla domanda iniziale, no, forse non c’era poi così bisogno di un terzo capitolo ma se da un lato Men in Black III è “superfluo”, dall’altro è quel giocattolino in più che se ti capita tra le mani, comunque, diverte.

Azzeccata è innanzitutto la scelta dell’ambientazione a ritroso negli anni Sessanta. Periodo storico psichedelico e colorato in superficie ma razzista e oscuro al suo interno, questo scenario ha dato a Will Smith una bella carica (auto)ironica: l’attore diverte e si diverte a prendere in giro con lieve irriverenza la discriminazione degli uomini di colore nell’America di allora anche se rimane il rimpianto che il film non abbia avuto il coraggio di spingere con ancora più decisione su questo tasto del politically scorrect.
Gli anni Sessanta erano poi il periodo dello sbarco sulla Luna, dei figli dei fiori, della pop-art e della Factory di Andy Warhol, e Men in Black III non risparmia nessuno nella sua rilettura dissacrante dell’epoca. Senza voler rivelare troppo, se gli hippie sono presto ridimensionati nella loro filosofia peace and love dall’incontro con l’alieno boglodita “Boris l’animale” a cui “piace fare l’amore ma soprattutto la guerra”, è particolarmente esilarante (ma troppo breve!) la comparsata di Bill Hader nei panni di Andy Warhol. Il quale (SPOILER) è in realtà un agente segreto sotto copertura che, esausto degli artisti pazzodi con gli girano attorno e delle loro assurde e soporifere performance a cui è costretto ad assistere, non vede l’ora che i piani alti diano finalmente l’ordine per inscenare la sua morte…
L’ironia vorrebbe essere uno dei punti di forza del film ma, al di là delle trovate sopra nominate e di qualche scena (Will Smith che sottrae a una bambina il biberon e lei che tristemente dice «mamma, il Presidente mi ha rubato il latte!», ogni riferimento a Obama non è puramente casuale) o qualche battuta riuscita (ce n’è una leggendaria su Mick Jagger che non vi sveliamo), c’è poco altro.

Ottimo, ça vas sans dire, il cast. Will Smith, che non vedevamo sui nostri schermi dai tempi di Sette anime (il 2009!), torna in splendida forma, tutt’altro che invecchiato e, se alla fine Tommy Lee Jones rimane poco in scena, il suo clone da giovane, alias Josh Brolin, ne è una camaleontica e perfetta reinterpretazione: l’attore è riuscito a creare un agente K beffardo e affascinante e un’alchimia con Will Smith più che mai palpabile.

La durata di 1 ora e 45 minuti è eccessiva e la si percepisce soprattutto in quel doppio finale troppo dilatato dove l’ansia di voler spiegare tutto nei minimi dettagli e di voler sottolineare un’ennesima volta (come se già non fosse chiaro…) quanto intenso e speciale fosse il legame tra i due agenti J e K è controproducente. Un finale che insomma andava asciugato di lunghezza e, magari, anche di una certa retorica patriottica.

Per concludere sul fronte degli aspetti speciali, tralasciando un 3D pressoché inutile, non deludono invece i mostruosi alieni creati dal Premio Oscar Rick Baker. E attenzione perché tra le creature extraterrestri si nascondono dei camei d’eccezione…

Voto: 6,5

L’uscita di Men in Black 3 è prevista per il 25 maggio 2012 negli Stati Uniti, mentre in Italia arriverà già dal 23 maggio (anche in 3D). Per maggiori informazioni potete dare un’occhiata alle nostre News dal Blogcliccare sul riquadro sottostante o visitare la nostra pagina Facebook. QUI trovate invece una nuova featurette e immagini dal backstage!

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