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Margin Call – La recensione in anteprima.

Di laura.c

Il paradosso di un thriller senza un assassino e senza vittime, almeno apparenti. Questo è Margin Call, film che esplora le ore precedenti al terribile tracollo finanziario di Wall Street, di cui si stanno ancora pagando le conseguenze. Un thriller senza corpo del reato, dicevamo, perché l’unico grande ferito evocato da questa interessante opera prima del regista J.C. Chandor, è in realtà l’intero sistema economico e sociale dell’Occidente, la sua illusione di benessere ed equità. In questa storia, girata quasi completamente all’interno di un grattacielo dell’alta finanza, il delitto che si consuma sotto gli occhi dello spettatore è un angosciante fuori campo, è la consapevolezza di come la vita di milioni di persone sia stata consegnata nelle mani di un ristretto manipolo di uomini senza molti scrupoli, e senza nemmeno una vera cognizione delle proprie responsabilità.

Il racconto si svolge nelle 24 ore precedenti la crisi in Borsa di un grande istituto di credito. Senza fare nomi e cognomi, come l’apprezzato film-tv Too big to fail, non è difficile scorgere i tratti del crac Lehman Brothers. L’intenzione del regista non sembra tuttavia quella di accertare i colpevoli materiali e morali dell’evento, piuttosto quella di fornire una rappresentazione realistica di come un piccolo gruppo di individui possa decidere di mandare consapevolmente in rovina l’economia internazionale, senza nemmeno sgualcirsi giacca e cravatta. La trama, per la precisione, parte da un licenziamento di massa in cui viene fatto fuori anche un bravo analista (Stanley Tucci) intento a studiare alcuni aspetti poco chiari nella situazione finanziaria della società per cui lavora. Prima di essere cacciato brutalmente, riesce a passare le proprie ricerche a un giovane collega (Zachary Quinto), che completando i dati arriva finalmente e a capire quanto la compagnia sia esposta a causa della proliferazione di titoli tossici ad altissimo rischio.  La sua scoperta mobilita in brevissimo tempo tutta la gerarchia del potente istituto di credito, che in una notte dovrà decidere se rispondere dei propri errori, o se liberarsi il più in fretta possibile di tutti gli asset “malati” infettando così un mercato già in procinto di crollare sotto una crescita acefala e autodistruttiva.

Atmosfere rarefatte, pulsanti di sconforto e di tensione, in una notte illuminata solo da luci al neon e dal riflesso della caotica vita newyorkese, fanno da sfondo a questa tragedia consumata in unico atto, e affidata a un cast di attori fantastici: da Kevin SpaceyJeremy Irons e Paul Bettany, passando per lo stesso Zachary Quinto che nel film riveste anche il ruolo di produttore. Sono le pieghe dei loro volti cinici e incerti a sostenere la complessità di Margin Call, facendosi maschere del vuoto e della banalità del male su cui si reggono le torri d’avorio di Wall Street.

Forse potrà apparire troppo didattico, e magari non raccoglierà il favore di chi, rispetto alla gravità degli episodi raccontati, si aspetterebbe un atto di denuncia forte e non un ritratto così malinconico e privo di ogni tentazione di giustizialismo. Ma è proprio la scelta di evitare facili moralismi a fare la forza del film di J.C. Chandor, e del suo sguardo estremamente lucido sulla nostra contemporaneità. Su queste figure così mediocri e allo stesso tempo così potenti, che, nonostante tutto, continuano ancora a camminare in mezzo al cielo sulle teste di una società civile sopita, quasi succube. Esclusa dal campo della macchina da presa così come continua a farsi escludere dai giochi che regolano il futuro dell’umanità. Un film non solo utile per capire meglio cosa succede nei palazzi dell’alta finanza, ma anche le logiche che sottendono a un tale sistema di potere e che gli permettono di rimanere così profondamente radicato non solo all’interno delle nostre vite, ma delle nostre categorie mentali.

 

 

Margin Call uscirà nelle sale italiane il 18 maggio 2012, distribuito da 01 Distribution.


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