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David di Donatello, il trionfo dei Taviani in una cerimonia con più ritmo

Di emanuele.r

Ieri sera, su Rai Movie in diretta e su Rai 1 in differita, si è svolta la cerimonia di premiazione dei 56esimi David di Donatello, l’Oscar italiano con cui l’Accademia del cinema italiano premia il meglio della stagione passata. Come saprete se avete letto qui , hanno trionfato i fratelli Taviani con l’ottimo Cesare deve morire. Premi meritati – al film, alla regia, al produttore, al montaggio, al sonoro – per quello che è stato il film più inventivo tra quelli in gara, il più vitale nelle forme seppure girato dai più anziani autori in gara; chi scrive preferiva il bellissimo Habemus papam di Nanni Moretti, che nonostante le 15 candidature ha vinto solo il premio sacrosanto per Michel Piccoli come attore protagonista, per le scenografie e i costumi.

Grande sconfitto è stato Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana, forte di 16 nomine, ma vincitore per i due non protagonisti – perfetti – Pierfrancesco Favino e Michela Cescon e per gli effetti speciali (e qui avrebbe meritato qualcosa L’arrivo di Wang dei Manetti Bros.). Mentre se la cava più che bene This Must Be the Place di Paolo Sorrentino, che delle sue 14 nomination ne trasforma in premio ben 6 (sceneggiatura, colonna sonora, canzone, trucco, acconciatura e fotografia). La sorpresa della serata è stato il premio come miglior attrice protagonista a Zhao Tao, rivelazione (in Italia, ché in patria è già famosa) di Io sono Li, film d’esordio di Andrea Segre. E proprio tra i registi esordienti la spunta Francesco Bruni, regista di Scialla che vince anche il premio consegnato dalle scuole.

La cerimonia condotta, come negli ultimi anni, da Tullio Solenghi, ha infine premiato Quasi amici di Nakache e Toledano come miglior film europeo (ed era il meno bello, forse in cinquina) e Una separazione per il film straniero, il migliore in gara dopo quel capolavoro gigantesco di The Tree of Life di Malick. Premi sostanzialmente corretti (solo Scialla e lo script di Sorrentino fanno un po’ storcere il naso) in una serata che si è contraddistinta rispetto alle scorse annate per avere abbassato il livello di noia e di imbarazzo: la diretta tv e i palinsesti più rigidi delle tv digitali, hanno costretto la cerimonia a contenersi, a darsi un ritmo più svelto, a limitare le sbrodolate ai premi alla carriera – come quello a Liliana Cavani – o alle celebrazioni di grandi del passato, come Gina Lollobrigida.

Il che non ha impedito al sempre inadeguato Solenghi di esibirsi in battute di pessimo gusto, come quella sul titolo del nuovo film di Allen fatto con gli scarti di To Rome with Love (con molti attori italiani eliminati), To Rome with Cuts (e notare il fine doppiosenso sulla pronuncia), oppure dire all’attrice cinese che il premio vinto è made in Taiwan. E ovviamente di “spettacolo”, nel senso delle cerimonie di premiazione degli altri paesi, nemmeno a parlarne, ma va riconosciuto il tentativo di fare uno di quei video satirici che si vedono spesso negli USA, con il capo-elettricista di un set che la crisi ha ridotto a scaldare le caldarroste coi suoi fari. Da una sagra di paese, l’edizione 2012 è arrivata a essere una quasi formale cerimonia istituzionale. Seppur piccolo, è un passo in avanti.

Cosa ne pensate dei David di Donatello assegnati e della cerimonia di premiazione? Commentate l’articolo e rimanete su Screenweek per non perdervi nemmeno una news.


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