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Cannes 2012 – Sulla Strada (On the Road), la recensione in anteprima

Di Andrea D'Addio

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A Cannes arriva la Beat Generation di Sulla Strada, film in concorso diretto dal brasiliano Walter Salles. È la prima volta che il libro finito di scrivere nel 1951 e pubblicato per la prima volta nel 1957 riesce a diventare film (c’era stata però una serie tv nel 1962 tratta da Sulla Strada). Difficile non conoscere storia e personaggi, nomi inventati per avventure vissute in prima persona da Kerouac e dalla sua banda di amici, tutti nel tempo diventati famosi, dal già citato Neal Cassidy a Allen Ginsberg (nel libro Carlo Marx), passando per William S. Burroughs, Herbert Huncke (Elmer Hassel) e tanti altri. Trasportare questo turbinoso mondo di volti, parole, episodi e sensazioni riuscendo a coglierne lo spirito e gli elementi più importanti era davvero un’opera difficilissima da realizzare. Per farlo il regista brasiliano Walter Salles si è affidato ad una sceneggiatura scritta dal portoricano José Riviera, con cui già aveva collaborato per I diari della bicicletta, il film su Ernesto Guevara prima che diventasse il “Che” ed ha chiamato a sè una serie di attori più o meno noti, cercando il giusto mix di freschezza  e popolarità (imprescindibile per il box office). Ecco allora che accanto agli emergenti Sam Riley (Sal), Tom Sturridge (Carlo) e Garrett Hedlund (Dean), recitano star del jet set internazionali come Kirsten Dunst (premiata lo scorso anno a Cannes per la migliore interpretazione femminile in Melancholia),  Viggo Mortensen e Kristen Stewart.

Il risultato sono due ore e venti di pellicola che più che Sulla Strada sembrano I diari della motocicletta numero 2 con tanto ripetizione di scene di ballo dai ritmi tribali, malattie improvvise dei protagonisti, sesso libero in posti ameni e tanto altro materiale déjà vu non solo per la storia, quanto per la resa visiva. Sal non vive mai le sue avventure da solo, ma sempre accanto a Dean, di cui sembra uno sbiadito riflesso e non un partner in grado anche di osservare (e poi scrivere). Allo stesso tempo Dean non diventa quel moto perpetuo che semplicemente non riesce a fermarsi di fronte ad ogni esperienza possibile, ma uno sciupafemmine che vive solo in funzione del sesso. Non c’è traccia di quel Dean che affermava: “Adesso considera un po’ questi qua davanti. Hanno preoccupazioni, contano i chilometri, pensano a dove devono dormire stanotte, quanti soldi per la benzina, il tempo, come ci arriveranno… e in tutti i casi ci arriveranno lo stesso, capisci. Però hanno bisogno di preoccuparsi e d’ingannare il tempo con necessità fasulle o d’altro genere, le loro anime puramente ansiose e piagnucolose non saranno in pace finché non riusciranno ad agganciarsi a qualche preoccupazione affermata e provata e una volta che l’avranno trovata assumeranno un’espressione facciale che le si adatti e l’accompagni, il che, come vedi, è solo infelicità, e per tutto il tempo questa aleggia intorno a loro ed essi lo sanno e anche questo li preoccupa senza fine”.

A mancare, soprattutto, è quel senso di movimento che faceva parte  del libro già dall’incipit:

Dobbiamo Andare e non fermarci finché non siamo arrivati”, “E dove andiamo?”, “Non lo so, ma dobbiamo andare”. Assente poi è il contesto ovvero quel mondo che rese possibile il nascere della beat generation, dei suoi autori e delle sue parole. Il film manca di un suo centro narrativo, vive di strappi che girano intorno senza dire nulla, provocando solo tanta noia. Il film uscirà in Italia il prossimo 5 Ottobre 2012, cinque mesi dopo l’uscita francese, abbastanza per lasciare dimenticare le critiche negative che sta raccoglierà in questi giorni di festival.

Anche ScreenWeek quest’anno è alla 65esima edizione del Festival di Cannes, la manifestazione cinematografica che si terrà dal 16 al 27 maggio. Per recuperare tutte le news e le recensioni dalla croisette andate nella nostra Sezione Speciale, cliccate sul riquadro sottostante (anche sul Mi Piace) oppure andate sulla nostra Pagina Facebook.


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