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Game of Thrones, il commento a What Is Dead May Never Die

Di emanuele.r

Chi ha letto i romanzi di George R.R.Martin lo sa: il secondo libro delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, e quindi la seconda stagione di Game of Thrones, hanno come protagonista il “folletto” Tyrion, il più basso dei fratelli Lannister, ma anche il più astuto. Questa centralità appare evidente in What Is Dead May Never Die, terzo episodio della seconda stagione della serie HBO. Che dopo la battuta d’arresto di settimana scorsa torna ad alti livelli.

Tyrion infatti comincia a tessere la sua tela di intrighi politici e matrimoni d’interesse coinvolgendo molti membri della sua corte come Baelish e Varys: al centro c’è Myrcella, l’unica figlia femmina di Cersei che verrà data in sposa per cementare alleanze e sconfiggere gli Stark in guerra. La casata rivale nella persona di Catelyn, nel frattempo, va da Renly Baratheon per allearsi col suo esercito e invadere Westeros: ma il re ha problemi con la moglie e con la sua sessualità.

Pubblico e privato, amore sesso e politica mescolati insieme come ogni buon feuilleton, come ogni romanzo storico che si rispetti: scritto da Bryan Cogman e diretto da Alik Sakharov, un episodio denso e oscuro, finalmente centrato sui rapporti trai personaggi, più che sulla presentazione degli stessi, meno bello della première ma migliore dell’episodio della scorsa settimana.

Il cliffhanger con cui si chiudeva quello, viene risolto qui in poche battute: Jon ha scoperto che gli abitanti delle terre intorno alla Barriera praticano sacrifici infantili per un certo Craster, un condottiero così valoroso da meritare anche che i bambini vengano uccisi in suo nome. Da qui si passa al cuore dello scontro Lannister/Stark e dei loro alleati: e come detto al centro di tutto ci sono le manovre del primo cavaliere Tyrion che vorrebbe le navi dei Greyjoy – nemici giurati degli Stark nonostante l’infanzia di Theon (che nel finale vediamo benedetto dal padre dopo aver bruciato la lettera a lui indirizzata degli Stark): racconta bugie ai suoi consiglieri, inganna i suoi servitori, costringe la “compagna” Shae a fare da ancella a Sansa, progetta di donare la nipote per questioni di guerra, con ovvia disperazione di Cersei (che intanto sta pianificando il futuro di Sansa), snida le spie della sorella.

Dall’altra parte invece Catelyn vuole fortificare l’alleanza “naturale” con Renly Baratheon, figlio dell’ultimo re, ma le cose a corte vanno male, soprattutto perché il signore dei Baratheon ha una relazione col fratello della moglie che potrebbe mettere a rischio il suo dominio e fomentare la gelosia verso la nuova guardia del re, Brionne, una donna combattiva che l’ha sconfitto a duello. Sullo sfondo, oltre a Bran che comincia a riflettere sull’effettiva potenzialità dei suoi sogni rivelatori, c’è anche Arya, che si trova nei guai quando le guardie dei Lannister irrompono nella radura dei fuggitivi cercando Gendry.

Nel finale dell’episodio, uccideranno Yoren in combattimento e cattureranno la travestita figlia di Catelyn ed Eddard: tipico crescendo HBO con finale in sospeso per un episodio avvincente che comincia a smuovere le acque senza strafare, ma facendo avanzare le pedine dell’immensa scacchiera di Martin. Come sempre, a rendere imperdibile una serie in cui l’azione e gli eventi sono centellinati, ci pensano una scrittura dai dialoghi perfetti (“Il potere risiede dove gli uomini credono che risieda”, dice Varys a Tyrion) e attori favolosi come il solito fantastico Peter Dinklage, Natalie Dormer e la piccola Maisie Williams. E il bello, lo sappiamo, deve ancora arrivare.

Cosa ne pensate di questo episodio di Game of Thrones? Se volete sapere tutto sulla serie HBO e non volete perdervi nemmeno una news o un commento state on line su Screenweek ed Episode39.

 

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