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Ciliegine – Intervista a Laura Morante.

Di laura.c

Prima di arrivare sul grande schermo, il debutto alla regia di Laura Morante ci ha messo sette anni, passando per tre diverse preparazioni che hanno visto man mano aumentare i compiti dell’apprezzata interprete. All’inizio Laura Morante doveva infatti essere solo la sceneggiatrice (insieme a Daniele Costantini) di Ciliegine, ma gradualmente ha finito per ricoprire il ruolo di regista, attrice protagonista e anche co-produttrice dell’opera, realizzata tra l’altro in Francia e, nella versione originale, in lingua francese. Nonostante le difficoltà, l’autrice è riuscita comunque a cimentarsi con quella che lei stessa definisce “una parodia giocosa della commedia sentimentale”, che più che ai classici del genere guarda a Woody Allen e ai Peanuts di Schulz.

 

Laura Morante, com’è andata questa prima esperienza come regista?

Da regista tutto sommato bene, da produttrice un po’ meno. Mi sono divertita molto a dirigere gli attori, che tra l’altro sono stati straordinari. Non solo nel loro lavoro ma anche dal punto di vista umano: sono sempre stati allegri e solidali, mi hanno dato molto sostegno. Ho trovato molto più difficile dirigere me stessa, per fortuna a mio fianco c’era Daniele Costantini, ma ho fatto un po’ di fatica. Mi dava fastidio dovermi riguardare, però alla fine l’ho superato.

Ci sono voluti sette anni per realizzare questa commedia, ne è stupita?

Sì, non lo auguro a nessuno. Una cosa è se uno deve fare un film politico, o magari in costume. Questo però era un film semplice, e non capisco perché sia stato così difficile metterlo in piedi. Con questo non voglio dare la colpa a nessuno, semplicemente è andata così. Ma non conosco altri casi di film preparati tre volte.

Come mai ha scelto proprio una commedia?

Il mio amore per la commedia è dichiarato, mi è sempre piaciuta, nonostante sia considerata un’attrice sostanzialmente drammatica. Il che pure non mi dispiace, però come inclinazione sentimentale devo dire che la commedia mi è molto congeniale, perché è una forma di espressione più pudica. Il dramma mi pone qualche problema di carattere etico, perché lì la distinzione tra il recitare e il fingere non mi sembra abbastanza netta. Nella commedia invece si recita, non si finge, e questa è la ragione per cui amo molto questo genere e la tragedia, un po’ meno il dramma.

Invece perché questo titolo, “Ciliegine”?

Viene dalla scena da cui è nato l’intero film, cioè quella in cui la protagonista, Amanda, rompe col fidanzato perché lui prende l’unica ciliegina sulla torta. Ovviamente questo diventa un gesto emblematico e la ciliegina un simbolo, e da qui la decisione di metterlo al plurale. Inoltre nel film c’é uno psicanalista che finirà per intitolare così il suo libro, e ci divertiva l’idea di un trattato dal nome “Ciliegine”, che la dice lunga sulla validità dello stesso.

 

Perché un’attrice italiana esordisce come regista in Francia?

Magari se fossi stata più tenace sarei riuscita a farlo anche in Italia, forse non sapevo bene come muovermi e a chi rivolgermi. La scelta è venuta per così dire da sola, perché io lavoravo in Francia in quel momento ed è stato il produttore a chiedermi di fargli leggere la sceneggiatura. Forse se non ci fosse stata questa occasione avrei ricevuto qualche riscontro anche in Italia, non saprei.

Ha detto di aver scritto un trattamento drammatico insieme a Daniele Costantini? Si tratta di un’altra versione di questo film o di materiale per il suo prossimo film da regista?

È una cosa completamente diversa, anche se fa capo sempre a un universo femminile. Le protagoniste sono due donne e il titolo è “Falsa Pista”. Si tratta appunto di un film drammatico, anche se noi, scrivendo, abbiamo sempre la tentazione di inserire un po’ di umorismo, non possiamo farne a  meno. Potrebbe diventare il mio secondo film, ma solo se non ci vorranno altri sette anni!

Lei cosa preferirebbe per il suo prossimo progetto, essere attrice o regista?

Posso dire la verità? Regista!

Ciliegine è un film deliziosamente femminile, ma parla anche delle tendenze distruttive che a volte sono proprie delle donne.

Sì, penso che Amanda si renda perfettamente conto di avere questo atteggiamento distruttivo, solo che non può evitarlo perché ha paura. In fondo è molto romantica, molto sentimentale, e il film, affettuosamente, mette in scena tutti i cliché della commedia sentimentale, poiché la protagonista è una donna i cui sogni si sono cristallizzati a quelli che aveva da adolescente.  La sua perciò è una battaglia perpetua in difesa dei propri sogni, non vuole scendere a compromessi con la realtà, che deve rispecchiare esattamente ciò che lei sognava a 14 anni. Tutto ciò però è impossibile, ed è questa la chiave per capire il personaggio.

 

Quanto c’è di autobiografico in Amanda?

Questo me lo chiedono tutti, ma non lo dirò mai! Scherzi a parte, naturalmente c’è qualcosa di autobiografico, non solo nel senso di me stessa ma anche di molte persone che ho visto e conosciuto nella realtà. Certo, mi è capitato di impuntarmi su particolari sciocchi che per me si facevano un segnale chiarissimo di qualche altra cosa, ma credo che molti si siano trovati in situazioni simili. Tra l’altro a me piace molto osservare le persone, per cui Amanda è un ritratto di tante donne, una riflessione sui comportamenti e sulle paure femminili. Sulle loro fragilità e la loro diffidenza. Amo le persone dal cattivo carattere perché spesso difendono solo qualcosa di estremamente fragile, e magari prezioso. Non mi fermo mai davanti a cancelli, lucchetti e casseforti, vado fino in fondo, perché spesso l’accesso alle persone interessanti è più difficile. Ovvio che ci sono delle eccezioni: persone “facili” meravigliose e persone “difficili” assolutamente mostruose, ma nel film ho voluto raccontare il mio affetto per i personaggi dal carattere complicato.

Alla fine il principe azzurro esiste?

È una nostra proiezione. Quello che Amanda dovrebbe accettare è che i sogni hanno valore in quanto sogni, ma la realtà non è la materializzazione di un sogno, è un’altra cosa. Nessuno vuole negare l’importanza dei sogni, che a volte ne hanno più della realtà, ma questa purtroppo non si può costruire sui nostri desideri. Si deve costruire in altro modo, magari tenendo qualcosa del sogno e qualcos’altro no.

Ha detto di essersi ispirata ai Peanuts di Schulz, che come riferimento è molto particolare per un film.

Sì, ho un grande amore per Schulz, non so neanche bene come esprimerlo, ma sicuramente mentre scrivevo lui c’era. Non so quanto ciò sia percepibile nel risultato finale, ma lo tenevo sempre presente. Forse è per questo che tutti i personaggi del film sono un po’ bambini.

 

Ciliegine uscirà nelle sale italiane il 13 aprile, distribuito da Bolero Film. Qui trovate la nostra recensione del film.

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