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The Lady – La recensione in anteprima.

Di laura.c

Dopo aver aperto l’ultimo Festival internazionale del film di Roma, esce nelle sale italiane The Lady, film biografico firmato dal regista francese Luc Besson e dedicato alla leader del movimento democratico birmano Aung San Suu Kyi. Una personalità straordinaria, che ha lottato per riportare la libertà nel proprio Paese accettando con grande dignità una prigionia lunga 15 anni, durante la quale è stata tenuta in isolamento quasi completo dal regime militare. Dopo essere uscita più che vittoriosa dalle elezioni del 1990, le prime indette in Myanmar da decenni, Aung San Suu Kyi venne infatti costretta agli arresti domiciliari, lontano dal partito, dai media e soprattutto dalla sua famiglia, di nazionalità inglese. Un sacrificio che le è valso il Nobel per la Pace, ma anche l’estremo dolore di non poter assistere nemmeno alla morte di suo marito, il professor Michael Aris, né di poter veder crescere i suoi due figli.

Un personaggio storico incredibile, che solo negli ultimi anni è riuscito a tornare alla ribalta non solo per le continue vessazioni subite dal governo del Myanmar, ma anche per la sua liberazione datata 2010, che potrebbe preludere a una prossima vittoria alle elezioni in programma nella ex-Birmania per i primi di aprile. Anche con riferimento all’attualità, è perciò indubbia l’importanza documentale del film di Besson, che da pochissimi materiali di partenza ricostruisce la storia di un Paese per lo più ignorato dai media internazionali e dei suoi eroi, pronti a sacrificare tutto in nome della democrazia e del rispetto dei diritti umani. Come spesso accade quando si ha a che fare con un contenuto così potente, tuttavia, anche in The Lady il cinema sembra fare un passo indietro, mettendosi completamente a servizio delle istanze, diciamo, “morali” dell’opera.


Qui la prima evidente incongruenza: Besson non è certo un regista abituato ad avere per le mani la realtà, tantomeno una realtà così attuale e densa di impegno politico. Inevitabile dunque scorgere alcuni tratti un po’ fuori luogo, ma tipici del suo cinema d’azione, come la colonna sonora, che aiuta a giostrare il patos di alcuni passaggi narrativi ma che a volte trae in inganno, non introducendo quasi mai vere sequenze ad alta tensione. Difficile poi non notare la scarsa caratterizzazione dei cattivi, i generali della dittatura militare: figure molto caricaturali, perlopiù criminali vagamente psicopatici dipinti senza alcuna problematicità, come ben si addice a dei gangster di un thriller piuttosto che a un film storico o a un biopic.

Inutile poi sottolineare che Aung San Suu Kyi non è Nikita, e che la sua lotta pacifista non si è mai esplicata nella violenza delle armi, bensì nel dramma dell’isolamento, nell’esemplarità di un’attesa talmente immobile e dolorosa da assumere i tratti del martirio. Il personaggio reale della leader birmana esprime una forza dirompente che né il regista, né la pur brava interprete Michelle Yeoh, sono riusciti a rendere in tutta la sua portata, forse perché troppo concentrati nel celebrare il mito invece che nel raccontarlo. A favore dell’impianto scelto da Besson, c’è tuttavia la particolarità di aver concesso molto spazio al personaggio del marito di Aung San Suu Kyi (interpretato da David Thewlis). Capita spesso di vedere figure di americani o di europei che compaiono a corredo dei grandi protagonisti di film ambientati al di fuori del Nord del mondo, più raro è che gli si dedichi così tanta cura e attenzione. Ma più che eurocentrismo, si tratta dell’esigenza di mettere in risalto l’umanità e il sacrificio personale di Aung San Suu Kyi, oltre a costituire un ottimo escamotage per approcciarsi a una donna di tale levatura partendo da un punto di vista più immediato e accesibile. Suggestivo, infine, lo scarto cromatico molto ben marcato tra l’Europa, continente freddo e un po’ spento, e il Myanmar, dove l’esplosione di colori caldi sembra voler suggerire la vitalità di quei popoli cui non è concesso il lusso di dare per scontati i loro diritti fondamentali e la loro libertà.

The Lady, uscirà nelle sale italiane il 23 marzo, a breve distanza dalle elezioni in Myanmar. Per maggiori informazioni e per rimanere sempre aggiornati cliccate sulla scheda in basso.

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