Screenweek intervista Danny DeVito, doppiatore del Lorax.

Screenweek intervista Danny DeVito, doppiatore del Lorax.

Di laura.c

Chi lo segue su Twitter, stamattina avrà notato una nuova foto del suo “piede da Troll” (#Trollfoot per gli interessati) campeggiante su Trinità dei Monti. Naturalmente stiamo parlando del mitico attore di origine italoamericana Danny DeVito, giunto a Roma oggi insieme al giovane collega Zac Efron per presentare anche al pubblico italiano il film di animazione Lorax – Il Guardiano della Foresta (la nostra recensione qui), tratto dal celebre racconto illustrato per ragazzi di Dr. Seuss. Noi lo abbiamo incontrato per chiedergli di questa esperienza, che lo ha portato a doppiare il personaggio principale del film, la piccola e magica creatura che protegge la natura parlando a nome degli alberi. E parla davvero tanto, visto che DeVito non ha doppiato solo la versione inglese e italiana del film, per ovvie affinità biografiche, ma anche quella spagnola, tedesca e russa! L’incontro, però, è stato anche un’occasione per farci raccontare della sua favolosa carriera, non solo di interprete in film di culto (Qualcuno volò sul nido del cuculo, Batman – Il Ritorno), ma anche di regista (La guerra dei Roses, Hoffa: santo o mafioso?) e produttore (Pulp Fiction).

 

Danny, com’è nata questa storia del piede?

Beh intanto ho dei piedi davvero brutti e molto poco curati, il che di solito non è bene per una celebrità! Però l’idea mi è venuta a causa della serie tv in cui ho recitato negli ultimi anni, C’è sempre il sole a Philadelphia, dove abbiamo inscenato un musical in cui mi toccava la parte del Troll. E mentre me ne stavo con quel costume da mostro, mi è venuto in mente per la prima volta di fotografare il mio piede da Troll col cellulare, che porto sempre con me. Poi l’ho postata su Twitter, e da lì è nata una serie di foto col mio piede ovunque!

Sì, sei piuttosto attivo su Twitter. Ma li scrivi proprio tu i post?

[Ci mostra bene in evidenza il cellulare, ndr] La prima volta non sapevo assolutamente cosa twittare. Ma siccome C’è sempre il sole a Philadelphia è molto, molto, irriverente, ho scritto solo: “Mi vanno a fuoco le palle”. E ho avuto molto riscontro, perciò ho continuato così.

 

Hai doppiato il Lorax in italiano, ma lo sai parlare?

No, assolutamente. Parlo come un italoamericano del New Jersey! Una volta un cameriere non riusciva neppure a capire che gli stavo chiedendo una tazza di caffè, così sono andato al tavolo vicino, ho strappato la tazza a un tipo e gli ho detto urlando “Una tazza di caffè”! Così finalmente mi ha capito, ma guardandomi davvero storto. Però devo dire che non vedevo l’ora di venire in Italia, e mi è sempre dispiaciuto di non essere capace di parlare bene la lingua. Il Lorax mi ha dato l’opportunità di farlo, seguito da bravissimi professionisti, che sono venuti sin dall’Italia per aiutarmi. Abbiamo provato insieme ogni singola battuta, perché ho accettato di doppiare il film in altre lingue a patto di farlo a puntino, senza rischiare di essere imbarazzante. Mi ci vorrebbe un po’ più di tempo per imparare a parlare italiano fluentemente, ma d’altra parte mi ricordo che si diceva che Marcello [il Mastroianni lo dà per scontato ndr] avesse avuto più di una difficoltà a imparare l’inglese. Mi conforta pensare di confrontarmi con uno come lui su questo terreno.

E come hai fatto a mantenere i tempi comici in italiano?

Beh prima ho dovuto imparare molto bene la grammatica e la pronuncia delle parole. Una volta superato questo scoglio, ho cominciato a studiarmi tutto di nuovo per inserirci anche l’emozione e dar vita al personaggio. In fondo non è così diverso da quello che si fa di solito.

Tra l’altro non è la prima volta che ti trovi in sala di doppiaggio: lo hai già fatto con Hercules e con Mio Mini Pony. Qualche differenza?

No, non molte. Mio Mini Pony l’ho fatto per mia figlia, che era ancora piccola all’epoca e pazza dei Mini Pony! Anche Hercules è stato molto tempo fa ma non ricordo alcuna differenza sostanziale. L’unica cosa è che adesso la tecnologia permette di lavorare più velocemente, e che ormai c’è sempre una telecamera piazzata su di te in sala di doppiaggio. Stavolta, tra l’altro, hanno spedito il girato fino in Francia per permettere agli animatori di lavorarci su.

Come ti sei trovato con questo metodo di lavoro della Illumination Entertainment?

Molto bene. Grazie a Chris Meledandri, in quello studio si respira un’aria incredibilmente familiare, si prendono cura di te come i tuoi genitori, o come in una boutique. Ti senti meno solo, meno lasciato a te stesso.

E ti sei riconosciuto nel personaggio?

In realtà sono sempre stato stupito di quanto mi assomiglia il Lorax! Sembra quasi che il Dr. Seuss mi abbia visto prima di inventarlo, e questo vale anche per la versione del film. È pieno di energia, è una bomba ed è molto basso! Tra l’altro, cosa molto divertente, non porta le mutande. E poi a Beverly Hills è risaputo che anch’io vivo in un tronco d’albero. Lo trovo molto silenzioso e confortevole.

Che impressione ti fa pensare di essere la voce del Lorax, e che lo sarai per molte generazioni a venire?

È stupendo. Conoscevo molto bene il libro, è sempre stato di casa da noi e ho passato questa mia passione anche ai miei tre figli. È una storia incredibile e visionaria, soprattutto se considerate che è stata scritta 40 anni fa. Trovo che sia molto importante trasmettere ai giovani il messaggio del libro, che non è contro l’industria, come ha detto qualcuno. Il Lorax vuole solo aprire gli occhi alla gente, farle capire che non bisogna essere così cinici e concentrati sul presente altrimenti ci ritroveremo tutti come il personaggio di Once-ler, rinchiusi in un mezzo al nulla aspettando che qualcuno venga a salvarci. Non si può solo prendere dalla natura.

A proposito di giovani, ti fa piacere essere affiancato da una stella nascente come Zac Efron?

Sì assolutamente, è bello vedere tutta l’energia che esprimono i giovani attori, e mi è piaciuta molto l’idea dei realizzatori di aggiungere nel film una storia d’amore tra i ragazzi, doppiati da Zac Efron e Taylor Swift. Nella nuova versione è questo sentimento che spinge il personaggio di Zac a fare l’impossibile pur di trovare un vero albero e salvare la Natura, e credo che questo darà ai giovani una possibilità in più per identificarsi con la storia, perché fare follie per qualcuno che ami è una cosa che ci accomuna tutti.

Nella tua vita sei stato anche produttore e regista. Ti andrebbe di rifare La guerra dei Roses?

No per carità, è bastata una volta! Per la produzione, invece, è andata così: dopo il successo avuto con La Guerra dei Roses, finalmente mi sono guadagnato il final cut, che è stata una grande conquista dal punto di vista artistico. Così, da produttore, ho cercato di dare fiducia ed estendere questa facoltà a giovani artisti come Soderbergh e Tarantino. Ho usato l’influenza che avevo all’epoca per diventare “il campione” degli artisti. Ma poi è sopravvenuto il business: la compagnia si è sciolta, io ho cominciato con la serie tv ed è andata così.

E Pulp Fiction?

Quella fu una scommessa. Mi portarono la sceneggiatura de Le Iene: volevo farlo assolutamente, ma era stato già girato! Allora chiesi di incontrare Tarantino e ci accordammo subito per il suo film successivo. Quando mi arrivò la sceneggiatura di Pulp Fiction era di una cinquantina di pagine, che per uno studio di Hollywood era inaccettabile. Allora prima di portarla lì, il che era indispensabile per i finanziamenti, la feci cronometrare, ma con l’accortezza di chiedere che fosse cronometrata con la parlata stranissima di Tarantino. Così diventò di una lunghezza accettabile. Ma comunque lo studio la rifiutò. Perchè? Mi dissero che era un film troppo violento… E me lo dissero l’anno in cui avevano in uscita Cliffhanger. Non ci potevo credere…

C’è invece qualche regista con cui ti piacerebbe lavorare?

In realtà, mi sono trovato benissimo con Tim Burton. Qualsiasi cosa faccia, riesce sempre a realizzare scene magnifiche dal punto di vista visivo. Se fosse vivo, risponderei Fellini, subito. Ma tra i registi che ci sono, direi sicuramente Tim, che è un vero artista e che è quanto ci sia di più simile a Fellini al momento.

The Lorax arriverà nelle sale italiane il 1 giugno 2012. Per tutte le news sul film e per rimanere aggiornati cliccate sul riquadro sottostante (anche sul Mi Piace) mentre il trailer italiano è QUI.

Fonte: Screenweek

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