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Romanzo di una strage – La recensione in anteprima.

Di laura.c

Marco Tullio Giordana ci ha già abituato a grandi opere corali e globali, con l’ambizione di aprire spiragli a tutto tondo sulla realtà italiana. Quella di ieri come di oggi, varie epoche prese singolarmente o messe a confronto, con un occhio sempre rivolto a indagare le ferite ancora aperte e i nodi irrisolti di una Storia che per molti versi deve ancora trovare il coraggio e la serenità per fare i conti con se stessa. E questa volta a passare sotto la lente del regista, accompagnato dagli sceneggiatori Sandro Petraglia e Stefano Rulli,  è stato uno degli episodi in assoluto più controversi vissuti dal nostro Paese, vale a dire quella strage di piazza Fontana su cui dal 1969 si accumulano indagini, processi e mezze verità che, secondo gli autori, era giunto il momento di ricondurre a un quadro coerente e completo. Soprattutto a beneficio delle nuove generazioni cui spesso non sono offerti molti strumenti per conoscere e appassionarsi alle vicende che costituiscono la nostra Memoria.

Il fatto, nel caso ci fosse bisogno di rievocarlo, risale al 12 dicembre del ’69 quando, agli albori delle grandi contestazioni, un ordigno piazzato a Milano presso la Banca Nazionale dell’Agricoltura uccise diciassette persone e ne ferì ottantotto, shockando l’opinione pubblica e innescando una sorta di caccia al colpevole di cui caddero vittime prima di tutti l’anarchico Giuseppe Pinelli, e poi il commissario di polizia Luigi Calabresi che della morte di quest’ultimo, volato da una finestra della questura di Milano durante un interrogatorio, fu ritenuto responsabile soprattutto da alcune frange dell’estrema sinistra. Intorno a loro, l’intreccio investigativo di indizi e depistaggi che negli anni fece emergere l’esistenza di una cospirazione da parte di ambienti neonazisti veneti legati a settori deviati dei servizi segreti. Dai tanti procedimenti giudiziari avviati sul caso, tuttavia, non sono mai scaturite condanne definitive e in 33 anni si sono susseguite sentenze contraddittorie che, secondo i realizzatori del film, non hanno reso giustizia alle tante vittime di Piazza Fontana. Da qui l’idea di un film che, come ha detto Rulli, potesse riunire i vari pezzi di verità svelati in questi decenni riportandoli a un unico filo dotato di senso.

 Il titolo, Romanzo di una strage, è invece un omaggio a quel Pier Paolo Pasolini che scrisse “Io so ma non ne ho le prove”, e che cadde anche lui vittima dell’ennesimo misterioso delitto della nostra Repubblica. Un omaggio dovuto da chi è convinto che quell’affermazione, all’epoca provocatoria e dirompente, oggi si possa declinare alla prima persona plurale, e che sia un dovere civile fare finalmente i nomi di chi si rese responsabile di tali atrocità. C’è perciò chi ha accostato l’opera di Marco Tullio  Giordana a Rosi e a quel cinema di denuncia o d’impegno civile rimasto a lungo sopito e solo oggi pronto a riaffacciarsi alla ribalta di uno scenario molto diverso, anche dal punto di vista culturale, dove paradossalmente certi eventi del passato riescono a suscitare enormi fervori e allo stesso tempo enorme indifferenza.

 Non c’è perciò nessun dubbio che Romanzo di una strage centri l’obiettivo di dare un bello scossone alla coscienza collettiva, forte di un’operazione di riconciliazione con la Memoria del Paese che ha preso le mosse anche a livello istituzionale. E forte dell’ennesimo meraviglioso cast messo insieme dal regista. A Pierfrancesco Favino e Valerio Mastandrea, rispettivamente Pinelli e Calabresi, rimarrà il merito di aver restituito un potente lato emotivo e umano a due figure negli anni fortemente ideologizzate. Ma anche la Licia Pinelli di Michela Cescon è un ritratto di profondissima dignità che ne fa uno dei personaggi più belli e memorabili del film, nonostante il poco spazio dedicato, mentre Fabrizio Gifuni è impressionante nella sua trasformazione in Aldo Moro, e così tutti gli altri interpreti che hanno prestato il volto ai protagonisti di questa pagina buia della nostra democrazia .

Il paradosso, tuttavia, è che Pasolini forse non aveva le prove, ma aveva il fervore intellettuale che lo spinse a farsi carico, probabilmente anche a immolarsi, per una verità che riteneva non procrastinabile. Marco Tullio Giordana invece ha le prove, o perlomeno ha abbondanza di atti processuali e di fatti più o meno accertati. Quello che manca è invece quell’impeto che fu del grande poeta, al cui posto troviamo una ricostruzione melodrammatica della strage e delle figure che ne vengono individuate, a ragione o a torto, come eroi e martiri, ipotizzando per contro colpevoli e responsabilità di personaggi che ormai non potrebbero nemmeno più rispondere dell’accaduto. Il racconto ha tratti quasi didattici, segue una ricostruzione sicuramente accurata ma non problematica della strage, e si ferma al dramma piuttosto che esplorare la tragedia dei protagonisti. Più che un cinema d’impegno civile, sembrerebbe una risposta dilazionata ma non esaustiva a domande di cui nel film non si intravede la forte attualità. A sostenere Romanzo di una strage, dunque, non c’è tanto la denuncia o una forte marca d’autore, ma l’impegno di grandi attori che hanno offerto il proprio volto a un quadro molto difficile e a tratti doloroso da dipingere, prendendosi sulle spalle la responsabilità mai semplice di incarnare la Storia e le sue ferite laceranti. Purtroppo ancora lontane dall’essere rimarginate, anche dal punto di vista artistico.

Romanzo di una Strage uscirà nelle sale italiane il 30 marzo 2012. Potete trovare altre immagini del film sulla nostra scheda sul database cliccando sul riquadro sottostante. A questo link invece potete trovare la pagina Facebook ufficiale del film, mentre qui trovate la pagina Twitter.


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