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Romanzo di una strage – Intervista a Marco Tullio Giordana.

Di laura.c

Non fa mistero, Marco Tullio Giordana, di quanto Romanzo di una strage faccia capo ai ricordi personali e alla sua visione di quegli anni caldissimi, vissuti con gli occhi di un allora adolescente. E forse anche per questo gli è sembrato di imprescindibile importanza riportare sullo schermo la Milano del ’69, con le sue bombe e i suoi antri oscuri, per immortalare a beneficio delle generazioni più o meno giovani un episodio come la strage di piazza Fontana. Una parte dolorosa ma cruciale della Storia d’Italia, le cui conseguenze si sarebbero protratte a lungo nel vissuto di un Paese ancora alle prese con un passato per molti versi irrisolto (la nostra recensione QUI).

 Marco Tullio Giordana, esiste una verità su piazza Fontana?

Ormai si sa benissimo cos’è successo: un gruppo di neonazisti veneti, infiltrati dai servizi segreti italiani e stranieri, ha messo una o forse due bombe tentando di farle addebitare agli anarchici. La polizia e poi la magistratura si sono gettate subito su questa pista non  accettando altre eventualità, e solo anni dopo, grazie ai giudici Calogero e Stiz, è emersa l’esistenza di una cospirazione di matrice nera. Per cui non è che non esiste una verità: c’è, ma è stata continuamente insabbiata, ovattata, nascosta, sia dai servizi segreti deviati – per quanto questa parola mi sembri un luogo comune – sia dalla disinformazione. Se noi oggi sappiamo qualcosa, lo dobbiamo a quei giudici e a quei giornalisti che non si sono accontentati delle veline ufficiali, e penso che il film non dia allo spettatore un senso di desolazione e fallimento proprio perché vede delle persone che si oppongono a questa dinamica. Come il giornalista Marco Nozza o il commissario Calabresi, che a un certo punto capisce come lo Stato, da lui servito fedelmente, lo stia in realtà tradendo.

Quanto è importante raccontare oggi a più di 40 anni di distanza questa verità e questi fatti?

Non lo sarebbe se lo si fosse fatto allora, e se un giudizio, un’opinione su quegli avvenimenti si fosse solidificata come un dato culturale, così come sappiamo che è esistito il Risorgimento o la Resistenza. Ma non se n’è mai parlato, non si è voluti arrivare alla verità, e oggi ci sono ragazzi che se sentono “Piazza Fontana” cascano dalle nuvole. Ecco, io penso che sia un errore enorme che un giovane non sappia nulla di un capitolo della storia recente che ha riguardato i suoi genitori, e non sappia esprimere a riguardo un’emozione prima ancora di un giudizio.

Però alla fine del film lei dice che non ci sono colpevoli.

Questa è la realtà. O almeno non ci sono condannati, perché la Cassazione nel 2005 ha individuato i colpevoli in Freda e Ventura, ma ha detto di non poterli condannare perché già assolti in precedenza da un’altra sentenza, sempre della Cassazione. Un po’ come O.J. Simpson: le prove vengono fuori dopo e lui l’ha scampata. Però si è arrivati a questo nel 2005, dopo un sacco di tempo.

Il commissario Calabresi è stato a lungo un personaggio controverso. Ora lei apre anche a un’altra possibile interpretazione del suo assassinio.

Visto che il film non si occupa di questo, non voglio aprire un capitolo del quale nemmeno io so abbastanza. Però in generale il mio atteggiamento è questo: le sentenze si commentano, si vede se sono fatte bene, perché la magistratura quando dà un giudizio fa una rappresentazione, un po’ come un’opera d’arte. E non è detto che le rappresentazioni date siano quelle giuste. Io non voglio essere colpevolista o innocentista, mi chiedo solo se abbiamo capito bene cos’è successo davvero.

Perché questo titolo?

Perché così si chiamava un articolo illuminante di Pier Paolo Pasolini, apparso sul Corriere nel ’74 col titolo “Che cos’è questo golpe?”, poi raccolto negli Scritti Corsari nel ’75, anno della morte di Pasolini, come “Il romanzo delle stragi”. Nel ’74 erano già avvenute altre stragi, e in quell’articolo lui le interpretava e ne trovava il filo. Faceva quello che deve fare un intellettuale, cioè prendere degli elementi sparpagliati, le tessere di mosaico, e metterle insieme affinché si capisca cosa è avvenuto. Il mio invece è il romanzo di una di queste stragi, la prima e forse la madre di tutte le altre, ma non l’ho indagata come farebbe un magistrato o un poliziotto, bensì come artista. E l’arte deve dare una rappresentazione più larga possibile, toccando le emozioni degli spettatori e non facendo una lezione pedante di storia a una classe di ragazzini riottosi, che non vede l’ora che suoni l’intervallo.

Perché la figura di Aldo Moro, non direttamente collegata con la strage?

Perché Moro era Ministro degli Esteri, aveva sventato il colpo di Stato del ’64, era molto coinvolto come personaggio politico. Poi mi interessava raccontare le ripercussioni dell’evento sul Palazzo, perché era il Palazzo quello che oggi definiremmo l’utilizzatore finale della strage. Quindi Moro è importantissimo, anche per aver fermato il colpo di Stato, o la debolezza verso l’idea di un colpo di Stato, ed è ciò che gli verrà fatto pagare nel ’78.

 

Potremmo dire che dal film emerge come Pinelli e Calabresi siano stati entrambi vittime del sistema?

Non direi del sistema, ma di sicuro si possono aggiungere alle diciassette vittime di Piazza Fontana. E anche, aggiungo io, il mio compagno di scuola Saverio Saltarelli che l’anno dopo, durante una commemorazione della tragedia e gli scontri che ne seguirono, fu ucciso da un candelotto lacrimogeno sparato dai carabinieri ad altezza d’uomo. Anche lui è stata una vittima, anche se pochi lo ricordano, così come si potrebbe aggiungere alle vittime di Piazza Fontana tutte quelle venute dopo, perché avendo rotto la fiducia nello Stato, nella convivenza, ha autorizzato alcuni a pensare che ci si dovesse difendere addirittura con le armi. Le conseguenze operative e anche psicologiche di quell’evento sono state devastanti. Non avremmo avuto il terrorismo senza Piazza Fontana, di questo sono sicuro.

 

Romanzo di una Strage uscirà nelle sale italiane il 30 marzo 2012. Potete trovare altre immagini del film sulla nostra scheda sul database cliccando sul riquadro sottostante. A questo link invece potete trovare la pagina Facebook ufficiale del film, mentre qui trovate la pagina Twitter.

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