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17 ragazze – La recensione in anteprima.

Di laura.c

Una gravidanza inattesa, un’adolescente spaventata e sola in una decadente città portuale dimenticata dalla società postmoderna. Potrebbe sembrare l’inizio di un film del pigro pomeriggio televisivo, e invece questo spunto si è trasformato in materiale dirompente nelle mani di Delphine e Muriel Coulin, due sorelle francesi al loro primo lungometraggio da registe. L’opera s’intitola 17 ragazze, è stata presentata con successo sia al festival di Cannes sia a quello di Torino, e prende spunto da un episodio di cronaca tanto reale quanto inquietante: quindici liceali rimaste tutte incinta contemporaneamente nella stessa scuola, situata in un centro relativamente piccolo del Massachusetts. Una storia che ha colpito talmente tanto le due cineaste da volerne trarre un film in cui – va da sé – viene affrontata una serie molto complessa di tematiche estremamente sensibili: dall’emancipazione femminile all’aborto, dalla sessualità dei giovani fino a un contesto socio-economico disastrato, in cui sembra difficile scorgere prospettive per il futuro.

Quello che hanno fatto Delphine e Muriel Coulin è stato in pratica appropriarsi di questa notizia, appresa da poche righe su un quotidiano francese, trasportarla all’interno della realtà del proprio Paese e usarla per descrivere un’utopica ribellione, tutta al femminile, contro il modello di vita vuoto e squallido proposto alle nuove generazioni che si affacciano al mondo degli adulti. Le protagoniste del film, le 17 ragazze del titolo, non sono infatti dipinte come pazze sconsiderate bensì come incoscienti rivoluzionarie: sono semplici teenager che, al pari di tutte le altre, sognano di cambiare il mondo, e per farlo decidono di sfruttare l’unica vera arma in loro possesso, cioè la padronanza del proprio corpo. La loro idea è mettere al mondo e crescere tutte insieme delle nuove vite, per ribellarsi contro chi pretende di gestire la loro e, tra l’altro, di incanalarla verso le deprimenti direzioni indicate dall’attuale frangente storico ed economico.

Un intreccio di significati e problematiche reso volontariamente esplicito dalle due autrici del film, che riescono a far esporre alle protagoniste tutti questi nodi cruciali senza mai scadere nella mera didascalia e nel patetismo. Certo, per farlo le sorelle Coulin scelgono una via non facile e potenzialmente pericolosa come quella della gravidanza, fase della vita femminile su cui si consumano ancora oggi terribili fratture ideologiche, religiose, etiche, sociali e quant’altro. Una volta digerita l’idea delle quindici adolescenti incinta, tuttavia, si cominciano ad apprezzare senza grande sforzo gli altri punti di forza del film, non da ultimo uno stile di regia molto asciutto e sobrio, tipico di un certo cinema francese, ma con il valore aggiunto di riuscire quasi ad “accarezzare” le ragazze sullo schermo. Nonostante sia chiara la suggestione esercitata sull’occhio della macchina da presa da queste giovani donne forti e fragili, intente a scoprire la propria maturità, lo sguardo delle registe non si fa mai troppo invasivo, lasciando spazio a gesti ed espressioni quasi perfette nella loro semplicità. Per questo bisogna forse ringraziare l’esperienza di Muriel, che sarà anche al suo esordio da regista in un lungometraggio, ma che vanta una carriera di assistente operatore per autori come Kieslowski, Malle e Kaurismäki.

La scelta estetica, tra l’altro, accompagna quella ideologica di non giudicare mai le protagoniste e di accompagnarle nel loro viaggio senza retorica, per suscitare domande a cui non sono e non devono essere queste 17 figure di adolescenti a rispondere. Un film molto interessante, potente e delicato allo stesso tempo, cui va riconosciuto il coraggio di osare indipendentemente da cosa si pensi dei temi tirati in causa.

 

17 ragazze  uscirà nelle sale italiane il 23 marzo distribuito da Teodora Film e Spazio Cinema.

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