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Pezzi di cinema, Atto di forza

Di Marco Triolo

Questa settimana operiamo un completo angolo di 360 gradi dall’ultimo Pezzo di cinema, vale a dire King Kong, per tornare un po’ più sui binari della fantascienza moderna. E tocchiamo una pellicola che in vent’anni è già diventata un classico del genere, lo spettacolare Atto di forza di Paul Verhoeven. Tratto da un racconto del sempreverde Philip K. Dick (anche autore dei testi che hanno ispirato Blade Runner e Minority Report), il film fu girato all’apice della carriera di Arnold Schwarzenegger e di quella hollywoodiana di Verhoeven, che unirono le forze per un brutale e divertentissimo sci-fi che, pur iniettando una grande dose di action violentissima estranea alle storie di Dick, rispettarono l’assunto di fondo della sua opera: la realtà non conta, conta solo la percezione di essa.

In questo caso, è l’operaio Douglas Quaid a essere incerto sulla vera realtà: i suoi ricordi gli dicono che è stato una super-spia su Marte, ma queste memorie potrebbero essere o meno il frutto di un impianto da lui stesso richiesto alla compagnia Rekall, specializzata in memorie artificiali. Una prima stesura dello script, a opera degli sceneggiatori di Alien, Dan O’Bannon e Ronald Shusett, fluttuò per un bel po’ di tempo a Hollywood, finché Dino De Laurentiis non acquisì i diritti del progetto a metà anni Ottanta. De Laurentiis considerà Richard Dreyfuss e Patrick Swayze per il ruolo di Quaid, finché David Cronenberg non subentrò alla regia e chiese William Hurt. Il progetto cadde ancora una volta nel limbo quando De Laurentiis fu spaventato dal flop di Dune.

A questo punto, Schwarzenegger convinse la Carolco a comprare i diritti di Atto di forza e ottenne il diritto di veto sulla scelta del produttore, del regista, dello sceneggiatore e degli attori. Propose dunque il film a Verhoeven, perché era rimasto colpito da Robocop (per il quale era stato anche considerato). Verhoeven chiamò dunque Gary Goldman per aiutare Ronald Shusett a completare lo script, in cui sopravvivono alcune idee di Cronenberg, che aveva ideato i mutanti, tra cui il mitico Kuato. Ne esce uno degli ultimi grandi blockbuster praticamente privi di CGI, che venne lanciata nella stratosfera solo un anno dopo da un altro film con Schwarzenegger, Terminator 2.

Un’ultima curiosità: dato il successo del film, i produttori considerarono di realizzarne un sequel. Total Recall 2 sarebbe stato basato sul racconto “Minority Report” e avrebbe visto Quaid nel nuovo ruolo di poliziotto. I pre-cog, visti anche nella versione di Steven Spielberg, sarebbero stati mutanti marziani. Assurdo, ma affascinante, non c’è che dire.

A seguire, la leggendaria entrata in scena di Schwarzenegger al suo arrivo su Marte. La qualità purtroppo è scarsina, se volete vederla in HD, cliccate qui.

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