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Justified, la première della terza stagione

Di emanuele.r

Attenzione: il seguente articolo può contenere spoiler. Leggetelo a vostro rischio o se avete visto l’episodio. 

Dopo il trascinante finale della scorsa annata, in cui sia Raylan che Ava si beccarono un proiettile e la terribile Mags si è suicidiata, torna Justified con una terza stagione cominciata qualche giorno fa negli USA. La serie sviluppata da Graham Yost a partire da un racconto di Elmore Leonard, riparte quindi con un protagonista un po’ debilitato, dei cambiamenti sul fronte dei cattivi e una nuova minaccia all’orizzonte.

Mentre Raylan infatti si riprende dalla sparatoria con cui si concludeva la seconda stagione, Ava, Arlo e Boyd dal carcere si trovano con il carico di marijuana dei Bennett da smerciare. Intanto un venditore di orologi viene ucciso da un uomo sotto controllo federale, Fletcher Nix, il quale agisce come sicario della dixie mafia, la mafia del sud degli States che proprio in Kentucky ha la sua base. The Gunfighter, scritto da Yost con Fred Golan e diretto da Michael Dinner, è un episodio che – come da struttura della serie che racconta una storia durante i 13 episodi stagionali – fa ripartire il racconto dopo gli eventi dell’anno scorso, ma soprattutto ne allarga le ambizioni da racconto del Kentucky, o meglio della contea di Harlam, ad “affresco” dell’intero stato.

Il cambio di prospettiva lo dà la presenza di Robert Quarles, uomo “d’affari” che si presenta al cospetto di Emmitt Arnett, e che finisce la puntata a capo della mafia del sud degli Stati Uniti dichiarando guerra, in pratica, ai marshal e a Raylan in particolare, il quale nel dare la caccia a Nix, sospettato da subito dell’omicidio del venditore di orologi, arriva a un passo da Quarles e Arnett  dopo una soffiata fasulla della segretaria di quest’anno, imbeccata dal futuro leader della dixie-mafia per depistare gli agenti e preparare l’imboscata (nel quale anche la povera e ingenua dipendente troverà la sua fine). Sarà questo il nuovo cattivo che Raylan si troverà ad affrontare durante questo terzo ciclo di Justified, ma ciò che lo circonda non è così benevolo per il marshal.

Innanzitutto Boyd, con cui il dolorante e a mezzo servizio Raylan ha una rissa a inizio episodio, fa di tutto per finire in carcere, dove ha più di un conto da regolare con Dickie, come mostra l’ultima scena dell’episodio (aperto e chiuso dal personaggio migliore, buone premesse); e poi la parte marcia della famiglia Givens, ossia il padre Arlo, che ha deciso di gestire il carico enorme d’erba lasciato da Mags. Ma non solo lui e Devin non sono propriamente delle cime, avendo fatto marcire gran parte del prodotto, ma non accettano gli ordini di Boyd dal carcere, dati attraverso Ava, di bruciare tutto il carico: le intemperanze di Devin, già manifestate con un possibile compratore, gli fanno meritare un padellata in faccia e gli fanno capire chi comanda in quella casa.

Mentre Raylan, nel tempo libero, cerca di gestire l’imminente paternità, la sceneggiatura si presenta come un ottimo equilibrio tra le nuove storyline, i conti in sospeso trattati con la consueta e amabile ironia e personaggi a cui basta poco per imprimersi nella memoria: come Fletcher (ottimo Desmond Harrington), che pare uscito da una rilettura di Non è un paese per vecchi, e che sfida Ray a un giochetto di velocità a cui il nostro vince “barando”. La regia per il resto non fa un piega e dove non c’è la tensione dei giorni migliori c’è la bravura di un team di sceneggiatori quasi infallibile, e un grande cast: Timothy Olyphant ovviamente è mattatore, ma da Walton Goggins a Joelle Carter passando per Neal McDonough sono uno migliore dell’altro. Sono questi i punti di forza e le garanzie di una serie che sa convincere anche negli episodi minori, e per questo conquista il pubblico. Se avete perso la seconda stagione va in onda questi giorni su AXN (piattaforma Sky); se invece la seguite dagli States che ne pensate e che ne pensate di questa première? Commentate questo articolo e restate su Screenweek ed Episode39.

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