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American Horror Story, il commento a Giù la maschera

Pubblicato il 18 gennaio 2012 di emanuele.r

Attenzione: il seguente articolo contiene spoiler. Continuate a leggere a vostro rischio o se avete visto l’episodio. 

E’ arrivato il momento di stringere i tempi e sciogliere i nodi: American Horror Story, in onda il martedì in seconda serata su Fox, sta per giungere alla fine della sua prima stagione e gli episodi si fanno più densi e tesi mano a mano. Giù la maschera (Smoldering Children in originale) è probabilmente il migliore degli episodi finora trasmessi, il più agghiacciante e quello che avvince meglio lo spettatore non solo attraverso l’orrore, ma soprattutto attraverso i personaggi.

Appena scoperto che Travis è stato ucciso, Constance viene subito sospettata del suo omicidio, anche a causa del suo passato: toccherà a Lawrence decidere se aiutarla o incastrarla. Intanto Ben cerca il perdono di Vivien ora che sa la verità, mentre Violet si trova in difficoltà con l’amore sempre più folle di Tate.  Scritto da James Wong e diretto da Michael Lehman, un episodio agghiacciante che definisce senza fronzoli e lungaggini quella che sarà l’evoluzione della serie, verso un finale in cui la famiglia Harmon e i vivi si troveranno ad affrontare la strisciante forza dei morti.

Aperto da un terrificante prologo del 1994 a casa Langdon, con Tate insofferente per la presenza di Lawrence a casa e che dopo un litigio gli dà fuoco (come accadde alle figlie dell’uomo tempo prima), l’episodio spazza via i rallentamenti della puntata scorsa per puntare dritto al disfacimento di Constance e della famiglia Langdon, ormai distrutto e devastata da tragedie e lutti, ultimo dei quali la morte di Travis, subito ribattezzato Boy Dahlia: proprio il rapporto la donna e il ragazzo causa le indagini della polizia che interroga Constance mettendola di fronte alle proprie disgrazie e colpe, su tutte il doppio assassinio dell’ex-marito e di Moira per il quale non fu incriminata ma per poco.

Più che Ben e Viv, la coppia al centro dell’episodio è quella sbilenca e mancata tra la signora Langdon e Lawrence: dopo l’ennesimo, disgustato rifiuto da parte di Constance, mentre lo visita per confortarsi, l’uomo sfigurato decide di vendicarsi prendendo tutti gli indizi dell’omicidio (che lui ha occultato) da casa Harmon per incastrare la donna. Saranno i fantasmi della moglie e delle figlie (scena toccante) a convincerlo a essere lui a dover espiare le colpe: così si costituisce sotto gli occhi increduli di Constance e in una sequenza straziante di puro mélo, le chiede dal telefono del carcere di dirgli che lo ha amato, per sopportare la prigionia, subendo l’ennesimo, definitivo rifiuto. Un momento di romantico dolore che diventa follia quando si sposta nella vicenda di Tate, folle d’amore per Violet e determinato a non farla uscire di casa per tenerla accanto a sé, anche se la scuola minaccia di denunciare lei e il padre al tribunale minorile: ma perché quest’ansia di non farla uscire di casa, tanto da aggredire il padre facendosi vedere senza maschera (“Se non ti uccido lo faccio solo per lei”) e da obbligarla quasi al suicidio?

Per proteggerla, per renderle più dolce, digeribile le verità che ha provato a nasconderle: Violet non può uscire di casa – se ne accorge provando a scappare senza muoversi dalle 4 mura – perchè, quando tentò il suicidio con le pillole (vi ricordate che ci sembrò strano come gestirono il fato?), Violet morì. E il suo corpo nascosto nella ne è la sconcertante prova.

Una verità scioccante tanto per la ragazza quanto per la spettatore che stringe ancora di più il giogo mortale attorno agli Harmon, che anche nell’economia del racconto vengono emarginati, resi inermi dal maggiore spessore dei fantasmi e della loro battaglia per avere una liberazione o una seconda chance: un episodio quindi teso fino allo spasimo che si giova di una sceneggiatura spericolata e di una regia capace di travolgere lo spettatore senza dargli un attimo di tregua per più di 40 miunti.

Per non parlare dei duetti da applausi tra Jessica Lange, fresca vincitrice del Golden Globe, e Denis O’Hare coppia impossibile che non può non entrare nel cuore del pubblico. Chissà cosa Murphy e Falchuk hanno pensato per il finale, fra 2 settimane. Intanto diteci cosa ne pensate di Giù la maschera e continuate a seguirci su Screenweek, per arrivare al finale di questa trascinante serie.