American Horror Story, la recensione di Leggende Metropolitane

Pubblicato il 14 dicembre 2011 di emanuele.r

Attenzione: il seguente articolo contiene spoiler. Continuate a leggerlo a vostro rischio o se avete già visto gli episodi.

Dopo il doppio episodio di Halloween di settimana scorsa, American Horror Story torna con il sesto episodio della prima stagione decidendo di ampliare e rialzare il gioco per lo spettatore, cominciando a rivelare – o almeno a far intuire – dettagli importanti della storyline generale facendo immaginare un quadro piuttosto inquietante: Leggende metropolitane (Piggy Piggy in originale) è un episodio importante, ma anche scritto meno bene del solito.

Tutto l’episodio è centrato su Tate e su ciò che ha combinato nel 1994, quando ha sterminato un gruppo di compagni del liceo con un fucile. Cos’è successo dopo e come mai è così giovane? Ce lo rivela l’episodio mentre racconta del nuovo paziente di Ben, ossessionate dalla leggenda metropolitana dell’uomo maiale, e della gravidanza di Viv, difficile ma che va avanti grazie all’aiuto di Constance e di una specie di medium.  Scritto da Jessica Sharzer e diretto da Michael Uppendahl, Leggende metropolitane sposta l’attenzione del racconto sulla coppia giovane, ossia Tate e Violet, mettendo la ragazza Harmon di fronte alla realtà sulla casa e le sue presenze, ben prima dei genitori: d’altronde si sa, i giovani sono più sensibili e anche sensitivi.

L’episodio si apre nel ’94, col solito flashback che stavolta però non è ambientato in casa, ma nel liceo in cui Tate compì una strage contro dei suoi compagni: contrappuntato dalla domanda ‘perché lo hai fatto?’ rivolta più volte a Tate, l’episodio apre a Violet lo sguardo su quello che significa veramente la sua casa con tutte le conseguenze sulla propria salute mentale: dopo aver scoperto su Internet la strage compiuta dal ragazzo che ama, Tate comincia un personale calvario fatto di visioni, morte, paura e risposte che non arrivano, che la porterà a confrontarsi con tutti gli spettri nascosti nello scantinato, fino al tentato suicidio, salvata proprio da Tate. Il quale, con una tecnica narrativa collaudata, rivela il proprio segreto solo al pubblico, sul finale, mentre Violet lo accoglie quasi come angelo custode, abbracciandolo: Tate è il figlio di Constance – di cui la donna parlava qualche episodio fa – e il fratello di Adelaide, ucciso dalla polizia mentre cercava di catturarlo. La rivelazione perciò si collega direttamente al modo in cui la madre di Tate si relaziona a Viv, all’attenzione per la sua gravidanza turbata da sogni e dolori alleviata con interiore cruda da mangiare e a quella frase “Ci serve questo bambino” che getta ombre lunghe e cattivi presagi. Così come la medium Billy Dean, che vediamo in due scene e che immaginiamo sarà chiave durante il corso della serie, che rivela a Violet che i morti se la legano al dito e che cerca di riportare nell’aldilà tanto Adelaide quanto Tate. Meno interessante il versante Ben: alle prese con un paziente che non sa guardarsi allo specchio per paura di venire ammazzato dall’uomo maiale della leggenda metropolitana, il segmento serve solo a farci fare un’altra tappa nel tour degli orrori di casa Harmon, il bagno.

E proprio la ridicola risoluzione di questa storia, con Derek (l’Eric Stonestreet di Modern Family) ucciso per caso dai ladri mentre allo specchio affronta le proprie paure, mette in evidenza il principale difetto di questo episodio: ossia, mentre la sceneggiatura procede intelligentemente nell’affrontare le questioni generali si dimentica quelle particolari, dell’episodio stesso che appare così più sciatto nella scrittura, confuso, raffazzonato (com’è possibile che i genitori non si accorgano dell’abuso di medicine di Violet e la scambino per depressione visto che dorme troppo?). Dove invece la regia fa un ottimo lavoro di suspense nel celare indizi, centellinarli e lasciarli emergere solo nel finale. Episodio quindi controverso, dal quale emerge però con evidenza la classe superiore di Jessica Lange, non a caso vincitrice di 2 Oscar, cesellatrice di un’interpretazione e di un personaggio imperdibile: spero se ne ricordino i giurati dei prossimi premi. Che ne pensate di questo episodio? Dopo l’articolo troverete il promo del settimo episodio. Scriveteci e continuate a seguirci su Screenweek.

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