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Scialla! Fabrizio Bentivoglio e Barbora Bobulova presentano il film

Di Leotruman

È stato presentato questa mattina alla stampa romana Scialla! (Stai Sereno), esordio alla regia di uno degli sceneggiatori più famosi del panorama italiano che è  Francesco Bruni (La Prima cosa Bella, Tutta la vita Davanti).

Presentato al recente Festival di Venezia e vincitore della sezione Controcampo Italiano, il film è stato proiettato qualche giorno fa in anteprima in 40 cinema italiani facendo registrare ben 10mila ingressi. Il passaparola sarà certamente positivo per questa bella commedia che esce venerdì nelle sale, che parla di un padre e di un figlio che non si conoscono ma sono costretti ad una convivenza forzata che cambierà la vita ad entrambi.

Alla conferenza stampa hanno parlato e presentato Scialla!, oltre al regista, i protagonisti Fabrizio Bentivoglio e Barbora Bobulova, e il giovane ed esordiente Filippo Scicchitano.

Scialla Fabrizio Bentivoglio Filippo Scicchitano foto dal film 4

Era sua intenzione fin dall’inizio usare il linguaggio dei giovani come veicolo per lanciare il messaggio della pellicola?

Francesco Bruni: Non solo era nelle mie intenzioni, ma è anche nel mio Dna. Io vengo da commedie che hanno anche affrontato temi seri, cercando sempre di utilizzare anche un tono umoristico senza disinnescarli completamene. Ho proseguito quindi in un solco che avevo già praticato cercando tuttavia di fare qualcosa di diverso dal punto di vista stilistico rispetto alle pellicole in cui avevo fatto solo lo sceneggiatore. Se no non avrebbe avuto nemmeno senso fare il salto ed esordire alla regia.

Si potrebbe vedere il film quasi come un adattamento moderno della favola di Pinocchio. Si è mai sentito come Geppetto?

Fabrizio Bentivoglio: Sinceramente non avevo mai pensato a questo accostamento. Bruno (N.d.r: il suo personaggio) ha certamente in comune con Geppetto il terrore, di trovarsi a dover ricoprire all’improvviso il ruolo paterno. Credo che sia un sentimento abbastanza comune ai padri in generale. La paura di non essere capaci di essere autorevoli, e di saper dire a volte anche “no”, forse una delle parole più difficili ed importanti da saper dire ad un figlio.

Bruni: In effetti era un archetipo che avevo in mente mentre scrivevo il copione, ed è la prima volta che mi viene fatto notare. 

Oltre alla crescita del giovane c’è anche una presa di coscienza dell’adulto. Quanto c’è di autobiografico in queste due linee narrative parallele, che alla fine convergono?

Bruni: C’è ovviamente una buona dose di ispirazione a vicende personali. Soprattutto il momento in cui ho capito che fare il padre voleva dire contrapporsi molto fortemente ad un figlio e non essergli soltanto amico e dargli affetto. Questo aspetto è certamente confluito nel film. 

È vero che il personaggio inizialmente non la entusiasmava? 

Barbora Bobulova: Inizialmente, quando mi hanno parlato del personaggio come un ex-pornodiva dell’est, non mi ha entusiasmato anche perché sono anni che cerco di togliere completamente l’accento. Interpretare quindi un ruolo che mi “mandava indietro” non mi andava particolarmente. Poi ho letto il copione che stava a casa, perché mio marito era aiuto regista della pellicola, e appena ho terminato ho preso subito il telefono in mano e ho chiamato Francesco per chiedergli se il ruolo era ancora disponibile! Mi sono innamorata di Tina, un personaggio bellissimo per nulla monocorde e pieno di colori. Come attrice, più un personaggio ha sfumature, più mi diverto ad interpretarlo e mi stimola come attrice. 

Questo film sembra anche un omaggio al coraggio delle madri single, che gestiscono i loro rapporti con i figli da sole. Che ne pensa?

Bovulova: Ne avevo forse una consapevolezza involontaria. Diventare madre di due bambine mi ha cambiato la vita, e lo stesso modo di pensare. Mentre giravo sinceramente non ci ho pensato, ma è emersa poi come in trasparenza. D’altronde credo molto nel ruolo delle madri e sono molte le difficoltà che la società che ci siamo costruiti ci pone ogni giorno.

Bruni: Le donne in questo film ci sono poco, ma sono importantissime. La mamma di Luca, tra l’altro mia moglie nella vita, lo scuote dal torpore e lo fa tornare a combattere. Anche Tina lo affronta e lo mette a nudo psicologicamente.

Nel film c’è una forte dicotomia tra un linguaggio elegante e uno caciarone. Come l’ha sviluppata?

Bruni: Paradossalmente gli ambienti dei personaggi venuti dal nulla, come la casa di Tina o quella del Poeta (N.d.r.: rispettivamente ex-pornodiva e criminale), sono maestosi e di gran classe. La casa del personaggio di Fabrizio, che dovrebbe invece rappresentare l’uomo colto, è orribile e lui stesso sembra un mezzo barbone che è stato paragonato a Lebowski, che non nascondo essere stato uno dei modelli per il personaggio. 

Per Filippo Scicchitano: come sei stato scelto per il ruolo? Fare l’attore era il tuo sogno?

Scicchitano: Io non avevo mai pensato in vita mia di fare l’attore. Non posso dire che era il mio sogno nel cassetto. È nato tutto da un giorno all’altro e sono le cose che non ti aspetti quelle che danno maggiori soddisfazioni. Un mio amico mi aveva consigliato di andare a fare questo provino, e mi sono buttato. Non c’era qual giorno Francesco ma una sua assistente, ma quando poi ha rivisto in dvd il mio provino mi ha richiamato. Dopo esserci visti 3-4 volte abbiamo costruito ulteriormente il personaggio, e mi ha pure chiesto consigli sullo stesso (in particolare sul linguaggio giovanile). Eppure non ho dovuto aggiungere o cambiare niente, perché era perfettamente realistico. 

Nel film è richiamata in diverse occasioni la metafora di Enea che scappa da Troia con il padre sulle spalle. Anche nel film quindi è il figlio che salva il padre?

Bruni: Certo, lo salva dalla tristezza, dalla malinconia, da una vecchiaia anticipata. Fabrizio fa un lavoro strepitoso di ringiovanimento progressivo che è strepitosi, nell’apparenza e anche nei movimenti. L’immagine di Enea mi ha sempre molto colpito, un simbolo e perfetta sintesi della Pietas, dell’altruismo di un figlio e del rispetto nei confronti del padre. Era tra l’altro sul frontespizio della sceneggiatura quando l’ho mandata a far leggere e sarebbe dovuta anche essere il manifesto del film. In effetti la locandina poi scelta è una rivisitazione moderna di quell’immagine simbolo dell’amore disinteressato. 

Si parla male di questa generazione. Ma non è perché non ha avuto un vero esempio? I figli forse non rispettano i padri al giorno d’oggi perché non si sono guadagnati il loro rispetto?

Bruni: Lei mi porta su un terreno pericolo, perché io confesso vorrei stare alla larga da sociologismi, non perché non lo ritenga utile ma semplicemente perché non è il mio mestiere. Io penso che questo smarrimento della nuova generazione è dovuto anche al fatto di un futuro non propriamente roseo, visto che è la prima generazione che andrà a stare peggio dei propri padri e che lo studio non paga quanto dovrebbe. È diffusa molto l’idea dell’inutilità dello sforzo.

Scialla è il titolo del film, ma è anche usato come aggettivo. Ha definito il film come “commedia scialla”. Ci può spiegare meglio cosa intende?

Bruni: Una commedia scialla è una commedia dai ritmi blandi, proprio nello stile registico e nel montaggio. I tempi sono tranquilli, anche quelli recitativi, e per questo Fabrizio è unico nel suo genere e perfetto per il ruolo. Oggi è scontato il binomio commedia uguale parlare veloce, ritmo elevato e incalzante, bisogna fare le facce buffe. Questo non mi piace, e ho preferito creare una commedia dai ritmi rilassati. Più che una questione di temi è una questione di stile.

La conferenza si è conclusa con un intervento del maestro Ettore Scola, presente all’anteprima:

“Un saluto e un augurio a Francesco, che conosco da anni. Ho una naturale propensione per motivi autobiografici verso gli sceneggiatori che diventano registi. Non a caso non concepisco un regista che non scrive, ma ho sempre pensato che la regia sia il proseguimento e la precisazione della scrittura. Fa parte della scrittura, e non a caso le sceneggiature di Francesco più di altre contengono già elementi di regia, come se fosse un gene innato. Non a caso i registi se ne accorgono quando ricevono pagine di questo tipo. Non a caso non ho mai visto Fabrizio e Barbora così dentro nel ruolo, ma il merito è proprio nel ruolo stesso e di come è stato scritto. Francesco ha fatto bene a diventare regista perché ha dimostrato” di sapere tradurre le sue parole in immagini. 

Ecco il video della canzone portante della colonna sonora, cantata dal rapper Amir insieme ai Caesar Productions:

Scialla! uscirà in 250 sale italiane venerdì 18 novembre. Per i materiali sulla pellicola vi basta cliccare sul riquadro sottostante oppure potete andare sulla Pagina Facebook del film.

Fonte: screenweek

Cinema chiusi fino al 5 marzo, QUI gli ultimi aggiornamenti.


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