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My Week with Marilyn, il regista Simon Curtis parla del film

Di Leotruman

È stato proiettato questa mattina alla stampa l’atteso My Week With Marilyn, pellicola diretta da Simon Curtis che più che essere un vero e proprio biopic ci racconta un breve, ma particolarmente rilevante frammento della vita della più grande diva che si ricordi: Marilyn Monroe.

Eccellente la scelta di Michelle Williams, che interpreta una Marilyn in cerca di un salto qualitativo come attrice proprio grazie alla collaborazione con il grande Laurence Olivier, interpretato da un divertito e divertente Kenneth Branagh, nel film Il Principe e la Ballerina (The Prince and the Showgirl). La storia è raccontata attraverso gli occhi di Colin Clark (Eddie Redmayne, visto ne I Pilastri della Terra), che nel 1956 lavorava nel film come assistente alla regia e pubblicherà molti anni dopo un libro sulla sua settimana speciale trascorsa con la diva e da cui è stato appunto tratto questo film.

Nel cast ricordiamo anche la presenza di Emma Watson (alla sua prima comparsata dopo la fine della saga di Harry Potter), Judi Dench, Dominic Cooper, Julia Ormond, Dougray Scott e Derek Jacobi.

A Roma è arrivato proprio il regista Simon Curtis per parlare della pellicola (QUI potete leggere la nostra recensione). Ecco cosa ha raccontato in conferenza stampa:

Com’è nato il progetto del film? 

Tutto è nato grazie ai libri di Colin Clark. Infatti ha scritto due diverse pubblicazioni. Il primo libro è intitolato “Il Principe, la Ballerina ed io” e raccontava soprattutto aneddoti sulla produzione della pellicola di Olivier, mentre è del secondo (My Week with Marilyn appunto) che mi sono innamorato. Ho combinato i due libri e ho deciso di girare il mio primo lungometraggio per il grande schermo (ndr: Curtis ha una grandissima esperienza come regista di pellicole televisive).

Ci può parlare della scelta del cast? Com’è arrivato a scegliere Michelle Williams e Kenneth Branagh?

Sono molto orgoglioso di questa Marilyn e ritengo di essere stato davvero benedetto per il fatto che Michelle abbia avuto il coraggio di accettare una parte così difficile. Il film non è un biopic, ma solo una finestrella sulla vita dell’attrice. Nel 1956 Marilyn aveva 30 anni, e quindi molte altre attrici avrebbe potuto interpretarla, eppure Michelle è stata la mia prima ed unica scelta. Lo stesso vale anche per il personaggio di Laurence Olivier e serviva un attore con l’età giusta (50 anni). Kenneth Branagh era perfetto: infatti io ho visto il dispiegarsi della sua carriera fin da quando aveva 20 anni, e tutti l’hanno sempre chiamato il “prossimo Olivier”. Questa sua interpretazione è qualcosa su cui lavora più o meno volontariamente da 30 anni. Ha una grande conoscenza del personaggio e per questa è stato perfetto per la parte.

Era certamente consapevole dei rischi che un film del genere avrebbe comportato. Quali limiti si è imposto prima di iniziare e cosa non voleva fare?

Effettivamente è stata una sfida terrificante ricreare la figura di Marylin Monroe in un film di respiro internazionale. Il fatto tuttavia di raccontare solo un momento della sua vita e non l’intera storia, ha certamente aiutato. Inoltre per la gran parte delle persone, in particolar modo per i giovani, Marilyn è un’icona, non un’attrice. Un’icona proprio come Lady Gaga, e non a caso in molti possiedono la sua celebre rappresentazione di Andy Warhol. Solo in pochi conoscono la vera Marilyn attrice, e questo ci ha spinto ed aiutato nella realizzazione del progetto.

Marilyn aveva una doppia vita: era diva e fragile donna comune allo stesso tempo. Come avete lavorato su questo doppio aspetto?

È stata una delle prime cose a cui abbiamo pensato. Non ci sono due, ma ben tre Marilyn: il personaggio che interpreta nel film, la Marilyn pubblica (proprio come nello spettacolino che organizza per i fotografi e per gli studenti) e quella privata, che vediamo dietro le quinte e nel suo letto. Questa è quella che vede Colin, e di cui si innamora. C’è un bellissimo libro, realizzato da un fotografo, che spiegava proprio di quanto Marilyn Monroe fosse essa stessa un personaggio. Era una cosa che aveva adottato Norma Jeane Baker, proprio come Charlot e la sua celebre camminata. Poteva camminare lungo una strada principale senza essere notata se lo voleva, e poi accendeva un interruttore… e diventava Marylin.

Nel film è stata perfettamente rispettata l’iconografia di Marilyn, e lo stesso vale per Il Principe e la Ballerina. Quanto tempo avete impiegato per le ricerche? Non vi era il rischio che rispettare così accuratamente i dettagli si sarebbe trasformato poi in un vincolo?

Vero, il rischio c’era. Ovviamente avevamo un riferimento nel film stesso. Ma ne abbiamo analizzato e riprodotto soltanto pochi minuti, ed ero fortemente intenzionato a realizzarne un ritratto perfetto. Il film originale è un po’ strano: antico, teatrale ed estroso. Abbiamo cercato proprio di replicarlo e crediamo di esserci riusciti. Il giorno in cui abbiamo girato la scena danza di Marilyn è stato speciale, perché è stato l’inizio per Michelle. Inoltre giravamo negli stessi Pinewood Studios, ed è stato molto emozionante.

My week with Marilyn Michelle Williams Kenneth Branagh Foto Dal Film 01Le ritiene che la Monroe fosse una grande attrice oppure no?

Io penso che potenzialmente fosse una grande attrice. Proprio nel 1956 si stava sforzando di fare il salto e diventare un’attrice seria. Arriva in Inghilterra appena dopo il suo matrimonio con Arthur Miller, aveva aperto una sua casa di produzione (ai tempi lo facevano in pochi, non come oggi). Era arrivata per lavorare con il grande Laurence, che sperava gli potesse fornire una maggiore credibilità. Purtroppo le aspettative fallirono, ma per entrambi i loro anni successivi furono fenomenali.

Qual’è il suo rapporto con la figura di Marilyn?

Non ho girato questo film perché ossessionato dalla sua figura. Ci sono arrivato attraverso Colin Clark ed i suoi scritti, ma sia io che Michelle alla fine della produzione abbiamo imparato ad ammirare Marlyn. Lei è vissuta sempre in situazioni difficili fin dalla sua nascita, e ha sempre fatto del suo meglio per avere successo. Era una donna molto intelligente e do la colpa anche a Olivier per essersi comportato male sul set con lei. Io ritengo che i registi mettere a disposizione degli attori tutto ciò di cui hanno bisogno.

Non ha presentato il personaggio di Paula Strasberg in un modo simpatico. Una scelta voluta o era proprio così?

Secondo Miller, Paula era per Marilyn la madre immaginaria che non aveva mai avuto. Ecco perché era così attirata da Paula. Come attrice voleva scoprire il Metodo Stanislavskij, che le dava modalità costruire il personaggio di lavorarci sopra. Abbiamo cercato di essere il più equi possibile con il metodo, confrontandolo con la tecnica inglese, che invece era più teatrale ed estrosa. Marilyn riuscì perfettamente in quel film ad utilizzare entrambi: mostrò e utilizzò la sua fisicità e allo stesso tempo approfondì psicologicamente il personaggio.

Nella stesura della sceneggiatura ha avuto grande importanza conoscere già il destino dei personaggi?

Io volevo seguire il punto di vista di Colin, ma allo stesso tempo non si poteva non fare ricerche visto che hanno scritto forse qualcosa come 96mila libri su Marylin. Mi è piaciuto molto presentare anche il personaggio di Vivien Leigh: qualche anno prima era stata l’attrice più bella e famosa del mondo, ma in questo film ha 43 anni e si sente come se tutto sia finito. Se Mayrilyn fosse vissuta fino a 43 anni, probabilmente avrebbe provato gli stessi sentimenti. È una parte interessante e allo stesso tempo triste dello showbiz.

Come è arrivato a scegliere Eddie Redmayne per il ruolo di Colin?

Avevo molta stima di lui, era proprio l’attore che volevo. L’avevo visto in Savage Grace con Julianne Moore, ma anche vinto un premio per una sua performance teatrale. Mi piacerebbe dire che l’ho scoperto io, ma non è così! La cosa divertente è che è davvero un ragazzo di Eton, e nelle scena in cui porta Marilyn al college riesce a regalare una sensazione autentica. Farà molta strada, è un attore straordinario.

Billy Wilder una volta disse una cosa un po’ crudele. Che i matrimoni di Marilyn sono falliti per due motivi diversi. Quello con Joe Di Maggio è fallito perché lui poi ha scoperto che era Marylin Monroe. Quello con Arthur Miller è finito invece proprio perché scoprì che non lo era. Che ne pensa a riguardo?

Nel film è presentato l’unico momento della vita di Marilyn in cui ha prestato attenzione per qualcuno più giovane di lei. I suoi precedenti amori erano sempre con persone famose, dominanti, ed era particolarmente attratta da loro. Wilder sarà stato anche crudele, ma una volta ha anche detto: “Marilyn arriva anche ore in ritardo sul set, ed è terribile per un regista, mentre ho una zia di Vienna che è sempre puntuale. Ma d’altronde, chi la vorrebbe mia zia sul set?”.

My Week With Marilyn uscirà nelle sale americane il 23 novembre 2011, mentre in Italia non è stata ancora annunciata una data di uscita ufficiale. Potete vedere il trailer del film e tutti gli altri materiali cliccando sul riquadro sottostante.

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Fonte: Screenweek

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