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Il giorno in più di Fabio Volo al Festival di Torino

Di emanuele.r

Da conduttore radio a scrittore, da attore a presentatore televisivo: ma Fabio Volo, sceneggiatore non era mai ancora stato. Per fare anche questo passo – presentato in Festa mobile-Figure nel paesaggio del 29° Torino Film Festival – ha aspettato l’arrivo sul grande schermo di un suo romanzo, il suo più fortunato, ossia Il giorno in più. Che ha scritto e interpretato lasciandolo dirigere al veterano di regie conto terzi Massimo Venier (suoi i primi film di Aldo, Giovanni e Giacomo), ma il risultato, almeno per chi non è un fan, delude.
Nel film, Volo interpreta Giacomo, solito bambinone che non vuole crescere e impegnarsi con le donne a cui capita il più classico dei colpi di fulmine: Michela, conosciuta in tram. Un amore però per nulla facile, visto che lei deve trasferirsi a breve a New York, per importanti opportunità di lavoro. Scritto da Volo col regista, Federica Pontremoli  e Massimo Pellegrini, il film è una commedia sentimentale che si vorrebbe di un romanticismo all’americana (Serendipity  è quasi plagiato nel finale), ma che sbaglia soprattutto toni e personaggi.

A partire dal principale Giacomo, ennesimo quasi-quarantenne impossibilitato a crescere, fin troppo relegato all’adolescenza tutta sesso e gioco (la password dell’allarme di casa è Jeeg robot d’acciaio) che non può fare a meno d’inventarsi storie, persone, bugie per accettare la propria vita, non accettando il pragmatismo altrui: un personaggio di acuta banalità che finisce per formare di sé l’intero film, dall’assunto morale di base sull’amore fino alle frasi di filosofia spicciola che, cacciate dalla porta, tornano dalla finestra degli ultimi 20 minuti.
E’ un peccato perché la sceneggiatura, anziché mettere in fila tre storie insieme – sprecando così le potenzialità romantiche del gioco che dà il titolo al film – poteva concentrarsi sulle notazioni interessanti, come il valore sociale del rapporto di coppia, o sulle buone battute (a lei che accusa i romanzi d’amore di far morire sempre le donne, lui risponde: “Sì, però nel Vangelo è lui che muore”), mentre la regia non sa gestire il passaggio da film sentimentale a patetico e si accontenta di dirigere gli attori. Tra cui Volo, ovviamente, che non fa fatica a interpretare sé stesso, Isabella Ragonese che si fa ricordare per il primo nudo della carriera, mentre fa piacere rivedere Lino Toffolo in un piccolo, simpatico ruolo. Piccolo e simpatico come il protagonista, in attesa che si decida a maturare anche come uomo di spettacolo. E a voi piace Volo? Andrete a vedere il film in uscita il 2 dicembre? Commentate l’articolo e continuate a seguire il festival di Torino su Screenweek.

Cinema chiusi fino al 5 marzo, QUI gli ultimi aggiornamenti.


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