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Pezzi di cinema, La moglie di Frankenstein (1935)

Di Marco Triolo

Proseguiamo con i classici Universal e con la saga di Frankenstein: dopo l’originale film di James Whale, parliamo oggi del suo sequel, La moglie di Frankenstein, sempre diretto da Whale. Il film è da considerarsi uno dei migliori seguiti della storia del cinema, e si può anche dire che superi l’originale. Buffo, se consideriamo che Whale inizialmente non voleva dirigerlo, e ha fatto riscrivere il progetto da una sfilza di sceneggiatori, prima di approdare al concept della “moglie” del mostro.

L’idea venne allo sceneggiatore John L. Balderston, che la prese dal romanzo di Mary Shelley: nel testo, Victor accetta di creare una sposa per il mostro, ma alla fine la distrugge prima di darle la vita. Come detto la volta scorsa, il film differisce ampiamente dal libro: ad esempio, Frankenstein muore nel romanzo, mentre sopravvive alla fine del film. La trovata ha permesso di realizzare un sequel in cui il sottotesto faustiano viene raddoppiato: da un lato c’è sempre Henry (Colin Clive), che però ha deciso di lasciarsi alle spalle le tentazioni della scienza. Dall’altro c’è Pretorius (Ernest Thesiger), il suo mentore che lo convince a ripetere l’esperimento di rianimazione per dare al mostro (Boris Karloff) una compagna.

La pellicola si apre con un prologo leggendario, in cui Percy Shelley, Lord Byron e Mary Shelley discutono del libro di quest’ultima. Lei rivela di avere ancora molto da raccontare, e da lì il film riprende esattamente pochi minuti dopo la conclusione del precedente, ovvero dopo l’incendio del fienile. Da notare che l’attrice che interpreta la Shelley è la stessa che da il volto alla moglie di Frankenstein, Elsa Lanchester, a indicare che le storie d’orrore nascono dal lato oscuro della mente umana. Nel film sono state viste metafore di ogni genere, da quelle cristologiche (il mostro come parto dell’uomo, anziché di Dio, diventa un surrogato deforme di Cristo) a quelle omosessuali, perché Whale era gay dichiarato. In definitva, e al di là di tutto questo, La moglie di Frankenstein è un grandissimo film, un’opera che si addentra nei lati più bui della scienza e della psiche umana.

A seguire, l’incontro con l’eremita (parodiato in Frankenstein Junior) e il gran finale del film!

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