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Like Crazy, Screenweek intervista il regista Drake Doremus

Di Leotruman

Questa mattina è stato presentato Fuori Concorso al Festival Internazionale del Film di Roma una pellicola attesa ed acclamata. Sto parlando di Like Crazy, film che si è aggiudicato ben due premi all’ultimo Sundance Film Festival: il Gran Premio della Giuria per il miglior film ed il Premio Speciale della Giuria per la Migliore attrice assegnato alla bravissima Felicity Jones.

Il protagonista maschile è invece Anton Yelchin (Fright Night, Star Trek), mentre nel cast troviamo anche Jennifer Lawrence (Un Gelido Inverno, X-Men: L’inizio), Charlie BewleyAlex Kingston (E.R.) ed Oliver Muirhead.

Il film racconta la storia di Anna (Jones), una studentessa anglosassone che durante un periodo di studi a Los Angeles si innamora di Jacob (Yelchin), un ragazzo americano. Per stare il più possibile accanto a lui, resta negli Stati Uniti oltre il periodo consentito dal suo permesso di soggiorno: verrà così rimandata in Inghilterra impedendole categoricamente il ritorno nel paese. La lontananza inizierà ad incrinare un amore che sembrava perfetto.

Like Crazy è una pellicola che lascia il segno e quello raccontato è uno degli amori più struggenti mai visti sul grande schermo. I due giovani protagonisti offrono un’interpretazione memorabile, da nomination agli Oscar entrambi, ma la vera sorpresa è la modalità con cui la storia è stata ricostruita. Non c’è una scena in tutto il film che procede come ci si può aspettare. Gli addii, le scene di sesso, anche gli stessi spostamenti intercontinentali: tutti procede in modo estremamente fluido e sorprendente, grazie ad un montaggio fenomenale e alla regia convincente.

Nel pomeriggio abbiamo proprio avuto l’opportunità di fare una chiacchierata a tu per tu con il regista di Like Crazy, il giovane Drake Doremus (28 anni), già al suo quarto lungometraggio ed alla sua seconda partecipazione al Sundance.

Ecco la nostra intervista:

Like Crazy Teaser Poster USA

Quando è nata l’idea del film? So che Like Crazy è legato ad alcuni momenti particolari della sua vita. Quanto c’è di personale nella storia che abbiamo visto?

È una storia davvero personale, da molti punti di vista. Anch’io ho avuto una relazione con una distanza simile e alla loro, quella tra Los Angeles e Londra. Continuavo a fare avanti e indietro non solo fisicamente, ma anche con le emozioni che raccoglievo nei diversi posti. Per questo volevo raccontare questa storia, una storia incredibilmente personale, cercando di capire poi come strutturarla. Così ho poi deciso di fare la pellicola (ndr: la produzione è iniziata nella primavera del 2010 e le riprese sono durate solo 22 giorni) e l’ho girata proprio perché ne sentivo il bisogno.

È stato difficile lavorare con un altro sceneggiatore allo script nonostante fosse appunto una storia così personale?

No, in realtà è stato semplice perché Ben York Jones, il co-sceneggiatore, è il mio migliore amico fin da quando avevo 17 anni. Siamo letteralmente cresciuti insieme, a pane e film. Oltre a me, è la persona che conosce meglio la mia storia e la mia vita. Per questo è stato davvero semplice collaborare nella stesura della sceneggiatura, perché riesce a comprendere ogni mio pensiero e sensazione alla perfezione. Inoltre ha fornito una diversa prospettiva al film stesso.

Ho letto una sua affermazione: “Technology changes, but love never does” (la tecnologia cambia, mentre l’amore non cambia mai). Ci può spiegare meglio il suo pensiero?

Si, è vero! (ride) Io penso che la storia di Like Crazy sia moderna e contemporanea, ma allo stesso tempo è una storia d’amore classica, struggente proprio come lo sono le relazioni tra essere umani da centinaia e centinaia di anni. La tecnologia attualmente ha un ruolo importante: ti permettere di telefonarti, messaggiarti, vederti con Skype a migliaia di chilometri di distanza. Allo stesso tempo non fa sentire più vicine le persone, proprio come accade ai protagonisti del film. Inoltre le persone, nonostante la tecnologia, hanno sempre gli stessi problemi nel processo di crescita, dall’adolescenza all’età matura. Per questo la vera forma del primo amore non è mai cambiata, mentre il progresso tecnologico prosegue senza sosta.

I due giovani attori, Anton Yelchin e Felicity Jones, sono la vera anima della storia. Ci sono scene in cui sono riusciti a portare qualcosa in più al film rispetto a quanto avesse in mente?

Sì, in realtà è successo ogni giorno delle riprese. Ad ogni pagina dello script sono riusciti ad aggiungere nuovi elementi, nuove sfumature ai loro personaggi. La chimica che vede sullo schermo tra di loro non è falsa, ma reale. Loro si fidavano di me ed io di loro, e per questo siamo riusciti a creare Jacob ed Anna in un modo ancor più profondo di quanto avessimo immaginato.

Felicity Jones è davvero un’attrice eccezionale. Mi ha ricordato Carey Mulligan ai tempi dell’uscita di An Education. Pensa che possa avere lo stesso brillante futuro?

Lo spero tanto! È davvero un’attrice magnifica ed è stata una vera sorpresa. Mentre Anton lo avevo scelto da tempo, Felicity è invece arrivata sul set solamente una settimana prima delle riprese. Certo, ho corso un rischio e se la chimica tra loro non avesse funzionato avrei dovuto sostituirla. Invece potete vedere nel film com’è effettivamente andata!

Qualcuno ha paragonato la sua pellicola a Blue Valentine, anche se sono pellicole molto diverse. A me ha ricordato invece il recente Non Lasciarmi. C’è qualche pellicola che l’ha ispirata in modo particolare?

Senza dubbio Le Onde del Destino di Lars Von Trier ma anche Y Tu Mama Tambien di Alfonso Cuaron. Il primo mi ha influenzato soprattutto dal punto di vista stilistico, mentre il secondo per il modo in cui viene presentata e percepita la storia.

Quale sarà il suo prossimo progetto?

Sto attualmente preparando una pellicola che ha avrà come protagonisti Guy Pearce, Amy Ryan e ancora Felicity Jones. In pratica è il cugino dark di Like Crazy, visto che parlerà ancora di rapporti ma in modo diverso. Racconterà la nascita dell’amicizia tra uno studente straniero alla pari e la ragazza che vive nella casa che lo ospita, e la successiva evoluzione in una storia d’amore. Il film tratterà quindi ancora di sentimenti.

Se il film avesse la possibilità di vincere un Oscar, uno soltanto, in quale categoria vorrebbe che trionfasse?

Mah… direi Best Picture, miglior film!

C’è una particolare sedia nel film che è più di un semplice materiale scenico. È un vero e proprio mezzo comunicativo. Chi l’ha disegnata?

Il designer si chiama Dakota e ha personalmente realizzato la sedia ma anche il resto dei mobili. È un amico di Ben, il co-sceneggiatore, e l’ho conosciuto appunto tramite lui. È un uomo interessante che ha voluto creato oggetti che fossero permanenti, quindi non da usare solo per il set. Per questo anche la sedia di Jacob è un vero oggetto permanente, e lo si percepisce nella pellicola e per questo trasmette quel qualcosa in più.

Che atmosfera si respira al Sundance Film Festival?

C’è un’energia, una vibrazione che ti travolge, che è davvero incredibile. È il secondo anno che vi partecipo. Eravamo così contenti di vedere quanto entusiasmo avesse suscitato il film: è stato l’avverarsi di un vero e proprio un sogno. Era incredibile inoltre vedere la lunga fila di persone pronte per vedere Like Crazy, spettatori affamati di cinema e poi di curiosità riguardanti il film. È davvero un’esperienza bellissima, una delle più belle della mia vita.

Ecco per voi il trailer della pellicola:

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Fonte: Screenweek

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