L'annuncio si chiuderà tra pochi secondi
CHIUDI 
L'annuncio si chiuderà tra pochi secondi
CHIUDI 

Insidious, Screenweek ha incontrato il regista James Wan a Roma

Di Leotruman

Insidious è stato un piccolo caso cinematografico negli Stati Uniti ed esce proprio oggi anche in quelle italiane. L’horror con Rose Byrne (X-Men: L’Inizio), Patrick Wilson e Barbara Hershey (Il Cigno Nero) è diretto da James Wan.

Nel 2004 a 26 anni Wan rivoluzionò il genere horror con Saw e diede vita non solo al filone del torture porn ma anche ad una delle saghe più redditizie della storia e dopo aver prodotto gli altri capitoli della serie e diretto due horror, è tornato al successo con Insidious: costato poco più di 1 milione di dollari, il film ne ha incassati quasi 100 in tutto il mondo, ricevendo tra l’altro ottime critiche.

Abbiamo incontrato il regista australiano al Festival Internazionale del Film di Roma insieme ad alcuni blogger. Era presente anche Joseph Bishara, che non solo ha realizzato le musiche ma anche anche recitato nel ruolo del demone nel film.

Ecco il resoconto della tavola rotonda:

Nel film ho riscontrato molte citazioni, in particolare da Poltergeist. Quanto ti ha ispirato questa pellicola e quali altri horror ti hanno influenzato?

James Wan: Sicuramente Poltergeist ha avuto una grandissima influenza su di me fin da ragazzino, anche se non è stato una vera fonte di ispirazione per questo film e soprattutto per lo sceneggiatore. Una volta che noi abbiamo parlato e sviluppato l’idea della proiezione extracorporale, da lì siamo poi partiti per sviluppare Insidious. Chiaramente ci sono riferimenti a vecchi classici del genere, soprattutto horror anni ’50-’60 che parlano di case infestate. C’è in particolare un piccolo film indipendente americano che non so quanti di voi conoscono, Carnival of Souls, un film che mi ha influenzato moltissimo e che consiglio sempre di recuperare.

Nella parte finale mi sembra di aver colto una somiglianza con l’ultimo Nightmare e anche una citazione. È così?

JW: No, non c’è alcun riferimento a questo. Se mai ci dovesse essere un riferimento, sarebbe al primo Nightmare di Wes Craven. È talmente un capolavoro che se un deve rendere omaggio, lo rende appunto al primo.

Il film punta molto sul fatto di essere impostato come se fosse tratto da una storia vera. Quanto è importante per la produzione far credere che queste cose possano accadere realmente?

JW: Devo dire che sia io che lo sceneggiatore nel corso degli anni abbiamo raccolto e messo insieme i nostri ricordi e le nostre storie che riguardavano eventi di questo genere, come storie di fantasmi raccontate dalla famiglia o dagli amici. Le abbiamo poi messe insieme e abbiamo deciso di raggrupparle in un film, anche perché credo che una storia possa dare realmente i brividi solo se è basata su una situazione di vita che può essere reale. Nei film poi di case infestate è qualcosa a cui tutti quanti ci possiamo rapportare, visto che tutti abbiamo una casa, una famiglia e delle persone che vogliamo proteggere. Per questo mi piaceva giocare con l’idea di qualcosa che fosse reale e che può riguardare tutti quanti. D’altronde tutto ciò che può invadere il nostro spazio personale è qualcosa che mette paura.

Quali sono state le tue influenze musicali che poi hai inserito nella pellicola e perché hai deciso di fare il demone? Scelta casuale o voluta?

Joseph Bishara: La scelta di me come attore è una domanda a cui James può rispondere sicuramente meglio di me. Per quando riguarda le scelte musicali, io sono stato coinvolto fin dall’inizio, ancor prima che venissero effettuate le riprese. Abbiamo deciso insieme riguardo al quartetto d’archi, al piano che poi è presente per tutto lo svolgimento della vicenda. Abbiamo fin da subito stabilito quale doveva essere il tono delle musiche, e una volta deciso che avremmo parlato di trasposizione extracorporea e avesse dei riferimenti classici sono poi partito con l’elaborazione, che poi abbiamo sistemato e montato ancor prima del film.

JW: Perché mi serviva un attore calvo! In realtà l’idea era di creare questo film con uno spirito indipendente, cercando di farlo con gli amici più vicini e volevo che lui realizzasse le musiche del film. Mi piaceva anche l’idea di metterlo nel film perché secondo me coinvolgerlo anche a livello di recitazione sarebbe anche servito a fargli capire meglio quello che volevo cercare di fargli realizzare e raccontare. Quasi come se fosse un processo di stenografia. Certo è un po’ strano avere il compositore delle musiche che interpreta il cattivo. Un po’ come se John Williams avesse interpretato Darth Fener!

Il sound design è molto efficace nel creare l’atmosfera del film quanto le scene. Come lo avete curato e quanto credete possa far avanzare il genere horror?

JW: Il sound design ha certamente un importanza grandissima, perché se uno fa a guardare gli horror indipendenti di maggiore successo come The Blair Witch Project, sono quei film in cui il sonoro è essenziale per mettere paura. È stato pubblicato uno studio riguardante persone che sono in sala a guardare film horror, e quello che è emerso è che quando la gente ha paura non si copre gli occhi ma si tappa le orecchie, proprio perché il suono che evoca a livello emotivo molti più timori rispetto allo stimolo visivo. Per me è davvero fondamentale, perché quello che puoi mostrare con le immagini non raggiunge lo stesso grado di forza rispetto a quello che puoi far sentire.

Insidious Rose Judith Esther Byrne Patrick Wilson foto dal film 1

Tra i produttori di Insidious c’è anche Oren Peli. Volevo sapere che rapporto avete e se ti piace la saga di Paranormal Activity e le pellicola girate con la tecnica del found footage.

JW: Questa tecnica di realizzazione è partita con The Blair Witch Project e che Oren con Paranormal Activity ha portato ad un livello successivo. È un nuovo modo che viene utilizzato soprattutto dalla nuova generazione di registi, che non possono disporre di grandi budget. È forse il più grosso strumento che questi giovani registi hanno, ed è un nuovo stile che mette il pubblico nelle situazioni in cui si trovano i personaggi molto più rapidamente di quanto non succeda negli horror classici. Io sono un grande fan di Paranormal, ma ricordo che se vogliamo attribuire il merito di questa tecnica dobbiamo risalire ad Cannibal Holocaust (1980).

Visto il twist finale, vorrà dire che ci sarà un sequel di Insidious?

È strano perché io non ho la sensazione che ci sia questo twist. Non ho realizzato il film in questi termini, anzi in realtà il finale che gli ho dato è quello che secondo me era il più giusto. Quando realizzi un horror vuoi che il pubblico si porti a casa questa sensazione e siccome il finale è quello che rimane “attaccato” allo spettatore, ne ho cercato uno che non fosse necessariamente un lieto fine. Ripensando a Saw, il finale quando la porta viene sbattuta, per me era chiuso. È stato poi la produzione a volerla riaprire quella porta, anche perché non sono in grado di realizzare un film pensando a quelli che possono essere i sequel perché so concentrarmi su uno alla volta.

Il tono della pellicola è un po’ vintage, già a partire dai titoli di testa. Poca CG, molti effetti speciali tradizionali: come è nata questa impostazione stilistica?

JW: Sì, in realtà volevo realizzare un film su una casa infestata di taglio moderno, che però avesse quel tocco e quel tono retrò vecchia scuola. D’altronde è un genere che mi piace moltissimo e con il quale io sono cresciuto. Se si va a rivedere i più recenti remake dei film horror classici, ci si rende conto che ormai sono realizzati come film d’azione. Girati veloci, montati veloci. Non hanno la caratteristica tipica dei film horror che spaventa e fa paura. Volevo dare quindi una nuova veste a questo sottogenere ormai consolidato, al contempo rendendo omaggio a quelli che sono i classici dell’horror.

Che ne pensi degli horror italiani? Quali pellicole ti sono piaciute?

JW: Sono un grande fan del cinema italiano in generale. Se amo il western lo devo a Sergio Leone e non a quelli americani. Per quando riguarda il genere horror, ammiro moltissimo Dario Argento, Mario Bava, Fulci. Per esempio Argento ha ispirato molto il primo Saw. Mi piacciono i cineasti italiani perché sono in grado di prendere qualcosa di ormai noto e consolidato in termini di narrazione, dandogli poi una connotazione diversa. Una prospettiva fresca e nuova, come sono riusciti a fare Argento e Bava negli anni.

Insidious uscirà nelle sale italiane oggi, venerdì 28 ottobre. Potete leggere la nostra recensione in anteprima a questo link mentre per tutti i materiali sul film potete cliccare sul riquadro sottostante, anche per conoscere le ultime news sul Festival di Roma.

Fonte: Screenweek


SEGUICI SU TWITCH!

ASCOLTA I NOSTRI PODCAST!

Vi invitiamo a scaricare la nostra APP gratuita di ScreenWeek Blog (per iOS e Android) per non perdervi tutte le news sul mondo del cinema, senza dimenticarvi di seguire il nostro canale YouTube ScreenWeek TV. ScreenWEEK è anche su Facebook, Twitter e Instagram.

LEGGI ANCHE

Il produttore Scott Rudin lascia tutti i suoi progetti dopo le accuse di abusi ai dipendenti 20 Aprile 2021 - 21:30

Il mega-produttore, premio Oscar per Non è un paese per vecchi, ha fatto un passo indietro dopo una serie di pesanti accuse

Ted Lasso: la seconda stagione dal 23 luglio su Apple TV+, ecco il trailer! 20 Aprile 2021 - 20:53

Apple TV+ ha diffuso il trailer della seconda stagione di Ted Lasso, la serie sportiva interpretata e creata da Jason Sudeikis.

Cannes 2021: confermati The French Dispatch e Benedetta di Paul Verhoeven 20 Aprile 2021 - 20:45

I nuovi film di Wes Anderson e Paul Verhoeven, già selezionati l'anno scorso, verranno presentati sulla Croisette

Chi è Shang-Chi, il Bruce Lee del Marvel Universe 20 Aprile 2021 - 9:22

Storia di Shang-Chi, un eroe Marvel figlio di Bruce Lee, della TV... e della DC Comics. Eh?

Spider-Man: No Way Home, come fa a tornare il Dottor Octopus di Molina? (Non era morto?) 19 Aprile 2021 - 11:07

Laddove "morto", nei fumetti (e ora per estensione nei film) di super-eroi non vuol dire in effetti nulla di serio.

Il film di Gundam: la seconda (ma in realtà terza, e pure quarta) sortita live action del Mobile Suit Bianco 15 Aprile 2021 - 17:00

Storia breve di come un anime flop è diventato uno dei simboli pop più celebri del Giappone e un'industria pazzesca. E delle paure che un film hollywoodiano ora si porta dietro.