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Venezia 68 secondo giorno, Polanski e Madonna

Di Andrea D'Addio

Rispetto agli ultimi anni di Festival, a causa anche della mancata costruzione del nuovo Palazzo del cinema che doveva essere inaugurato questo settembre celebrando così anche i 150 anni di Repubblica e che, al contrario, è ormai denominato da tutti Ground Zero, sono state annullate le proiezioni anticipate riservate ai quotidianisti.

E così, la mattina alle nove ci si trova tutti in coda davanti ai cancelli della Sala Darsena, divisi per colore di badge: entrano prima i rossi, poi blu, arancioni e solo alla fine i verdi, ovvero gli accrediti cinema che si fa chi non è “addetto ai lavori”, ma semplicemente ama così tanto il cinema da spendere un centinaio di euro per fare file che spesso non portano da nessuna parte.

Nel corso degli anni il numero di rossi è cresciuto esponenzialmente e oggi per la prima volta persino qualche blu non è riuscito ad entrare al film di Roman Polanski, Carnage. Lui, il regista che ormai non si allontana più dalla amata Francia per paura di incappare sistemi giuridico-penitenziari non così benevoli come quello transalpino, non è neanche a Venezia, ma alcuni dei suoi pensieri possono essere facilmente estrapolati dal film, trasposizione su grande schermo di una piéce teatrale (firmata dalla stessa cosceneggiatrice Yasmina Reza) .

Si parte da una minirissa tra bambini al parchetto sfociata in uno sfregio di uno dei due all’altro, un gesto per il quale i rispettivi genitori di entrambi si incontrano dando inizio ad un’ora e mezzo di divertenti, ma amari dialoghi, per arrivare ad una lunga riflessione sul ruolo della violenza nella società e, ancor più, soprattutto conoscendo la biografia del regista ceco, su quello della colpa e della responsabilità: provocazione, reazione, ingenuità, la nascita del diritto come risposta alla violenza insita nell’uomo e, proprio per questo, da non sottovalutare né, forse, da annullare completamente. Siamo pur sempre uomini…

Proprio durante l’altro film della giornata, forse momento clou dell’interno festival, ovvero la proiezione di W.E. di Madonna, iniziava la conferenza stampa di Carnage. Un’organizzazione perfetta per fare saltare uno dei due eventi e che puntualmente si è tramutato in un fuggi fuggi dalla sala di W.E. dopo circa un’ora di proiezione per correre nella sala delle conferenze stampe.

Dubitate quindi di molte delle recensioni che leggerete sul film di Madonna: in molti non l’hanno visto fino alla fine, e forse è stato meglio (per loro) che sia andata così. La seconda parte della sua pellicola è un indigeribile polpettone con almeno una decina, a rimanere stretti, momenti in cui si pensa “ecco, ora finisce” e invece va avanti imperterrito. Peccato: la confezione non è male e la prima parte era abbastanza affascinante.

Nel pomeriggio, dopo la conferenza stampa di Madonna (o parlava lei, o i suoi attori parlavano di lei, di come sia brava, attenta, fonte di ispirazione, illuminata, gentile, sincera…mancava solo “profumata” e gli aggettivi positivi a disposizione sarebbero terminati), la temperatura al Lido si è alzata oltre i 30° gradi e la fila davanti all’unico gelataio del lido è diventata più lunga di quella in attesa di entrare per vedere Ruggine di Daniele Gaglianone. E dire che qui al Lido, differentemente da quanto accade al box office, il cinema italiano tira tantissimo…

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