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Terraferma – La recensione da Venezia

Terraferma – La recensione da Venezia

Di Marco Triolo

Terraferma Filippo Pucillo Foto dal film 01

Sembra strano chiamare Terraferma un film che si svolge su un’isola e in cui la primissima inquadratura è dedicata al mare. Ma, come dice Roy Scheider ne Lo squalo, un’isola è tale solo se la si guarda dal mare. Per i tanti immigrati clandestini che arrivano in Italia dalle coste dell’Africa a bordo di improbabili barconi nei vari viaggi della speranza di cui ormai troppo spesso sentiamo parlare, un’isola vale un’altra purché sia in Italia. Emanuele Crialese affronta con il suo quarto film un tema scottante come la sabbia delle spiagge del Sud Italia in alta stagione: quello dell’immigrazione e del primo impatto tra italiani e stranieri.

Ma c’è altro e ben di più: innanzitutto c’è una regia ricca di invenzioni (già iconica l’immagine dei turisti che si tuffano al ralenti dal barcone) e ritmo, una scrittura mai banale e priva di quei momenti morti che spesso caratterizzano i nostri film. C’è poi un nucleo narrativo legato a una famiglia che, novelli Malavoglia, vive di pesca ma non riesce a mantenersi con un mestiere ormai vecchio. In particolare il protagonista è Filippo (il bravissimo Filippo Pucillo) orfano di padre che vive con la madre (Donatella Finocchiaro, bella e intensa) e il nonno (Mimmo Cuticchio), mentre la figura fraterna dello zio (Beppe Fiorello) gli insegna a diventare grande. Dopo che, insieme al nonno, Filippo soccorre dei naufraghi e li ospita in casa, la vita sua e della madre non sarà più la stessa, e in un’estate torrida dovrà capire tante cose sulla natura umana e prendersi le proprie responsabilità da uomo. Mettere al centro la maturazione di un adolescente è una scelta intelligente, se si pensa che un altro tema portante del film è la “vecchiaia” dell’Italia, rappresentata dagli anziani del paese, ma anche da uno stato – nella forma di un ufficiale della guardia di finanza (Claudio Santamaria) privo di umanità – che è assolutamente incapace di gestire l’emergenza immigrazione.

Un altro tema è quello della legge italiana versus la “legge del mare”, una sorta di codice di comportamento adottato dai pescatori: se la prima impone di non aiutare assolutamente gli immigrati naufraghi, la seconda afferma che nessun uomo dovrebbe essere lasciato a mare. Il contrasto funge da motore alla pellicola, che racconta una presa di coscienza collettiva al di là di tutte le leggi precedenti. Per costruire un futuro insieme, bisognerà trovare nuovi codici. Ma soprattutto dovremo contare su un senso di comunità che purtroppo per ora è assente, in un Paese che ha perso la bussola, come ci dice quella fortissima inquadratura finale che… non vi sveleremo per non rovinarvi la sorpresa. Se sapremo svincolarci dalle limitazioni, legali e mentali, se sapremo accantonare la diffidenza e il razzismo, finalmente un’aria nuova spirerà nella nostra logora patria.

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