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Edward e Wallis, la recensione da Venezia

Di Marco Triolo

Edward e Wallis Foto dal film 1

Dopo l’ottima apertura di ieri – con Le idi di marzo di Clooney – la giornata di oggi a Venezia è stata un po’ più altalenante. Da una parte, il bel film di Roman Polanski, Carnage (di cui parleremo nella prossima recensione), dall’altra il mediocre secondo lavoro di Madonna.

Edward e Wallis: Il mio regno per una donna (in originale, W.E.) è una love story che rimanda al recente Julie & Julia nella struttura: ci sono le storie, simili, di due donne che portano lo stesso nome in due epoche storiche distanti, narrate in parallelo. Una è Wallis Simpson, che negli anni Trenta rubò il cuore di Re Edoardo VIII d’Inghilterra, portandolo alla sofferta abdicazione in favore di suo fratello “Bertie”, ovvero il Giorgio VI de Il discorso del re (i paragoni saranno parecchi e obbligati nei prossimi mesi). L’altra protagonista è Wally, ex-impiegata della casa d’aste Sotheby’s, costretta dal neo-marito, il medico William, a lasciare il lavoro. Wally è ossessionata da Wallis e della sua storia, un’ossessione che le è stata tramandata dalla madre, che la battezzò con il nome del suo idolo. L’ossessione si intensifica mentre il matrimonio di Wally va a pezzi, e lei si sente vicina alla sua storica omonima perché anche lei veniva da un matrimonio infelice, prima di conoscere il suo re “David”.

Partiamo dai lati positivi: il cast della pellicola è ben costruito. Abbie Cornish, nella parte di Wally, è bella e sensuale, ma allo stesso tempo comunica la sua fragilità con il linguaggio del corpo. Andrea Riseborough è credibile nei panni di Wallis, una donna non bella ma capace di emanare fascino sia fisico che intellettuale. Intorno a loro si muovono James D’Arcy, nei panni del re, e Oscar Isaac in quelli di Evgeni, l’immigrato russo di cui Wally si innamora. Isaac ha un accento russo molto credibile, che purtroppo si perderà nel doppiaggio. La prima mezzora fila abbastanza liscia, anche se lo stile risulta da subito troppo elaborato e patinato, come se Madonna volesse dimostrare a tutti i costi di essere capace, usando tutti i trucchi di regia possibile. Nonostante ciò, le storie sono abbastanza coinvolgenti da portare avanti il film.

Peccato che l’ultima ora diventi insostenibile. La narrazione si sfalda, si accartoccia su se stessa e poi si allunga, si allunga, fino a perdere di vista la struttura in una serie di finali interminabile. Il problema dello stile si fa sempre più evidente mano a mano che si procede: il film ha un look da spot dell’ultimo profumo di Christian Dior, e quasi ti sembra di sentire la voce fuori campo (“Vattelapescà, le nouveau perfum ecc.”) dopo ogni sequenza. In più, dopo un po’ iniziano una serie di sviluppi di sceneggiatura alquanto improbabili: il buttafuori di cui si innamora Wally è in segreto un intellettuale russo che vive in un loft mascherato da catapecchia (Madonna mica ce l’ha tanto in mente come sia la povertà) con al centro un enorme pianoforte a coda che lui suona divinamente, e legge libri di poesie. Sembra un film di Muccino, altro che di Madonna. E’ quello che si potrebbe definire “porno per donne”, quelle storie di donne infelici che trovano l’amore in un uomo affascinante, misterioso, che nasconde un carattere dolce, intelligente, e soprattutto una qualche ferita nel passato (la morte della moglie, di solito).

Nonostante ciò, Madonna ha sicuramente occhio per la messa in scena e speriamo che sappia affinare le sue armi per stupirci con il suo prossimo film.


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