Nuova puntata del Diario da Venezia, con le curiosità più strane e divertenti in diretta dalla Laguna.
Appostati
Una truppa di Sky che si piazza alla fine della fila dei giornalisti in attesa di entrare alle nove del mattino nella piccolissima sala Pasinetti (ad occhio e croce, 100 posti) per la prima proiezione del film a sorpresa (oltretutto in concorso) e chiedere interviste sui: “Disservizi del Festival”. Quando si dice, essere appostati come avvoltoi….
Appostati (2)
Aspettare per mezz’ora davanti alla sala Pasinetti alle nove del mattino di entrare a vedere il film sorpresa e scoprire che la sorpresa è che il proiettore della sala è rotto, non si può sostituire in tempi brevi e il resto dei film nelle altre sale è già aspettato da troppo tempo per entrare e capirci comunque qualcosa.
Andare al ristorante
Il Lido è pieno di ristoranti e i prezzi sono quelli fatti apposta per guadagnare in 10 giorni di Festival tutto quello che non si è guadagnato nel resto dell’anno. Al celebre Big Mama (che non è il vero nome del ristorante, ma chi frequenta il festival sa qual è), non c’è più il celebre menù a prezzo fisso a 15 euro, ma si ordina per forza a portata, piatto minimo 9 euro. Si chiedono le pappardelle al cinghiale e dieci minuti dopo viene comunicato che il sugo al cinghiale non c’è, allora ragù, “ragù va bene”, solo che poi le pappardelle non ci sono, “facciamo spaghetti”, “sì, ma il ragù non c’è più”, “allora ci porti gnocchi al pomodoro, ma una bella porzione per favore, siamo giovani, già non avevamo pranzato e ora sono 40 minuti che ci siamo seduti e neanche abbiamo ordinato”. “Va bene”. Risultato: porzione da 37 cicchette che nel piatto normale sembrano un piccolo gruppo di puffi disperso nel bosco. “E la porzione abbondante?”, “Purtroppo non si poteva fare, potevo però farvi la porzione doppia”, “E quanto costa la porzione doppia?”, “Esattamente il doppio”. Viva la convenienza!
Venice Party
Terrazza dell’Excelsior, fuori l’entrata del Lancia Caffè dove è in programma il party di Vanity Fair. Due ragazzi ingelatinati, jeans fichetti con gli strappi, maglione legato intorno al collo nonostante facciano 40 gradi e pettorali in bella vista grazie al primo bottone della camicia non allacciato, si avvicinano ad un gruppo di giornalisti: “Ragazzi, ma voi sapete come si fa ad entrare alla festa?”, “Con l’invito”, “E non c’è nessun altro modo?”, “Sì, puoi sempre scavalcare”, “Ah, bello, e da dove?”….beata innocenza…
I film da galera
Di film orribili al festival se ne vedono sempre tanti. Quest’anno la formazione messa finora in campo dai vari selezionatori delle diverse sezioni vanta tra le proprie fila a detta di chi scrive e di altri colleghi interpellati: “Un Été Brûlant” di Philippe Garrell, “Amore Carne” di Pippo Del Bono, “L’arrivo di wang” dei Manetti Bros e “Box Office 3D” di Ezio Greggio. In panchina, ma solo perché era all’esordio, “Sal” di Jamese Franco e, a causa di meriti pregressi, “Il villaggio di cartone” di Ermanno Olmi. Gira voce che il nuovo di Abel Ferrara, “4.44 last Day on Earth” abbia le credenziali per diventare il fuoriclasse della squadra, anche se Garrell rimarrà sempre nei cuori dei tifosi.
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