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Venezia 68, Ezio Greggio e l’applauso per finta

Di Andrea D'Addio

La standing ovation prima che Boxoffice 3D inizi è lunga e convinta, e non è perché dietro di Greggio ci siano soprattutto gli invitati dal produttore e distributore, la cosiddetta claque: anche in platea, tra il pubblico normale, critici, giornalisti e semplici spettatori, sono in tanti a battere le mani in segno di tributo: Ezio Greggio è un personaggio da sempre amato, mai al centro di polemiche (almeno prima di questo festival che, davvero misteriosamente, ha deciso di affidargli una pre-apertura della kermesse), seguito da italiani di qualsiasi idea politica grazie alla più che ventennale conduzione di Striscia la notizia e a varie partecipazioni in film e serie televisive sempre molto garbate.

Box Office 3D - Il film dei film Ezio Greggio Antonello Fassari Anna Falchi foto dal film 2

Lui ricambia, applaude gli spettatori e il pubblico in sala grande gli risponde a sua volta, prolungando un battito di mani che a questo punto coinvolge anche tutto il resto del cast, presentato nel frattempo da un altoparlante che cita anche costumista, direttore della fotografia e attore con una sola battuta, l’importante è che sia in sala. Le luci si spengono, parte la prima parodia, è quella di Il codice da Vinci e davvero non c’è niente da fare, anche arrivando al cinema senza pregiudizi, con la voglia di divertirsi, di essere di bocca buona, non pretendere genialità per concedere un sorriso e farsi coinvolgere dall’euforia generale, no, non c’è niente da fare, il film è troppo tristemente banale, povero di una anche più minima inventiva, con una chiusura oltretutto così presuntuosamente autoreferenziale – Greggio in smoking che si rivolge al pubblico spiegando come sia lui ad aver scritto, diretto e prodotto il film – che quando arrivano i titoli di coda, in platea  sono in pochi ad applaudire, lo fanno giusto quelle persone che lo farebbero in qualsiasi caso, quelli che batterebbero le mani davanti a qualsiasi celebrità, gente per cui il rumore degli schiocchi alla fine di un’opera significa celebrare sé stessi, l’essere lì in quel momento, e più lungo e rumoroso è il tributo più per loro sarà facile tatuarlo nella propria memoria o dire il giorno dopo agli amici al bar: “io c’ero”.

Il 3D del film di Greggio significa semplicemente biglietto maggiorato e maggiore possibilità di addormentarsi in sala (gli occhialetti sono un’ottima tendina nascondi-uminosità quando il film è noioso), l’assenza di sottotitoli in inglese, caso più unico che raro a Venezia, la volontà dei distributori o del festival stesso di non sottoporsi all’impietoso giudizio della stampa straniera, potenzialmente più intransigente con gli organizzatori del festival (che secondo un articolo di Paolo Mereghetti sul Corriere della sera sarebbero stati pressati in maniera quasi asfissiante per concedere questa vetrina di prestigio al film) che con una pellicola che in Laguna non ci dove stare. E non perché la parodia sia un genere minore, ma questa qui, no, è davvero un insulto all’intelligenza e ai portafogli di chi ama Greggio e lo seguirebbe persino al cinema pagando un biglietto maggiorato per il 3D.

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