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Prometheus: l’incontro con Lindelof e Charlize Theron al Comic-Con

Di Marco Triolo

Prometheus Damon Lindelof Charlize Theron 1

Cominciamo oggi con il primo di tre appuntamenti che ci condurranno in dettaglio nel mondo di tre attese produzioni 20th Century Fox, Prometheus, In Time e L’alba del pianeta delle scimmie. Durante il Comic-Con di San Diego, abbiamo avuto la chance di incontrare Damon Lindelof e Charlize Theron, sceneggiatore e una dei protagonisti del già citato Prometheus, il semi-prequel di Alien diretto da Ridley Scott. Per saperne di più, vi invitiamo a leggere il nostro resoconto del panel: di seguito invece riportiamo il frutto della chiacchierata con una delle più grandi e più belle star di Hollywood e il creatore di Lost. Indovinate voi chi è chi.

Da dove inizia la storia di Prometheus?

Damon Lindelof: Possiamo dire che inizia dall’inizio. Credo che Ridley se la prenderebbe se svelassimo troppo, quindi basti dire che ci sono grandi idee in Prometheus, e che il film copre un enorme lasso di tempo. Passato, presente e futuro.

Charlize Theron: Parli proprio come il tizio che ha creato Lost, sei così noioso!

DL: Ma se mi hai detto di avere una statuetta di John Locke!

CT: È vero…

C’è una domanda che assilla ormai da tempo i fan: Prometheus sarà o meno un prequel di Alien?

DL: Beh, il progetto è iniziato con una sceneggiatura scritta da un certo signor Jon Spaihts. All’epoca il film era ancora un prequel di Alien, ma Ridley, che da 25 anni non faceva più un film di fantascienza, ha voluto spostarlo su territori più originali, con temi inediti e la possibilità di introdurre nuovi personaggi. Per attirare un cast così grosso come quello che abbiamo, e che comprende una vincitrice di premio Oscar…

CT: Chi?

DL: …tu… dovevamo avere una storia incentrata sui personaggi. Il film si svolgerà nello stesso universo di Alien, ci saranno di sicuro cose familiari, ma avrà una mente e un cuore indipendenti.

Charlize, parlaci del tuo personaggio…

CT: Interpreto Meredith Vickers, una donna d’affari che guida la compagnia che finanzia la missione. Inizialmente il personaggio era solamente quello, poi Ridley mi ha chiesto se volevo interpretarlo. È stata una decisione difficile, gli ho detto che ci avrei pensato [risate]. Volevo certamente farlo, ma pensavo che Vickers fosse un po’ monodimensionale: poi questo giovanotto [indica Lindelof] è salito a bordo e, parlandogli al telefono, gli ho detto che volevo che il personaggio avesse più spessore. Lui se n’è venuto fuori con della roba davvero ottima: Vickers all’inizio è una cosa, ma finisce per essere l’opposto nel terzo atto, dove capisci i suoi veri scopi. Non dirò di più perché non voglio rovinarvi la sorpresa.

DL: Ricordo che Ridley mi ha chiamato per dirmi che forse saremmo riusciti ad avere Charlize. Gli ho risposto, “Per Vickers?!”. E lui mi ha detto che dovevamo far sì che il personaggio fosse adatto a un’attrice del suo livello. Spesso, scrivere significa questo: modellare un abito in modo che calzi su misura un attore, anziché presentare una sceneggiatura compiuta e dire, “Devi indossare questi panni e basta”. Avere lei ha cambiato in meglio il tenore del film, e avendone visto diversi spezzoni posso dire che non ti ho mai visto recitare così prima…

CT: Completamente nuda tutto il tempo!

DL: Sì, ma in modo elegante!

Da dove nasce il nome Prometheus? E che significato avrà nella storia?

DL: Non possiamo dire in che modo preciso si connetta al film, a parte che, certo, Prometeo fu colui che rubò il fuoco agli dei, che se lo tenevano per loro per paura di quello che gli uomini avrebbero potuto farci. L’idea risuona ovviamente nella storia: ci siamo chiesti cosa stiamo facendo attualmente che forse non dovremmo fare. In termini di innovazione tecnologica e forse esplorazione spaziale, ci sono confini che non dovremmo superare? Parte del divertimento è stato proprio nel capire perché l’avessimo chiamato Prometheus. E poi suonava pretenzioso come Inception, molto meglio del mio titolo originale: “Explosion”! [risate]

Vedremo in questo film i famosi Space Jockey?

DL: Durante lo sviluppo di Prometheus abbiamo parlato molto delle connessioni con l’originale e del ruolo degli Space Jockey. Di sicuro sarà divertente vedere come si legheranno i due film, ma non faremmo bene il nostro lavoro se la pellicola non si reggesse sulle sue gambe. Se siete fan dell’originale, troverete degli easter eggs, ma le connessioni sono molto più profonde, e così Prometheus riesce ad essere allo stesso tempo originale.

Uno dei temi più interessanti del film è l’idea che l’esplorazione spaziale in futuro non starà solo nell’andare là fuori e cercare nuovi pianeti da colonizzare. C’è la sensazione che più andiamo lontano, più impariamo su noi stessi. Alcuni personaggi del film si preoccupano di scoprire da dove veniamo, quale sia il nostro posto nell’universo, se siamo soli oppure no. Questo non c’era nell’originale, dove avevamo solo un gruppo di minatori che incappavano in una scoperta spaventosa. Tematicamente, ci premeva molto il discorso sulla creazione.

Charlize, tu hai sempre evitato di ripeterti nei tuoi ruoli. Stavolta, quali cliché romperà il tuo personaggio?

CT: Non la vedo proprio in questi termini. Più che il personaggio e quello che fa, all’inizio mi interessa sapere con chi lavorerò, quale alchimia potrà instaurarsi e cosa gli altri attori potrebbero apportare al film per elevarlo. Io stessa produco film, quindi mi piace valorizzare il potenziale di un’opera, anziché limitarmi a leggere il copione. Quando vedo che un personaggio non è sfruttato a dovere, a volte mi va anche bene per non danneggiare il film. Ma in questo caso, più io e Ridley ne discutevamo, più venivano fuori i temi, finché non abbiamo capito che, per esplorare alcuni di essi, l’unico mezzo era Vickers. Lei è così diversa dagli altri, non è un credente, non è uno scienziato, ha una mente fredda ed economica: però c’è qualcosa in lei che metti in questione, e alla fine scopri che le sue vere motivazioni sono qualcosa di completamente diverso da come poteva apparire.

Hai dovuto esercitarti per il ruolo di Vickers?

CT: Direi di no, come ho detto sono una donna d’affari, ho un ufficio costoso, un completo costoso e do ordini alla gente. Non ho tante scene d’azione, anche se in Islanda, da cui sono appena tornata, ho dovuto correre un po’. Alla fine ero ammaccata dalla testa ai piedi, mentre Noomi Rapace stava benissimo. Quindi forse mi sarei dovuta allenare un po’, dopo tutto! Devo dire che ho comunque fatto sei mesi di esercizio per Mad Max: Fury Road, ma poi è stato posticipato.

In termini di look futuristico, Prometheus cosa dirà di nuovo?

DL: Ridley Scott ha sempre cercato infondere un look realistico ai suoi futuri. Blade Runner è stato un film tremendamente influente, nel quale per la prima volta Ridley ha immaginato come sarebbero apparsi i cartelloni pubblicitari del domani. In Prometheus, d’altro canto, siamo partiti dall’assunto che, in fondo, saremo gli stessi anche tra centinaia di anni, ossessionati dalle stesse idee. Vedrete dunque un’ambientazione futuristica, ma i gadget ci interessavano ben poco: ci importavano di più le motivazioni dei protagonisti.

Vi ricordiamo che per seguire gli aggiornamenti dal San Diego Comic-Con potete collegarvi al nostro speciale e alla pagina dell’evento.

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