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Pezzi di cinema: Halloween (1978)

Di Marco Triolo

Troppo a lungo l’abbiamo rimandato, e ora che ci siamo slegati ufficialmente dagli anni Ottanta è arrivato finalmente il momento di parlare di Halloween – La notte delle streghe, capolavoro horror di John Carpenter, a cui arrivo con un tiratissimo collegamento tramite Donald Pleasence, anche nel cast del precedente L’uomo che fuggì dal futuro.

Chi segue questa rubrica avrà ormai capito che Carpenter è uno dei miei registi preferiti, dato che ho già trattato vari altri suoi film sia nella prima che seconda incarnazione di Pezzi di cinema. Halloween è uno dei suoi più grandi classici e l’iniziatore ufficiale del sotto-genere horror noto come slasher, quello in cui una serie di adolescenti arrapati viene fatta fuori dal serial killer mascherato di turno. Ma Halloween avrebbe anche generato una saga che con l’asciuttezza e il rigore dell’originale avrebbe avuto ben poco a che fare (già a partire dal secondo, scritto svogliatamente dallo stesso Carpenter), preferendo nutrirsi dei peggio cliché nati in prodotti derivati come Venerdì 13.

Il primo Halloween, in quanto iniziatore dello slasher (per la verità il precursore, o uno dei precursori, è addirittura italiano: I corpi presentano tracce di violenza carnale), è una bestia a sé. C’è innanzitutto pochissimo sangue, la violenza è più suggerita che mostrata e Carpenter gioca molto sulle ombre e sul contrasto con la maschera candida di Michael Myers. In secondo luogo, le vittime non sono semplicemente degli antipatici teenager alla ricerca di un po’ di sesso: la Laurie Strode di Jamie Lee Curtis è un personaggio forte e sfaccettato, e si parteggia davvero per lei anziché per il mostro, come spesso sarebbe accaduto in seguito.

E poi Myers è un villain di grande impatto: la sua follia, clinicamente testata dallo psichiatra Loomis (Pleasence), è incomprensibile e non ha nessuna causa. Semplicemente, Michael è impazzito da piccolo e ha massacrato la sorella a coltellate. Michael è il Male, con la “M” maiuscola, e per il Male non può esserci cura, comprensione o redenzione. Il non spiegare i motivi delle sue azioni ha l’effetto di rendere la sua figura ancora più inquietante proprio perché sfugge alle categorizzazioni umane. Un altro aspetto da tenere presente è la musica: scritto da Carpenter, che spesso realizzava di persona le colonne sonore dei propri film, il tema di Halloween ancora oggi è in grado di far venire la pelle d’oca, ed è rimasto nella storia come uno dei più efficaci temi horror di sempre.

Mi rendo conto che di solito in questa rubrica si cerca di parlare anche un po’ del dietro le quinte dei film, ma ci sono talmente tante cosa da dire su questo capolavoro che è difficile limitarsi. Citerò un paio di fatti interessanti: l’idea di realizzare un film su un serial killer che dava la caccia a delle babysitter venne ai produttori Irwin Yablans e Moustapha Akkad, che proposero la regia a Carpenter dopo aver visto Distretto 13. Carpenter iniziò dunque a scrivere la sceneggiatura con l’allora partner Debra Hill, ma fu di Yablans l’idea di ambientarlo ad Halloween, e di chiamare così il film, al posto del titolo di lavorazione The Babysitter Murders. La maschera di Myers nasce da un calco del volto di William Shatner realizzato per Star Trek, acquistato per meno di due dollari dallo scenografo Tommy Lee Wallace e ridipinto per rispettare la descrizione della maschera fatta in sceneggiatura. Carpenter girò il film con un budget di 320.000 dollari in appena 21 giorni in California, nella primavera del 1978. Il che ha comportato un gran spreco di foglie finte per “mascherare” la primavera da autunno!

Qui sotto, una scena leggendaria: il piano sequenza con cui si apre il film.

Da No Time to Die a Ghostbusters, ecco le nuove date dei film 2021 (in costante aggiornamento)

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