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L’alba del pianeta delle scimmie, intervista a Serkis e Wyatt al Comic-Con

Di Marco Triolo

L'alba del pianeta delle scimmie Rupert Wyatt Andy Serkis

Concludiamo la trilogia di interviste dal Comic-Con: oggi tocca a L’alba del pianeta delle scimmie, presentato a San Diego dal regista Rupert Wyatt e dal protagonista Andy Serkis, impegnato ancora una volta in una innovativa performance in motion capture nei panni del leader dei primati Caesar. Qui trovate il resoconto del panel con la descrizione delle scene mostrate, mentre qui e qui potete leggere le interviste di Prometheus e In Time.

Andy, in questo film sei nuovamente impegnato con il performance capture. Cosa puoi dirci dell’esperienza?

Andy Serkis: Da attore, quando interpreti un ruolo in CGI, vuoi assicurarti che la tua performance si manifesti chiaramente sullo schermo, che tutte le sfumature che intendevi siano tradotte accuratamente. Quello che ho visto finora mi fa felice, Rupert è stato molto attento nel far sì che il nucleo emotivo della recitazione emerga in post-produzione.

Una domanda al regista: quanto è difficile realizzare un film di questa portata, inserito in un franchise così amato?

Rupert Wyatt: È sempre difficile fare un film con questa ambizione. Non avevo intenzione di essere schiavo del franchise: gli sceneggiatori ci hanno presentato uno script molto rispettoso nei confronti della mitologia, ma si tratta pur sempre di una origin story. In senso anche ironico, perché ricordate che parliamo dell’origine di una specie. Questo rende il film unico nella serie: è ambientato al giorno d’oggi e non parla di scimmie umanoidi, ma di normali scimmie.

In un certo senso, con questo film abbiamo preparato il terreno alla saga del Pianeta delle scimmie. Le nostre scimmie sono personaggi veri e propri, il che è inusuale perché si tratta di animali. Ma il nostro approccio è stato: se fra tremila anni ci sarà una civiltà di primati evoluti, si guarderanno indietro e vedranno queste scimmie come eroi, costruirebbero statue dedicate a loro. Ecco come volevamo raccontare la storia, come una sorta di racconto biblico o mitologico.

L'Alba del Pianeta delle Scimmie foto dal film 3

Andy, parlaci un po’ di come si è evoluto il performance capture in questi anni…

AS: La percezione è totalmente cambiata. Quando abbiamo realizzato Il signore degli anelli, ho girato il mio ruolo con gli altri attori su 35mm, e poi separatamente abbiamo rigirato tutte le scene in performance capture. Avevamo a disposizione un “volume” angusto, pochi sensori sul corpo, poche videocamere e non si poteva lavorare in tempo reale. Erano i primissimi giorni. Con King Kong, abbiamo utilizzato il primo vero facial capture. Mentre con Gollum le mie espressioni erano state copiate usando come riferimento il girato in 35mm, nel caso di Kong avevo 132 sensori sulla faccia e ne guidavo personalmente i muscoli facciali. Anni più tardi, con Avatar si è arrivati a mettere più attori nella stessa inquadratura, e a montare videocamere sulla testa degli attori per riprendere le espressioni senza dover usare i sensori.

Con Avatar c’è stato il vero salto di qualità: era nata la produzione virtuale, tutte le riprese principali avvenivano in un volume non più grande di questa stanza. Così sono stati girati Avatar e Le avventure di Tintin [qui il resoconto del panel al Comic-Con]. Con L’alba del pianeta delle scimmie è la prima volta che il performance capture è passato dai soliti volumi al set dal vivo. Giravamo in un ambiente live action, non siamo tornati a rigirare nulla, a parte alcuni dettagli, ma davvero pochi. Ogni singola scena con attori in carne e attori in performance capture l’abbiamo girata in vere location, set fisici, su pellicola.

Dunque, dicevamo, è cambiata la percezione: non si celebra più la tecnologia, quella è una fase superara. Il performance capture è ora considerato uno strumento: è un modo magnifico, un altro modo, di registrare la performance di un attore, tutto qui.

Rise of the Apes James Franco Foto dal Film 01

Ma chi è Caesar, e perché si ribella agli umani?

RW: Il padre biologico di Caesar, interpretato da James Franco, è uno scienziato, uno che pratica la vivisezione e usa scimmie vive per le sue ricerche sulla cura all’Alzheimer. Senza rivelarvi troppo, Caesar è il prodotto di questi esperimenti, ed è quindi diverso dagli altri scimpanzé. Caesar cresce in un ambiente umano, non è certo il primo scimpanzé a farlo, ma lui è una sorta di esperimento: ci siamo chiesti fino a che punto uno scimpanzé svilupperebbe tratti umani se fosse circondato da umani, crescendo. Caesar ha ereditato i geni della madre e ha un’intelligenza molto superiore alle altre scimmie, impara in continuazione, si evolve, e a un certo punto inizia a vedere se stesso come un essere umano, anche se nel corpo di una scimmia. Alla fine ciò lo porta alla rovina, perché lo allontana dalla sua razza, ma anche dagli umani, che lo vedono come un fenomeno da baraccone. Non è né carne né pesce, e da qui ha origine la rivoluzione. Ci piaceva l’idea di questo mostro di Frankenstein che viene allontanato da entrambe le società, ed è costretto a prendere decisioni gravose che lo portano a diventare una sorta di Che Guevara delle scimmie.

AS: Del primo film ricordo che c’erano pochissimi dialoghi, perché gli umani non sapevano parlare. Era un film quieto, e ciò ha avuto influenza sul nostro: per buona parte del film, e specialmente nel secondo atto, la comunicazione avviene solo attraverso il linguaggio del corpo e i vocalizzi. È un linguaggio universale, comprensibile in tutto il mondo. Viviamo in un tempo di conflitti, di incertezza globale, e se qualcuno dovesse prendere il potere al nostro posto, quelle sarebbero probabilmente le scimmie. Poi però si troverebbero ad affrontare i nostri stessi problemi: essendo la razza più vicina a noi, di certo dovrebbero fare i conti con il gene dell’egoismo…

Termina così il nostro viaggio al Comic-Con di San Diego. Speriamo che per voi sia stata un’esperienza interessante quanto lo è stato per noi. Per saperne di più sulla manifestazione, vi rimandiamo allo Speciale Comic-Con e alla pagina dell’evento.

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