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Tra Alieni e Cowboy: Fantasmi da Marte

Di Marco Triolo

Nell’attesa che Cowboys & Aliens, la pellicola western/sci-fi diretta da Jon Favreau e ispirata all’omonima serie di fumetti creata da Scott Mitchell Rosenberg, faccia il suo ingresso nelle sale italiane, la redazione di ScreenWEEK.it ha deciso di condurvi lungo un viaggio alla scoperta delle due dimensioni che conpongono questo titolo, che sono appunto quella fantascientifica e quella western. Ogni settimana parleremo di un lungometraggio fondamentale che compone il vastissimo panorama di quella cinematografia cosiddetta di genere. La giusta occasione per ricordare alcune pellicole che troppo spesso finiscono dimenticate e, perchè no, arrivare adeguatamente preparati al 9 settembre 2011, giorno in cui Cowboys & Aliens arriverà nelle nostre sale. Dopo avervi presentato La Guerra dei Mondi, Il Mucchio Selvaggio, Ultimatum alla Terra, I magnifici sette, La Cosa, Un dollaro d’onore, Il mondo dei Robot, Il cavaliere pallido, Ritorno al Futuro – Parte III e La Guerra dei Mondi di Steven Spielberg, Ancora vivo, Mars Attacks e Il buono, il brutto, il cattivo, eccoci a trattare di un vero e proprio western spaziale, Fantasmi da Marte.

Fantasmi da Marte Poster USAJohn Carpenter è uno dei miei registi preferiti. Lo dico fuori dai denti in modo che possiate capire qual è il mio punto di vista nel recensire Fantasmi da Marte per la nostra rubrica Tra Alieni e Cowboy. Ho un amore incondizionato per lo stile “invisibile” di Carpenter, quella sua abilità naturale di raccontare un film con una semplicità e un’efficacia che vanno di pari passo e non cozzano mai. E anche un film come questo, che pure è una delle opere minori e più tarde di un autore che ha segnato principalmente gli anni Ottanta, sa il fatto suo dal punto di vista narrativo.

Fantasmi da Marte non è altro che la seconda espressione di un’ossessione che da sempre accompagna Carpenter: quella per Un dollaro d’onore di Howard Hawks, che il regista aveva già scelto come canovaccio per il suo secondo lavoro, Distretto 13. Sappiamo già che Carpenter ama alla follia il western – ed è arrivato a dichiarare che tutti i suoi film sono western – e soprattutto la filmografia di Hawks, di cui ha rifatto anche La cosa da un altro mondo. Ma arrivare a girare un secondo remale dello stesso film è un indice piuttosto forte di quanto questo amore lo abbia spinto avanti nella professione.

Fantasmi da Marte si avvicina ancora di più alla struttura dell’originale, perché se nel film di Hawks era un’intera cittadina ad essere assediata dal cattivo di turno, e in Distretto 13 invece l’azione era confinata nel più angusto spazio di una stazione di polizia, qui si torna al villaggio. Un villaggio che di fantascientifico ha ben poco, e molto invece dei fatiscenti paeselli di confine abbandonati da Dio e dagli uomini, che si vedono spesso nei film di Sergio Leone, altro autore a cui Carpenter si rifà. Alla desolazione esterna di una frontiera disperata e per nulla avventurosa come si racconta nell’epopea western – e qui entra in gioco la disillusione dell’uomo Carpenter – si affianca la “Desolation” di uno dei protagonisti, Desolation Williams (Ice Cube), detenuto pericolosissimo che si trasforma in anti-eroe, una specie di Jena Plissken del 22° Secolo.

Ad assediare i protagonisti – tra cui Natasha Henstridge, Pam Grier e un ancora poco famoso Jason Statham – stavolta ci sono gli “spiriti” dei marziani, che hanno posseduto i minatori della città. Gli antagonisti, chiamarli cattivi sembra un delitto, sono molto simili ai Nativi Americani, dando al film un’ulteriore lettura: quella della rivincita degli Indiani, maltrattati e sterminati dai bianchi. La loro storia è spesso omessa dalle leggende del West, mentre Carpenter sembra volerla mettere al centro del suo film per dire la sua su una piaga ancora aperta nella storia americana. Il tutto naturalmente all’interno di un giocattolone diretto benissimo, che come detto non regge il confronto con i film precedenti di Carpenter, ma che comunque funziona a dovere. Recuperatelo, se potete.


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