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L’ultimo dei Templari, la recensione in anteprima

Di Filippo Magnifico

L'ultimo dei Templari Poster ItaliaRegia: Dominic Sena
Cast: Nicolas Cage, Ron Francis Perlman, Stephen Campbell Moore, Stephen Graham, Ulrich Thomsen, Claire Foy, Robert Sheehan, Christopher Lee
Durata: 1h 35m
Anno: 2011

Behmen (Nicolas Cage) e Felson (Ron Perlman) sono due coraggiosi cavalieri che hanno deciso di tenere alto il nome della Chiesa durante la Crociate. Un bel giorno, però, Behmen ha la cosiddetta “presa di coscienza” e si rende conto che l’ideale per cui sta combattendo non è poi così giusto. Con il suo amico Felson decide quindi di optare per la diserzione e di vivere come fuggiasco, nascosto da tutti e da tutto. Ma la loro fuga è destinata a durare molto poco. In cerca di rifornimenti, i due si recano in un villaggio devastato dalla peste. Scoperti e incarcerati, viene offerta loro la possibilità di riottenere la libertà, a patto che accettino di scortare una ragazza accusata di stregoneria in un monastero, per sottoporla al giudizio dei monaci. Behmen e Felson accettano di portare a termine questa missione. Accompagnati da un prete, un cavaliere e una guida cominciano così il loro viaggio, che, ovviamente, si rivelerà molto più difficile del previsto.

Sarà il caso di tagliare subito corto, dicendo che L’ultimo dei Templari, ultima fatica di Dominic Sena non è decisamente un film riuscito. E lo è su più fronti, quasi tutti a dire la verità. Un vero peccato, perché gli spunti per fare un’ottima pellicola, intrisa di quelle atmosfere gotiche che ultimamente sembrano scarseggiare all’interno del cinema di genere, c’erano tutti e sarebbe bastato sfruttarli nella maniera giusta per ottenere un risultato perlomeno dignitoso. Sorvoliamo sul pessimo uso della grafica digitale che viene fatto nel finale, in grado di far rimpiangere i bei vecchi tempi, all’interno dei quali la meraviglia era affidata all’uso del trucco e degli animatronics, e cerchiamo di trattare tematiche più vicine alla storia. Prendiamo ad esempio il cosiddetto “gioco del sospetto”, su cui la pellicola dovrebbe poggiarsi per gran parte della sua durata. Nelle mani di questo regista ogni dubbio riguardante la vera identità della ragazza, se sia sul serio una strega o semplicemente una giovane sfortunata vittima delle superstizioni della gente, viene trattato con una maniera talmente sciatta che non solo risulta palese da subito ogni possibile mistero, ma addirittura non interessa. Ed è forse questo il difetto principale di questa pellicola: il fatto di non avere mordente. Per il tempo standard di un’ora e mezza (sia ringraziato il cielo) i protagonisti si muovono all’interno di questa storia, senza lasciare la minima traccia del loro passaggio. Primo fra tutti Nicolas Cage, che, a parte sfoggiare una di quelle capigliature improponibili che continuano ad appioppargli (e un giorno qualcuno ci dirà il perché), risulta più fuori parte che mai e per niente convincente nel ruolo di un cavaliere in cerca di redenzione.

Non è il solo, del resto, ad essere spaesato: con lui c’è tutto il cast, e dopo di loro gli spettatori presenti in sala.


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